| DETTAGLIO ARTICOLO - RIVISTA 10/2004 |
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02/05/2004 |
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categoria:
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Produzione e prodotto
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STUDIARE ARCHITETTURA NEL CUORE DELLA LAGUNA Esempi di riuso del patrimonio architettonico monumentale a Venezia (seconda parte) |
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autore:
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CINZIA MAURIZIA GIOVINE |
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Tra le tipologie edilizie utilizzate per l’istruzione universitaria dal Medioevo ad oggi figura anche quella dei conventi. Il convento, infatti, si è dimostrato nel tempo una tipologia multifunzionale perché capace di accogliere le più svariate funzioni comunitarie: caserma, uffici, depositi, magazzini, centri di accoglienza, collegi, scuole, ecc. A questa duttilità tipologica non ha fatto eccezione l’ex convento dei frati Teatini, comunemente conosciuto come i “Tolentini”. E’ appunto questa la seconda sede dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia (IUAV) che esamineremo qui.
Anch’esso situato nel sestiere di Santa Croce, il complesso dei Tolentini è, a differenza di Ca’ Tron, in un punto viario nevralgico dei percorsi pedonali che, nella città odierna, portano da piazzale Roma, terminal automobilistico e ingresso principale alla città, al pieno centro di Rialto.
Nonostante la sua ubicazione, il Convento dei Tolentini si espone discretamente a chi lo costeggia, racchiudendo tutta all’interno la sua sobria eleganza di sede prestigiosa dei frati Teatini. In realtà essi hanno inteso affidare il ruolo di elemento rappresentativo dell’ordine alla adiacente chiesa dedicata a San Nicolò da Tolentino a fianco della quale si sviluppa il Convento che resta in posizione arretrata rispetto alla Chiesa che inoltra con l’abside nell’ampio giardino del convento. Un giardino più piccolo cintato da un muro nasconde l’ingresso del
Convento alla vista della moltitudine di persone che frettolosamente vi passano davanti ogni giorno per raggiungere il centro città. Il progetto della sistemazione di questo spazio e del suo cancello è del famoso architetto veneziano Carlo Scarpa.
L’attribuzione di questo importante complesso all’architetto Vincenzo Scamozzi (1552-1616), è attendibile solo per quanto riguarda l’impianto planimetrico e volumetrico. Infatti i Teatini completarono in proprio quanto stabilito nel 1591.
Come tanti conventi, anche questo subì la chiusura nel 1810 a seguito delle leggi napoleoniche e venne adibito nel corso di due secoli agli usi più diversi incluso quello di caserma e distretto militare. Nel 1952, infine, fu adibito a centro di accoglienza agli sfollati dal Polesine a seguito dell’alluvione. Nel 1958 il complesso, ormai divenuto patrimonio del Demanio dello Stato, fu messo a disposizione dello I.U.A.V.
I primi lavori di ristrutturazione furono affrontati dal Genio Civile per realizzare la sede del laboratorio di Scienza delle Costruzioni. Finalmente tra il 1960 ed il 1965, i professori Daniele Calabi e Guido Bacci eseguirono il progetto per la ristrutturazione integrale dei Tolentini. Alla concezione dello spazio di questi due architetti, dunque, si deve l’attuale situazione distributiva e funzionale; la sistemazione della biblioteca centrale, invece, è stata progettata successivamente nel 1989 dal professor Giuseppe Davanzo.
La morfologia dei differenti spazi evidenziati dalla volumetria mossa delle pareti esterne (fig.1), è totalmente ribaltata all’interno dove invece domina la regolarità canonica e rinascimentale del chiostro porticato (fig. 2), elegante baricentro funzionale dell’intero complesso. Ma la particolarità di questo convento è nel fatto che sul chiostro quadrangolare il corpo di fabbrica del convento si eleva solo su tre dei quattro lati del chiostro. Il quarto lato, infatti, si risolve in un percorso aereo (fig. 2) che consente alla luce di inondare pienamente tutti gli ambienti che si affacciano sul chiostro.
In questo edificio i fori finestra non sono tutti uguali e seguono la logica funzionale degli ambienti, i quali oggi, come nel passato per i frati, si sono trovati perfettamente rispondenti anche alle esigenze di docenti e studenti. In altre parole, ambienti progettati in epoca lontana dalla nostra hanno potuto essere riutilizzati per le differenti tipologie organizzative di un istituto universitario: piccoli uffici amministrativi e studioli nelle ex celle dei frati, l’aula magna nella sala del capitolo.
Le molteplici destinazioni d’uso degli spazi hanno determinato le varie tipologie formali e dimensionali dei fori finestra. Questi, infatti, sono per lo più di forma rettangolare o ad arco a tutto sesto; ma ve ne sono anche alcuni quadrati o ovali, come appare chiaramente sulla facciata nord (fig.1). E tuttavia, nell’ambito dei primi due tipi, vi sono grandi differenze dimensionali, come per esempio nel caso delle finestre dei due vani scala,quello a nord (fig. 3) e quello a sud (fig. 4).
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Fig. 1 Parete nord su Calle dei Amai. Vista di alcune delle tipologie dei fori finestra. Spicca al centro il volume della torre del vano scale. |
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Fig. 2 Vista del chiostro alla confluenza del passaggio aereo con la parete sud del convento. |
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Fig.3 Vista interna di una delle due finestre abbinate poste su ciascun pianerottolo della scala nord |
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Fig.4 Vista interna di una delle due grandi finestre abbinate poste su ciascun pianerottolo della scala sud |
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Secondo un sapiente ed antico criterio di bio-architettura, le finestre abbinate del vano scala nord sono fori finestra relativamente piccoli strutturati nella parete in laterizio, le finestre abbinate del vano scala sud sono a tutta ampiezza dei due grandi archi con struttura in pietra (fig.5). In questo secondo caso, la vasta dimensione della finestra è stata ripartita in riquadri che danno origine ad un sottoluce fisso bipartito e ad un’anta unica mobile ad arco a tutto sesto.
Salvo eccezioni, il sistema di apertura adottato per tutte le finestre, è quello del bilico verticale con asse di rotazione intermedio dell’anta. Tale sistema, infatti, riesce a soddisfare allo stesso tempo esigenze pratiche e di sicurezza, imprescindibili in un edificio aperto al pubblico. I due perni, disegnati ad hoc, incardinano in alto e in basso ciascuna finestra e sono in fusione di
bronzo (fig.6 ).
Il complesso dei Tolentini, come a suo tempo per i frati fondatori, non è solo sede storica dello I.U.A.V., ma anche luogo dove si raccolgono le sue funzioni rappresentative: il rettorato, le segreterie e la biblioteca centrale. Gli architetti Calabi, Bacci e poi Davanzo, erano pienamente consapevoli di dover intervenire su un manufatto di grande valenza storica e monumentale, parte integrante di un centro storico che, come uno scrigno, racchiude tesori architettonici unici al mondo. Non a caso i tre progettisti si sono posti innanzitutto il compito di sciogliere con coerenza stilistica gli intricati nodi posti da una duplice emergenza: il restauro delle strutture e la ristrutturazione in ambito d’uso, che non stravolgessero l’identità e l’unitarietà dell’imponente complesso conventuale.
La scelta dei serramenti esterni senza scuri e ad anta unica si è rivelata consequenziale a questa filosofia volta al rispetto e alla valorizzazione dell’esistente. Infatti questo tipo di serramento, disegnato e realizzato su misura, combina funzionalità ed eleganza che esaltano la qualità architettonica dei fori finestra. Questi, insieme alla varietà dei volumi consentono a chi guarda di leggere compiutamente l’armonia dell’intero manufatto. |
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Fig. 5 Vista esterna delle due finestre della scala sud. Si nota la struttura ad arco in pietra che ne consente la grande dimensione |
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Fig. 6 Dettaglio di uno dei due perni che incardinano in alto e in basso ciascuna finestra. |
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