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   DETTAGLIO ARTICOLO - RIVISTA   36/2010
data: 03/12/2010
categoria: Produzione e prodotto  
titolo: Le nuove tecniche antiche
autore: Massimo Rossetti

Rivisitare le tradizionali tecniche costruttive in legno: una tendenza contemporanea


In epoca di contaminazioni, i materiali da costruzione e le tecniche edilizie non sembrano sottrarsi a una tendenza che vede molti tra i prodotti dell’ingegno umano unirsi, integrarsi, miscelarsi e perfino a volte confondersi, generando risultati un tempo inimmaginabili o perfino contraddittori rispetto all’immagine consolidata di quel prodotto.

È da pochi anni sul mercato, ad esempio, il calcestruzzo semitrasparente, nato dall’associazione tra un normale calcestruzzo e fasci di fibre ottiche, che convogliano la luce da una faccia all’altra conferendo un aspetto quasi traslucido a un materiale altrimenti noto come sinonimo di chiusura e opacità. L’effetto finale è talmente particolare che tale materiale è stato adottato per la realizzazione del padiglione italiano all’Expo 2010 di Shangai. Il settore del legno non è da meno: sono disponibili da diversi anni i WPC (wood polymer composites), prodotti in composito legno-polimero, entrambi riciclati, che presentano l’aspetto del legno ma con migliori caratteristiche di durata e resistenza agli agenti atmosferici, tanto da utilizzarli per realizzare le briccole, i pali di ormeggio e segnalazione della laguna veneziana.


Tendenze quindi orientate a “reinterpretare” i materiali da costruzione, utilizzando tecniche e conoscenze un tempo non disponibili, allo scopo di offrire prodotti innovativi, prestazioni migliorate e con un ventaglio ampliato di funzioni, o anche per aprire nuove strade ai percorsi compositivi di progettisti e designer. Tendenze che però non si limitano alla produzione dei materiali, ma che arrivano spesso a comprendere gli stessi paradigmi costruttivi, rivisitando tecniche consolidate a volte da centinaia di anni. Non fanno eccezione in questo campo le tecniche di costruzione in legno, che hanno visto recentemente il fiorire di numerosi progetti che propongono linguaggi innovativi, alla cui base stanno però le tecniche tradizionali. È più facile comprendere un fenomeno di questo tipo ripercorrendo le tradizionali tecniche costruttive in legno e individuandone alcune recenti applicazioni quali esempi di una sorta di “nouvelle vague” di tali tecniche. Si è soliti classificare praticamente l’intero panorama delle costruzioni in legno secondo alcune tipologie costruttive: log construction, timber frame construction, panel construction, frame construction e solid timber construction, sistemi che differiscono tra loro per lo schema statico, per la lavorazione della materia prima, per i luoghi dove sono nati e si sono consolidati, e non ultimo per l’aspetto finale degli edifici.

Log construction e timber frame construction sono le forme di costruzione tradizionale dell’Europa continentale. Basate sull’assemblaggio di elementi in legno massiccio, erano il sistema “principe” quando l’Europa settentrionale era ricoperta da una sterminata foresta stesa tra l’Atlantico e l’odierna Russia. Come è noto, entrambi riuniti sotto la definizione di “blockbau” o “blockhaus”, utilizzano elementi in legno massiccio per realizzare la struttura portante dell’edificio; con il log construction vengono realizzate interamente le pareti perimetrali dell’edificio e il risultato è un sistema dove struttura portante e rivestimento coincidono, mentre con il sistema timber frame construction gli elementi vengono utilizzati per innalzare il telaio strutturale, tamponato successivamente a seconda delle tradizioni costruttive locali con paglia, fango, terra o anche mattoni pieni.

Panel construction e frame construction si basano invece sull’assemblaggio di elementi a sviluppo lineare, nel primo caso in cellule, che vengono tamponate con altri elementi in legno prevalentemente bidimensionali, e nel secondo caso in un telaio, poi rivestito. Se però il metodo costruttivo a panel construction rientra a tutti gli effetti nei sistemi lineari, in altre parole in quei sistemi che scaricano alle fondazioni i carichi in maniera continua, quindi lungo tutto lo sviluppo delle pareti, nei sistemi frame construction la spinta verso il terreno avviene solo in corrispondenza degli elementi verticali che formano il telaio di sostegno. Balloon-frame e platform-frame sono i due sistemi più conosciuti e diffusi, utilizzati prevalentemente nel nord America e in Gran Bretagna. A tutti questi sistemi si è affiancato, ormai da diversi anni, il metodo di costruzione a pannelli pieni denominato solid timber construction, conosciuti anche con la denominazione X-Lam, che utilizza pannelli realizzati con strati di legno pieno incollato. Appartenente anch’esso ai sistemi statici lineari, il suo utilizzo genera edifici composti da una serie di “scatole murarie” dove, come nel sistema log construction, struttura e chiusura coincidono, ma a differenza di quest’ultimo gli elementi tecnici componenti tali “scatole” (pareti perimetrali, solai, ecc.), arrivano in cantiere già assemblati.

Non è errato considerare questo ventaglio di sistemi sufficientemente ampio da includere quasi tutte le costruzioni in legno. Con le opportune differenziazioni (derivanti dalle diverse tipologie di essenze utilizzate, dalla possibile integrazione tra un sistema e l’altro, dalle tecniche costruttive locali che ad esempio differiscono nei sistemi di connessione, fino ad arrivare alle diverse volumetrie e distribuzioni degli alloggi dipendenti principalmente dall’orientamento, dalla latitudine e dalle condizioni climatiche), un edificio realizzato avendo il legno come materiale strutturale di base ricadrà ragionevolmente all’interno di questo elenco. Che ha solo in parte origini antiche (quando ad esempio le tecniche di lavorazione della materia prima non potevano godere dei benefici derivanti dai processi industriali), e che nel tempo si è progressivamente affinato: in parte grazie proprio a quei processi di produzione industriale che hanno permesso di ottenere risultati negati alle tecniche artigianali tradizionali (un esempio per tutti, il legno lamellare), e in parte grazie alla nascita di esigenze dapprima non richieste (si pensi alla necessità di trasporto degli elementi costruttivi durante il periodo di espansione nel nord America).

Log e timber frame construction hanno, come abbiamo visto, una storia antichissima, legata prevalentemente agli ambienti boschivi e ricchi di legname; tecniche basate in particolare sull’abilità dei costruttori – ad esempio nella realizzazione dei giunti d’angolo – ma che nel recente passato hanno visto diversi esempi di come le potenzialità date dai processi industriali abbiano permesso sia di standardizzare un sistema costruttivo invece tradizionalmente associato all’autocostruzione, sia di permettere a progettisti e designer di realizzare opere di grande valenza artistica. Alla prima categoria appartengono ad esempio tutti quei sistemi di edilizia prefabbricata in legno – spesso in maniera riduttiva catalogata sbrigativamente come “ecologica”, come se ne fosse l’unica prerogativa – che si basano proprio sui sistemi blockbau per la loro realizzazione e che utilizzano ad esempio incastri a coda di rondine negli angoli, che altro non sono un “aggiornamento” industriale del sistema tradizionale. Un raffinatissimo esempio della seconda categoria è invece il Woods of Net, padiglione permanente presso l’Hakone Open-Air Museum, realizzato nel 2009 da Tezuka Architects per Toshiko Horiuchi Macadam, un artista che lavora prevalentemente con funi e tessuti. Costruito con 589 pezzi unici in legno, tagliati con una tolleranza di 0,1 millimetri da macchine a controllo numerico, e connessi unicamente mediante cunei e cavicchi.

Come i sistemi log e timber frame construction vedono reinterpretati i propri paradigmi costruttivi, così anche i sistemi panel e frame construction sono stati rivisitati nel recente passato per realizzare opere che non fossero solo rappresentative di un corretto modo di costruire in legno, ma anche di nuovi potenziali linguaggi che dall’interpretazione di tali tecniche possono nascere. Ne è un esempio limpidissimo la scuola materna completata nel 2010 a Epinay sous Senart, piccolo comune situato nel dipartimento dell’Essonne, nella regione dell'Île-de-France. Un progetto di BP Architectures collocato a ridosso di insediamenti tipici di un periodo – quello degli anni ‘70 – che voleva cubature elevate, linee regolari, volumi squadrati, edifici multipiano, e che da tale contesto intende separarsi. Ecco quindi un insieme composto da cinque piccole unità posizionate perpendicolari rispetto alla via di accesso principale, coperte da tetti a falda con inclinazioni differenti a seconda delle diverse attività interne, rivestito in pannelli colorati che hanno il duplice obiettivo di sottolineare ulteriormente il distacco con l’intorno e donare all’edificio quel tono di giocosità che una scuola materna dovrebbe avere.

Uno degli esempi più rappresentativi delle potenzialità dei sistemi solid timber construction è invece l’edificio a nove piani denominato The Stadhthaus concluso nel 2009 su progetto dello studio Waugh Thistleton, realizzato a Murray Grove, Hoxton, distretto immediatamente a nord della City di Londra. Si tratta infatti al momento dell’edificio più alto al mondo realizzato con tale tecnica, dove perfino il nucleo che contiene l’ascensore è realizzato in legno. Realizzato su commissione di Metropolitan Housing Trust, una delle più importanti cooperative edilizie della capitale britannica, la torre ospita ventinove appartamenti e un ufficio di zona al piano terra. Senza voler entrare nel merito dell’opportunità o meno di realizzare un edificio completamente in legno a Londra, dove le tecniche costruttive si basano storicamente sull’uso del laterizio, due numeri sono sufficienti a spiegare i motivi che hanno portato alla scelta del legno, e in particolare del sistema solid timber: il primo riguarda il tempo di realizzazione, pari a sole 49 settimane, e il secondo le 186 tonnellate di CO2 – come dichiarato dai progettisti – che il legno incorpora al suo interno durante tutto il periodo di vita utile dell’edificio, e le sottrae quindi all’ambiente.


Antecedente di soli due anni è invece il Kingsdale Music and Sport Hall progettato da dRMMarchitects e costruito nel 2007 sempre a Londra; un complesso composto da due edifici: uno a sviluppo longitudinale, rivestito in acciaio, e uno più piccolo, con un rivestimento dall’aspetto bronzeo. Un progetto nel quale convivono diverse sfide, la prima delle quali è stata convertire un budget basso in un edificio caratterizzato da qualità architettonica, e la seconda sfatare i luoghi comuni secondo i quali le palestre debbano rigorosamente avere una volumetria squadrata e le sale da musica essere ambienti rumorosi. Nel primo caso, una geometria irregolare di travi in legno lamellare offre una efficace reinterpretazione del tema della copertura, e nel secondo la disposizione irregolare delle pareti impedisce il fenomeno del riverbero. La scatola muraria, in solid timber, ha necessitato solo dello strato di isolamento termico e del rivestimento di protezione dalla pioggia.

Senza paura di essere smentiti, crediamo che questa sia solo la punta dell’iceberg di un fenomeno che mescolando le potenzialità date dall’industria, la creatività progettuale dei designer, i contributi di altri settori industriali (chimico, elettronico, meccanico, ecc.), con tecniche la cui longevità è la migliore prova della loro efficacia, possa dare origine a un vero e proprio nuovo linguaggio architettonico, ricco di sfaccettature e interpretazioni, dove tradizione e innovazione convivono senza sottrarre né luce né spazio l’una all’altra.

Si ringraziano per l’aiuto fornito nel reperimento delle informazioni Elisabetta Balzan e Omar Sartor, laureandi presso la Facoltà di Architettura dell’Università IUAV di Venezia.

 


 












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