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   DETTAGLIO ARTICOLO - RIVISTA   9/2004
data: 01/03/2004
categoria: Produzione e prodotto  
titolo: A CIASCUNO LA SUA PORTA
autore: ARCH. ELISABETTA BENELLI
L'architettura contemporanea tende sempre più ad affrontare il progetto dal punto di vista globale del comportamento degli utenti e ad integrarsi con sistemi "intelligenti", volti a semplificare le attività del quotidiano e a consentire una più facile interazione fra l'uomo e l'ambiente. Questo favorisce di conseguenza la soluzione di problemi gestionali nei confronti di alcune categorie di utenti eliminando, in particolari situazioni, incertezze ed ambiguità che possono determinare condizioni di conflitto percettivo o più semplicemente difficoltà di fruizione. Ingressi, facciate e serramenti vengono sempre più spesso gestiti con sistemi automatici, il cui impiego comporta una notevole influenza sulle scelte funzionali ed assume un ruolo spesso determinante anche nelle scelte compositive. Le architetture automatiche, se ben gestite, consentono di coniugare la funzionalità con la praticità, rappresentano spesso uno status qualificante il valore sociale dell’edificio e, soprattutto, un reale contributo alla costruzione di un’architettura senza barriere. L’automazione, in particolare nel mondo dei serramenti, introduce infatti nuove possibilità per il reale raggiungimento di un’architettura aperta ad una larga fascia di utenti, vale a dire bambini, anziani o persone con deficit di movimento o deficit sensoriali. Per le persone con disabilità motoria, l'operazione di apertura e chiusura delle porte può comportare numerose manovre e risulta spesso difficoltosa e complicata. Per questo motivo sono stati previsti adeguati dimensionamenti dei varchi e elementi scorrevoli dotati di sistemi di apertura raggiungibili e facilmente manovrabili. Nella "casa intelligente", l'utilizzo di motorizzazioni consente di incrementare ulteriormente la semplicità di manovra dei serramenti interni ed esterni ed in questo settore, in termini di caratteristiche ergonomiche e garanzie di sicurezza, il design interviene seguendo l'evoluzione tecnologica che diventa un pretesto per la ricerca di soluzioni progettuali. I movimenti di apertura e chiusura di porte e finestre possono essere controllati grazie ad un interruttore, un telecomando o un comando vocale, a seconda delle necessità di chi occupa l'appartamento. Inoltre l'automazione dei serramenti esterni - grazie a funzioni come quella che permette di chiudere, con un solo comando, tutte le tapparelle contemporaneamente o all'utilizzo di una chiave elettronica per l'attivazione del portoncino d'entrata motorizzato - concorre alla sicurezza antintrusione dell'appartamento. In rapporto a tale problema sono stati realizzati vari interventi, tesi a risolvere le problematiche connesse a forme di disabilità motoria, ma è stato trascurato quasi del tutto lo sviluppo di una cultura per la mobilità autonoma di non vedenti ed ipovedenti. Specie nei luoghi pubblici sarebbe infatti utile rendere riconoscibili alcuni servizi, avvalendosi di sinergie multiple: uffici, uscite di sicurezza, toilette…potrebbero essere connotati da porte dotate di segnali acustici la cui caratterizzazione tattile potrebbe essere ottenuta mediante l'impiego di elementi a rilievo, oppure tali porte potrebbero essere integrate dalla tecnologia Piloth Light o dotate di scritte in Braille con caratteri ingranditi. Nel caso in cui l’utente abbia invece un residuo visivo, si potrebbe pensare a porte con elementi luminosi collocati nella maniglia o in altri accessori quali il campanello o il numero presente generalmente nelle stanze degli uffici pubblici. Accanto ai disabili della vista o a coloro che presentano difficoltà motorie, esistono altre categorie “deboli” che potrebbero beneficiare di progetti 'dedicati' anche nel settore degli infissi. Mi riferisco agli anziani, ai bambini, o a persone che hanno problemi di natura psichica. Sperimentazioni innovative sulla materia sono già state compiute in alcuni reparti ospedalieri dove esistono porte corredate da sistemi di chiusura tali che possono essere gestite solo dal personale medico: queste aperture sono generalmente realizzate con materiali ignifughi e allo stesso tempo “morbidi”, ed in talune situazioni presentano morfologie particolari, volte a evidenziarne le risposte prestazionali. Porte "morbide", ad esempio in soft wood, potrebbero essere progettate anche per ambienti dedicati ai bambini, e tali porte potrebbero assumere forme ludiche che, ispirandosi al mondo delle fiabe, riuscirebbero a unire creatività e bisogno, comunicando messaggi positivi ed eliminando contemporaneamente possibili disagi creati dall'ambiente (2). Porte quindi a misura di bambino come quella di "Alice nel paese delle meraviglie" (3) (4) o la porta della casa di zucchero di Hansel e Gretel in cui il 'colore' trasmette un messaggio sovraccarico di espressività o ancora porte didattiche con pannelli intercambiabili rappresentano soluzioni possibili e alternative per ambienti dedicati all’infanzia. Lo spazio dovrebbe quindi essere concepito tenendo in considerazione il parametro bambino, soprattutto in rapporto alla sua percezione di un sistema complesso quale quello ambientale. Il controllo di una porzione limitata quale quella di una porta può essere rappresentativo di un intero contesto e preparare ad un approccio positivo con la realtà, facendo sentire, ad esempio l'appartenenza ad un luogo. (5) Nell'ambito delle porte “ludiche” risulta interessante il progetto di Guido Venturini (6) che, conformemente alla sua idea “bolidista” di esaltazione della vita, ha realizzato delle aperture dalla forma antropomorfa. Tali aperture, aprendo le braccia, sembrano invitare ad entrare comunicando, contemporaneamente, un senso di sicurezza che tende ad eliminare la sensazione di diffidenza nei confronti del nuovo e dell'imprevisto. Naturalmente la realizzazione di porte "specialistiche", per poter conseguire risultati ottimali, soprattutto in riferimento a quelle che abbiamo definito "porte ludiche", richiede un ripensamento non solo a livello di progetto, ma anche di materiale. In particolare, la dimensione fantastica in cui si vogliono muovere queste "porte" cambia le regole dell'oggetto "porta": la sua interfaccia nei confronti dell'utente deve essere il più possibile soft ed il design deve diventare l'artefice di questa trasformazione. Per questo, nella ricerca della forma, diventa utile orientarsi verso l’individuazione e la sperimentazione di materiali che potrebbero rivelarsi interessanti in abbinamento al legno, da sempre utilizzato nel settore dei serramenti, per rimodellare geometrie, colori e materializzare al meglio le potenzialità espressive del progettista. Attualmente, una maggiore versatilità per soddisfare le esigenze dell'immaginario è più facilmente constatabile negli accessori della porta, in cui si verifica una maggiore sperimentazione non solo a livello formale, ma anche nell'uso più vario dei materiali impiegati. Spesso l'utilizzo di questi materiali è stato ed è per molti progettisti un segnale volutamente provocatorio nei confronti della vecchia cultura dell'abitare: anche nel settore "porte", infatti, il design diventa Pop non tanto nell'accezione artistica, con riferimento all'opera di Warhol, Oldenburg, Lichtenstein, ma nel senso di cultura 'popolare'. Vuole soddisfare il gusto borghese, ma anche sconvolgerne le abitudini consolidate: la plastica, l'acciaio inox, il poliuretano espanso, sono usati per le loro possibilità espressive, come mezzo quasi dissacrante per cambiare atteggiamenti convenzionali. E' soprattutto negli anni '70 che si verifica in Italia, anche nel settore porte, una ricerca di nuove relazioni fra creatività e materia: nel 1971 l’azienda Olivari affida allo Studio Monti il progetto di una serie di maniglie in Durethan Bayer. Il materiale presenta indiscutibili caratteristiche positive: elevata resistenza agli agenti atmosferici e all'escursione termica, all'abrasione, all'uso e alle sostanze chimiche. Assorbe gli urti, non ha quasi bisogno di manutenzione. Soprattutto, a parità di prestazioni, la maniglia così realizzata ha un costo molto inferiore a quello delle maniglie metalliche. La maniglia "Boma" è un esempio di quanto il nuovo materiale abbia segnato un transito nella cultura tradizionale: tale maniglia è formata da due cilindri perpendicolari: il più corto fa da raccordo con la porta, il più lungo funziona da leva. La semplicissima geometria è ammorbidita dalla forma semisferica delle estremità. L'immediata accettazione di quest'oggetto da parte del mercato è la conferma di un mutamento avvenuto nel costume domestico. I progettisti più sensibili ai nuovi trend abbandonano ogni schematicità e si accostano entusiasticamente al nuovo materiale. E’ il boom del design Pop, celebrato nel 1971 dalla grande mostra "Italy: the New Domestic Landscape" al Museum of Modern Art di New York. Proprio in questa mostra, all'interno della sezione “Ambienti” si evidenzia, per la sua peculiarità innovativa e per i canoni seguiti, l'Unità arredativa globale di Joe Colombo. Colombo, attraverso le sue realizzazioni, si qualifica come un interprete veramente coerente dell'epoca Pop e può ritenersi il designer italiano che meglio di ogni altro ha saputo tradurre le nuove possibilità offerte dai materiali in oggetti concreti, con una forte connotazione formale unita ad una sorprendente coerenza tecnologica. Per Olivari, Joe Colombo inventa la Paracolpi Alfa: riprendendo studi già impostati nei primi anni Sessanta crea una maniglia che contiene un elemento in resina. Posto sul raccordo tra leva e porta, ha una duplice funzione: migliora la presa della mano, ammorbidendo il contatto con il metallo che forma la parte restante, e - funzionando come un vero e proprio paraurti - rende superfluo l'uso dei fermaporte. Il particolare sistema di assemblaggio (un bullone interno nascosto dal “tappo” in resina) fa in modo che il perno di fissaggio non possa col tempo sfilarsi. A questa precisione tecnica del progetto si accorda la forma molto libera della leva, che rende l'oggetto estremamente riconoscibile. La Paracolpi Beta (8), che segue in produzione nel 1973, offre un'alternativa formale più lineare, senza però cambiare il significato sicuramente Pop dell'oggetto. Gli ambienti specialistici quali ospedali, asili, case di riposo per le loro specifiche esigenze richiedono, più di altri edifici, un mutamento di regole nell'ideazione dell'oggetto 'porta', ma, anche nelle abitazioni di uso civile si potrebbero ideare porte capaci di assolvere a più funzioni: interessante, come esempio di un connubio ottimale fra funzione e forma, appare il progetto della porta appendiabiti ideata da De Paz, D’Urbino e Lomazzi che senza dubbio risolve problemi di ordine e di spazio; così come appare valida sotto il profilo tecnologico e dell'innovazione quella luminosa di Matteo Thun: da questi esempi si potrebbero derivare altre tipologie di “porte contenitore”, o porte fonoassorbenti utili a chi ha l’hobby della musica, e ancora porte specchianti o porte decorative che assumono la valenza di oggetti d'arredo negli ambienti in cui si collocano. Anche nel caso di “ambienti domestici in movimento” come roulotte, camper, barche, sommergibili, aerei o navette spaziali le porte assumono un ruolo rilevante, proprio in relazione alla loro specificità d’uso(9). Basti pensare che in seguito agli attentati dell'11 settembre, quattro compagnie aeree hanno messo a punto un progetto di rafforzamento delle misure di sicurezza antidirottamento, che riguarda in particolare le porte della cabina di pilotaggio. In questi casi si è attuato soprattutto un ricorso a sperimentazioni innovative sui materiali, senza per questo trascurare scelte morfologiche che non vogliono restringersi alla definizione di un limite spaziale, ma vogliono trasfondere negli utenti una sensazione di sicurezza. In quest'ottica, il capo della Virgin ha deciso l'installazione di porte a prova di proiettile, mentre la British Airways ha annunciato che su 340 aerei verranno sostituite le attuali porte con una lega metallica speciale per evitare intrusioni indesiderate. E proprio dallo spazio e dai film di fantascienza si potrebbero mutuare esempi di automatismi da applicare al settore degli infissi. Ricorrendo ad immagini che ci pervengono dalla cinematografia e utilizzando materiali di produzione industriale, le porte potranno diventare interfacce di comunicazione gestibili anche da utenti in movimento, dotati di telefoni cellulari o di palm-top della terza generazione (10) (11) (12) (13) A livello di sicurezza anti- intrusione si stanno affermando i nuovi sistemi biometrici: attraverso particolari sensori, vengono rilevate alcune caratteristiche fisiche degli utenti, quali le impronte digitali o la voce, che sono confrontate con un campione di riferimento precedentemente memorizzato. Come spiega Hans-Joachim Pelka, presidente del Gruppo di lavoro sulle tecniche biometriche di identificazione di Teletrust Deutschland, "Tutte le applicazioni biometriche prevedono la raccolta dei dati, la loro elaborazione primaria, l'estrazione dei tratti caratterizzanti, la classificazione e la definizione degli elementi di riferimento". Per gestire queste tecniche in apparenza ancora molto elitarie, sono già disponibili processori e sensori dalle prestazioni elevate ed offerti a costi accettabili; anche i moderni personal computer, in tempi rapidi (1-2 secondi) sono ormai perfettamente in grado di eseguire le operazioni necessarie all'identificazione di una persona.

figura1 Modello “Notturna”, design Denis Santachiara per RDS.

figura 2 Esempio di porta “ludica” ripresa da Saxon Homes Door Project – Blue Sky “Ped Xing”

figura 3 “Alice nel paese delle meraviglie” da Disney’s Character Gallery

 

figura 4 Applicazione per porte.

figura 5 Ipotesi di porta con maniglia collocata ad altezza bambino.

figura 6 Aperture per spazi pubblici progettate da Guido Venturini.


figura 7 Paracolpi Beta, design Joe Colombo per Olivari, 1965 –1972.

figura 8 Alcuni esempi di porte per caravan.

figura 9 Immagini di porte riprese da film di fantascienza.

figura 10 Esempio di porta interattiva

Le tecniche biometriche utilizzano sofisticati sistemi ed i più comuni sono i sistemi statici e dinamici: i primi si basano sul riconoscimento di impronte digitali, volto, occhi (iride oppure retina), mano, reticolo venoso del polso, letto ungueale, conformazione delle orecchie o odore. Nei sistemi di analisi dinamica si prendono invece in considerazione la voce, i movimenti labiali, la grafia o la pressione esercitata sui tasti. Questi sistemi, per la complessità dei processi utilizzati o per le eventuali possibilità di riproduzione dei dati acquisiti, potrebbero dar adito a difficoltà non sempre eludibili e, come è facilmente intuibile, si potrebbero aprire le “porte” ad infiniti usi impropri.

figura 11 Scanner sviluppato dalla Division of Kinetic Sciences Inc. per il riconoscimento di impronte digitali.

figura 12 Automatismi per porte dotati di sensori per il riconoscimento delle impronte digitali.

Un' altra difficoltà può scaturire dall'imprecisione dei sistemi di questo tipo in quanto i modelli di riferimento iniziali, quali ad esempio la fotografia del volto o la registrazione della voce, possono subire, al successivo contatto con il sistema, variazioni significative. L'aspetto, ma anche la voce, sono soggetti infatti a continui mutamenti legati anche a semplici fenomeni di malessere fisico (raffreddore, congiuntivite ecc.). Se a questo si somma la tolleranza legata alla imperfetta pulizia dei sensori, alle variazioni di luminosità o della temperatura ambiente, le persone rischiano di non essere riconosciute e l'accesso può essere rifiutato anche a soggetti legittimati (nel linguaggio specialistico, tale possibilità viene definita False Rejection Rate (FRR)). Anche gli aspetti di ordine igienico-personale hanno un peso non indifferente nel funzionamento dei sensori e particolarmente problematica risulta la presenza di ferite alle dita. Per tale motivo i sistemi che non si basano sul contatto fisico offrono maggiori vantaggi e soprattutto si va sempre più incentivando l'impiego dell'iride per i controlli di sicurezza: l'identificazione avviene guardando brevemente in una telecamera inserita all'interno di distributori automatici. Un raggio infrarosso a bassa frequenza esegue la scansione dell'iride; il risultato viene confrontato con un modello di riferimento e, in caso di corrispondenza, entro due secondi si ottiene il permesso di entrata. Da quanto si è scritto appare evidente come non sia sempre facile ricorrere ai sistemi biometrici per risolvere il rapporto uomo-casa, uomo-porta ma indubbiamente, se queste modalità di accesso diventassero di uso comune, si potrebbe rispondere non solo alle necessità ed ai bisogni di un'utenza allargata, ma si aprirebbe un'ulteriore sfida per il designer che, ancora una volta, dovrà interfacciarsi fra la sua dimensione creativa ed i vincoli proposti dall'elevato contenuto tecnologico del progetto.

Immagini di porte riprese da film di fantascienza

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