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   DETTAGLIO ARTICOLO - RIVISTA   9/2004
data: 01/03/2004
categoria: Produzione e prodotto  
titolo: STUDIARE ARCHITETTURA NEL CUORE DELLA LAGUNA Esempi di riuso del patrimonio architettonico monumentale a Venezia (prima parte)
autore: CINZIA MAURIZIA GIOVINE
I serramenti possono giocare un ruolo molto importante nel riuso del nostro patrimonio edilizio storico e monumentale. E’ questo il caso di Ca’ Tron e dell’ex monastero dei Tolentini a Venezia che sono ora tra le sedi più significative dell’Istituto Universitario di Architettura nella città lagunare.

Il riuso del patrimonio edilizio delle nostre città è un fenomeno antico che ha contribuito a formarle così uniche e originali testimoni delle varie epoche che si sono succedute. Ma diversamente dal passato, il nostro “riuso” deve ben valutare i nuovi modi di utilizzo degli edifici prima ancora di por mano alla loro riabilitazione fisica. La definizione di una nuova funzione è diventata un’operazione di cruciale importanza dopo che lo sviluppo industriale contemporaneo ha separato per la prima volta le attività produttive dal centro storico, lasciato solo col suo valore di bene culturale. In questo panorama prende avvio nel 1972 l’operazione di acquisizione e restauro di Ca’ Tron(1) da parte dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia con l’intento di insediare il Dipartimento di Pianificazione Urbana e Territoriale(2). Il progetto sviluppato dall’architetto Lavinio Bellemo(3), ha combinato un attento recupero dell’esistente con importanti interventi integralmente innovativi come, ad esempio, quello dei grandi serramenti dei saloni. Ca’ Tron, infatti, uno dei palazzi storici del sestiere di Santa Croce(4), si sviluppa secondo un impianto regolare che riprende la tradizionale tripartizione dei palazzi veneziani, il salone centrale passante(5) e le stanze laterali. Attualmente le sale laterali vengono dedicate alla didattica mentre i saloni al piano terra ed al primo piano nobile accolgono attività di studio, ritrovo, lavoro e mostre. E’ quindi l’uso che viene attribuito a questi spazi che determina il ruolo primario di una corretta progettazione dei serramenti. Per esempio al piano terra, quello che un tempo era l’atrio con l’accesso dal Canal Grande su un lato e il grande varco sul giardino sull’altro, è diventato un salone vero e proprio grazie ad un solo serramento a tutta luce (fig. 1).

Fig.1 Piano terra, serramento dell’atrio, vista interna, il giardino sullo sfondo.

Questa “membrana” trasparente rende vivibile l’atrio in ogni stagione, esalta le due colonne in pietra d’Istria del monumentale portale verso il giardino e raccorda visivamente l’interno con l’esterno. In questo come negli altri serramenti di facciata dei saloni, il sistema di partizioni risolve ad un tempo esigenze strutturali, funzionali e di grande valore simbolico. Per esempio, il lungo asse orizzontale che divide la parte fissa in alto del serramento, da quella apribile in basso, sembra rappresentare il tema della linea d’acqua che in effetti divide la Venezia costruita da quella riflessa. L’unicità di Venezia e del suo rapporto con l’acqua, viene ripensato e interpretato nella forma dei serramenti. Su questo tema si innesta poi quello del movimento e della frammentazione delle immagini riflesse, che si espandono da un invisibile asse verticale di mezzeria e generano le partizioni verticali dei battenti e delle parti fisse. Con grande libertà e sensibilità di veneziano, l’architetto riprende i principi assunti nel disegno del grande serramento al piano terra, e sviluppa i due serramenti del primo piano nobile: la grande trifora sul Canal Grande (fig. 2) e la contrapposta pentafora sul giardino (fig. 3).

 

Fig.2 Primo piano nobile, serramento della trifora della facciata sul Canal Grande, vista interna.

Fig.3 Primo piano nobile, serramento della pentafora della facciata sul giardino, vista interna.

La costante della linea orizzontale che divide la parte fissa in alto dalla parte mobile in basso viene anche usata per catturare la nostra attenzione sugli elementi di continuità tra il serramento del piano terra e quello del primo piano nobile. Per esempio, la doppia scansione che incornicia la parte superiore delle colonne al piano terra (fig. 4) sembra aver continuato la sua corsa verso l’alto attraverso il pavimento fermandosi alla successiva linea di scansione orizzontale del piano superiore (fig. 5). Qui, dove sembra esaurire il suo movimento verso l’alto, questa doppia linea scatta alla mezzeria della parte fissa incorniciata dagli archi, proprio come accade ai segni riflessi sull’acqua che questo elemento frammenta e sposta. In questo lavoro di rimandi visivi si inquadra anche quello dello “specchiarsi” della trifora (fig. 3) sulla pentafora (fig. 2). La doppia partizione in alto, alla mezzeria dell’arco, viene ripresa solo per le tre luci centrali, quelle che corrispondono esattamente alla trifora della facciata sul Canal Grande. Le luci dei due archi laterali, invece, vengono lasciate intere per essere diverse e rappresentare l’unitarietà della pentafora, che solo specchia quanto accade alla finestratura che le è contrapposta. Col suo progetto, l’architetto Bellemo ha risolto brillantemente problemi tecnici, funzionali e di rispetto del contesto secondo principi propri della “scuola veneziana.” Basandosi su una conoscenza approfondita dell’identità storico monumentale del manufatto egli ha impostato un progetto che ha valorizzato i tratti originari di questo importante edificio. Il progetto si è risolto con un intervento che è ad un tempo conservativo ed innovativo senza finzioni mimetiche, solidamente fondato sul rapporto dialettico con le preesistenze ed in grado di esprimere il proprio tempo anche in un contesto delicatissimo come quello veneziano. (continua)

Fig. 4 Dettaglio di una delle partizioni che incorniciano le colonne del grande portale sul giardino. Fig. 5 Dettaglio di una delle partizioni che incorniciano le colonne della pentafora al primo piano nobile


1-L’edificio, le cui origini datano probabilmente al periodo gotico, si fa risalire nell’insieme alla fine del XVI secolo e conobbe il suo maggior splendore con il procuratore Andrea Tron, diplomatico e ambasciatore di gran fama, candidato al dogado, al quale si debbono le due ali aggiunte. Dall’Ottocento – estinta la famiglia Tron – il palazzo ha avuto usi frazionati e impropri (provveditorato agli studi, istituto per le aste giudiziarie, sede di appartamenti...), fino all’acquisto da parte dello I.U.A.V. In Studi per il Progetto Architettonico del Sistema Universitario a Venezia e a Mestre, AA.VV. (Istituto Universitario di Architettura di Venezia, 1991) 2-Ora Facoltà di Pianificazione del Territorio 3-L’architetto veneziano Lavinio Bellemo, docente presso la facoltà di Architettura di Venezia e allievo di Carlo Scarpa, è a buon titolo un protagonista dell’azione architettonica a Venezia. Basti ricordare tra i suoi progetti la casa dello studente ed il condominio in Calle dei Ragusei. 4-I sestieri di Santa Croce, San Polo, Dorsoduro, Cannaregio, San Marco e Castello sono le sei zone che da tempo immemore suddividono ed organizzano la città. 5- Il salone passante con ampie finestrature contrapposte è sempre stato di fondamentale importanza a Venezia soprattutto per creare una ventilazione adeguata a contrastare il caldo umido che caratterizza il clima lagunare estivo. Tra i molti ed esaustivi testi sui molti argomenti tecnici relativi a Venezia si ricorda 101 Architetture da Vedere a Venezia, Antoni Salvatori, ed. Canal, Venezia, V edizione, 1989.






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