| DETTAGLIO ARTICOLO - RIVISTA 9/2004 |
| data: |
01/03/2004 |
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categoria:
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Amministrazione e controllo
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| titolo: |
GIOVANI IMPRENDITORI STUDIANO FINANZA D'IMPRESA |
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autore:
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VINCENZO MORLINI - PARTNER PROGEA |
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“Senza adeguate risorse finanziarie un’idea non potrà mai decollare. Un progetto imprenditoriale senza soldi non vale nulla…o quasi.”
Al Ries Jack Trout |
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Un numeroso gruppo di giovani imprenditori ha dedicato l’intera giornata di un sabato d’inizio Settembre a studiare ed approfondire le tematiche relative alla Finanza d’impresa.
L’incontro si è svolto presso la sede della ditta MAICO, in Val Passiria, che ha fornito ai partecipanti una eccellente ospitalità ed un prezioso servizio.
L’obiettivo fondamentale della giornata di studio era quello di fornire conoscenze, strumenti e tecniche di analisi della situazione economica e finanziaria aziendale per potere esercitare con maggiore efficacia il processo decisionale.
Gli argomenti principali oggetto di studio ed approfondimento hanno spaziato dalla riclassificazione del bilancio per l’analisi tramite indici e flussi, alla valutazione della performance economica e finanziaria, alla ottimizzazione delle fonti di finanziamento e degli impieghi finanziari, alla pianificazione di breve e medio lungo periodo.
I partecipanti hanno interagito tra di loro e con il docente in modo proficuo ed efficace. Qui di seguito si illustrano alcuni temi che hanno suscitato particolare interesse.
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CONTRIBUTO DELL’AREA FINANZA AL RAGGIUNGIMENTO DEGLI OBIETTIVI AZIENDALI
La finanza d’impresa ha subito considerevoli trasformazioni nei tempi recenti ed è divenuta uno dei motori fondamentali dello sviluppo e dell’aumento di valore dell’impresa.
I principi fondamentali della finanza aziendale sono sostanzialmente principi di buon senso ed essi sono rimasti sostanzialmente uniformi nel tempo.
Secondo l’ottica finanziaria le decisioni aziendali si possono ricondurre a tre grandi categorie:
• dove e come investire le risorse disponibili
• dove e come ottenere le risorse per finanziare tali investimenti
• quanto e come restituire agli investitori e finanziatori
La massimizzazione del valore dell’impresa dipende pertanto dalla ottimizzazione delle seguenti politiche:
- politica di investimento: investire risorse in beni e progetti con un rendimento atteso superiore alla soglia minima di rendimento accettabile
- politica di finanziamento: scegliere una struttura finanziaria in linea con gli investimenti da finanziare
- politica di dividendo: gratificare gli investitori con un rendimento superiore a quelli alternativi di pari rischio o restituire il denaro ai proprietari
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FATTORI CHE INFLUENZANO LA DINAMICA DEL FABBISOGNO FINANZIARIO
La dinamica del fabbisogno finanziario, ossia la quantità di risorse finanziarie necessarie per un corretto funzionamento dell’attività d’impresa, è collegata in modo fondamentale ai seguenti 5 fattori:
1 - le caratteristiche dei processi produttivi, quindi i volumi dei fattori produttivi e dei prodotti finiti.
2 - le condizioni di pagamento, sia degli acquisti che delle vendite. Maggiori sono le dilazioni di pagamento concesse alla clientela o minori sono le dilazioni di pagamento ottenute dai fornitori e maggiore sarà la necessità di risorse finanziarie e viceversa.
3 - le politiche di acquisto e di vendita. Acquisti di grossi quantitativi di merce a stock o vendite dello stesso tipo, rispetto ad acquisti (o vendite) con la tecnica del just in time comportano evidenti collegamenti con la quantità di risorse finanziarie necessarie.
4 - la proporzione con cui si combinano i fattori produttivi durevoli (attività immobilizzate) con il capitale circolante (attività correnti). Maggiore sarà la necessità di investimenti in beni strumentali immobilizzati, rispetto a quelli di natura circolante, maggiore sarà la necessità finanziaria, e viceversa.
5 - il mutare delle situazioni dei mercati. Un mercato vivace consente una più veloce rotazione delle merci in magazzino e dei crediti, viceversa un mercato in crisi. Un mercato in veloce crescita consente più facilmente di generare autofinanziamento.
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LA RICLASSIFICAZIONE DELLO STATO PATRIMONIALE
L’obiettivo fondamentale di uno Stato Patrimoniale è quello di misurare il “Capitale Netto” (o “Patrimonio Netto”, o “Mezzi Propri”) dell’impresa, in quanto esso rappresenta un indicatore importante del valore globale aziendale.
In uno Stato Patrimoniale esiste un’equazione fondamentale:
Attivo = Passivo + Patrimonio Netto
cioè gli impieghi devono essere uguali alle fonti, in quanto tutto il denaro investito da un’impresa deve venire da una qualche parte.
Quando questa equazione viene a mancare l’impresa muore, perché non riesce a reperire le fonti di finanziamento necessarie per alimentare gli impieghi richiesti dal processo produttivo e dall’attività di impresa.
Per poter valutare la qualità della salute finanziaria dell’impresa, però, non è sufficiente conoscere la natura delle fonti e degli impieghi, ma è necessario procedere ad una riclassificazione degli stessi in categorie omogenee, utilizzando criteri idonei allo scopo.
Per classificare le fonti si utilizza il criterio della esigibilità: a breve, a medio, a lungo periodo. Tale criterio sottolinea la scadenza dell’impegno assunto dall’impresa per ottenere la disponibilità di una risorsa finanziaria.
Per classificare gli impieghi si utilizza il criterio della liquidità: anche in questo caso investimenti di breve, medio o lungo periodo. Tale criterio sottolinea l’arco di tempo necessario affinché tale investimento possa tramutarsi in liquidità o denaro liquido e quindi pienamente disponibile.
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L’EQUILIBRIO FINANZIARIO
Per avere equilibrio finanziario deve esistere correlazione “temporale” tra impieghi e fonti di medio lungo termine. In altre parole, gli investimenti in beni a durata pluriennale devono essere correttamente effettuati con risorse finanziarie la cui esigibilità si estenda al medio lungo periodo o con mezzi propri.
Quindi un’impresa è in equilibrio finanziario quando gli investimenti a medio e lungo termine (le immobilizzazioni), sono inferiori alla somma dei mezzi propri (il capitale sociale, le riserve, gli utili non distribuiti) con le fonti finanziarie a medio lungo termine (mutui, prestiti obbligazionari …).
In altre parole ancora, quando le attività correnti sono superiori alle passività correnti, o quando le passività consolidate + il patrimonio netto sono superiori alle immobilizzazioni.
Le attività correnti prendono anche il nome di Capitale Circolante Lordo.
La differenza tra le attività correnti e le passività correnti prende anche il nome di Capitale Circolante Netto.
Si può pertanto affermare che l’impresa è in equilibrio finanziario quando il Capitale Circolante Netto è positivo.
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Quando è che l’equilibrio finanziario può dirsi ottimale?
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-La situazione finanziaria dell’impresa è ottimale quando le attività correnti sono il doppio delle passività correnti, quando cioè gli impieghi in capitale circolante (e quindi liquidità immediata, crediti a breve e merci) sono almeno il doppio dei debiti a breve termine (verso banche, o fornitori).
Ciò significa che l’impresa è tranquillamente in grado di far fronte ai propri debiti e impegni di breve periodo utilizzando la propria liquidità immediata o le attività che diventeranno liquide nel breve periodo.
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LA RICLASSIFICAZIONE DEL CONTO ECONOMICO
La riclassificazione del Conto Economico consente di esprimere un giudizio su come si è generato il reddito di esercizio (consuntivo) o su come può essere pianificato un risultato economico futuro (budget economico), attraverso la rappresentazione dei ricavi e dei costi con metodologie prestabilite, che consentano l’evidenziazione di alcuni aggregati o risultati intermedi, tra i quali i più utilizzati sono:
• Il margine di contribuzione (o il valore aggiunto).
• Il risultato (o margine) operativo (lordo o netto)
• Il risultato prima delle imposte.
• Il risultato netto finale del periodo.
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La riclassificazione del conto economico consente di misurare il risultato della gestione caratteristica, che è il primo importante elemento per giudicare se i costi ed i ricavi sono relazionati tra di loro in modo da generare valore.
L’indicatore tradizionalmente usato per questa misurazione è il REDDITO OPERATIVO, che si ottiene dalla differenza tra il MARGINE DI CONTRIBUZIONE ed i COSTI FISSI GENERALI.
Monitorare l’andamento del RO nel tempo, inserendo su un diagramma il RO relativo a diversi periodi temporali (omogenei tra di loro, per ciò che riguarda la durata) consente di valutare la dinamica della redditività operativa e di relazionarla ad altri indicatori economici, quali, ad esempio, l’evoluzione del mercato, indici settoriali, andamento di indici borsistici, ecc.
Di grande utilità è il confronto tra l’andamento del RO della propria azienda e quello dei concorrenti: il giudizio sul risultato della gestione operativa non sarà mai completo se non confrontato con la prestazione delle altre imprese con le quali si sviluppa la competizione sul mercato.
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LA PIANIFICAZIONE FINANZIARIA
Nessuna attività economica può svolgersi senza risorse finanziarie, in quanto i costi ed i ricavi (ed i conseguenti incassi e pagamenti, entrate e uscite) non si manifestano nello stesso tempo, ma è normalmente necessario sostenere prima i costi, per poi realizzare i ricavi.
Particolari processi produttivi necessitano poi di investimenti iniziali in beni strumentali che esercitano la loro influenza sulla gestione nel medio lungo periodo (immobilizzazioni), contribuendo quindi a generare ricavi nel lungo periodo.
I fornitori, in generale, non sono necessariamente disposti ad attendere che l’impresa incassi dai propri clienti per poter essere pagati; le condizioni di pagamento vengono concordate con i fornitori in conseguenza del potere contrattuale di ciascun operatore e delle consuetudini del mercato. Il processo produttivo, cioè la trasformazione delle materie prime o dei semilavorati, può essere più o meno lungo a seconda delle caratteristiche dello stesso. Questi fenomeni generano la necessità finanziaria. Pianificare correttamente gli investimenti e gli impieghi di breve e di medio lungo periodo rappresenta pertanto un passaggio fondamentale nel processo di Business Planning. La pianificazione finanziaria si compone sostanzialmente di due fasi:
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la pianificazione fonti/impieghi di breve/medio periodo o pianificazione dello Stato Patrimoniale, il cui obiettivo fondamentale è verificare l’andamento dell’equilibrio finanziario;
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la pianificazione di cassa di brevissimo/breve periodo, chiamata anche pianificazione di tesoreria, il cui obiettivo fondamentale è verificare l’andamento delle entrate e delle uscite dei mesi futuri, relazionandole con le disponibilità di liquidità e/o gli affidamenti bancari, per essere in grado di onorare gli impegni di cassa di breve periodo.
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