L’incertezza sui bonus casa frena le famiglie italiane
La riduzione degli incentivi potrebbe bloccare investimenti per 97 miliardi, minando occupazione, ambiente ed economia.
CNA lancia l’allarme e chiede un confronto con il Governo.
Le famiglie italiane sono sempre più orientate a realizzare investimenti per la riqualificazione e l’efficientamento energetico delle proprie abitazioni, ma la propensione agli interventi è strettamente connessa alla dimensione e alla stabilità degli incentivi. È quanto emerge dalla ricerca “Il Parco immobiliare del Futuro”, realizzata da CNA e Nomisma nell’ambito di un documento di analisi e proposte sul sistema dei bonus casa, presentata il 4 novembre a Roma davanti alla stampa. Dall’analisi emergono in maniera inequivocabile le pesanti ricadute economiche, occupazionali e ambientali che deriverebbero dal drastico ridimensionamento dei bonus previsto già a partire da gennaio 2025 e, soprattutto, per gli anni successivi. La prima parte della ricerca offre una fotografia del parco immobiliare italiano, evidenziando che è ancora molto vetusto ed energivoro: il 61% degli edifici residenziali italiani è in classe energetica F o G.

Il focus della seconda parte della ricerca è incentrato sul sondaggio realizzato su un campione di 800 famiglie italiane proprietarie di case. Dalla Ricerca emerge che i c.d. bonus minori (ristrutturazioni 50% e ecobonus 65%) hanno continuato ad essere molto attrattivi anche durante la fase del 110%, generando risultati importanti in termini economici e per il raggiungimento degli obiettivi ambientali. Al di là delle problematiche “esplose” in merito all’impatto del Superbonus sui conti pubblici, guardando nel complesso ai benefici degli strumenti di supporto alla riqualificazione e messa in sicurezza degli edifici, gli impatti positivi sono indubbi e noti da tempo. In particolare, il dibattito sul costo dei bonus ha fatto disperdere, nella percezione comune, il ruolo strategico giocato dai c.d. bonus minori, che per anni hanno sostenuto il percorso di riqualificazione senza pesare sulle casse dello Stato.

Il consuntivo dei Bonus fiscali al 2023 è pari a 160 miliardi di euro, ben oltre l’ipotesi iniziale di
72,2 miliardi.
Nello specifico, la differenza tra la previsione e i costi a consuntivo è stata rilevante per il Superbonus e il bonus facciate, mentre per gli altri bonus i valori sono rimasti sostanzialmente invariati.
Con il sistema di incentivi attualmente in vigore, 10 milioni di famiglie dichiarano che nel prossimo triennio realizzeranno un intervento ma, riducendo la dimensione delle aliquote oltre 3,5 milioni di famiglie rinuncerebbero.

La manovra finanziaria varata dal Governo e ancora all’esame del Parlamento, introduce una serie di restrizioni: riduzione dell’aliquota ecobonus dal 65% al 50%, limitazione della platea dei beneficiari vincolando l’intervento alla sola abitazione principale e con tetti alle detrazioni in base al reddito e alla composizione familiare.
Una contrazione di 3,5 milioni di famiglie significa non attivare investimenti per un valore di 97,3 miliardi con effetti molto negativi per l’economia e l’ambiente. La domanda persa equivale a un mancato valore aggiunto di 119,7 miliardi di euro e ad una mancata attivazione di oltre 2 milioni di posti di lavoro.
Notevole anche il valore ambientale che andrebbe perso: 16mila GW/h l’anno di energia non risparmiata, pari a circa il 4,5% dei consumi energetici del settore residenziale: più di un quarto dell’obiettivo fissato dalla Direttiva Case Green e corrispondenti a 461 euro all’anno di bolletta energetica per famiglia. Il risparmio energetico mancato si traduce in minori emissioni atmosferiche pari a 3,7 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti all’anno che equivale a piantare 205 milioni di alberi.

La CNA è molto preoccupata per le ricadute negative del depotenziamento dei bonus casa:
l’abbattimento delle percentuali di agevolazione (50%, poi 36% e 30%) e la restrizione della platea dei beneficiari interromperebbero il percorso ultradecennale di riqualificazione degli edifici avviato dal nostro Paese. Tutto ciò si inserisce in uno scenario in cui la Direttiva Case Green impone agli Stati europei obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni. Diventa, pertanto, sempre più urgente un tavolo di confronto con il governo e tutti gli attori coinvolti per definire una strategia coerente con le prospettive di recepimento della Direttiva Case Green per dare stabilità al mercato ecertezze sui conti pubblici.

VALENTINA DI BERARDINO
Coordinatrice CNA Produzione
oppure compila il FORM in fondo alla pagina









