La Dichiarazione Ambientale di Prodotto (EPD)
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La Dichiarazione Ambientale di Prodotto (EPD)

La certificazione che verifica gli impatti ambientali dei prodotti nel loro ciclo di vita

Francesco Carnelli

è laureato in Economia all’Università Bicocca di Milano; ha vissuto,
studiato e lavorato alcuni anni all’estero (Spagna e Irlanda) e, dal
2016, dopo 5 anni di esperienza in Istituti di Credito lavora presso
L’Organismo di Certificazione ICMQ dove svolge il ruolo di Responsabile
Commerciale. Fin da subito molto appassionato e dedicato al Settore
Sostenibilità, gestisce in particolare le attività commerciali connesse
agli aspetti di sostenibilità di prodotti e servizi, indicati nei requisiti dei CAM (Criteri Ambientali Minimi), come ad esempio: EPD (Dichiarazione Ambientale di Prodotto), Carbon Footprint, Certificazione del Contenuto
di riciclato, ESG, Indice di Circolarità etc.
Email: carnelli@icmq.org

THANKS TO

Partendo dalla decisione del Consiglio dell’Unione europea del dicembre 2020 che ha stabilito un nuovo obiettivo, ovvero la Riduzione interna netta delle emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, risulta evidente che il primo passo da fare per il settore produttivo, e in generale per tutti i settori, sia prendere coscienza del fatto che ormai è necessario misurare e comunicare, in modo oggettivo, credibile e verificato quali siano le attuali emissioni delle proprie attività (produzione, servizi, etc.)
Uno strumento molto efficace per comunicare le caratteristiche ambientali dei prodotti è la Dichiarazione Ambientale di Prodotto, comunemente chiamata EPD (Environmental Product Declaration).
La EPD è una vera e propria «carta d’identità» del prodotto che, sulla base dello studio Life Cycle Assessment, descrive gli impatti ambientali di un prodotto o servizio lungo tutto il suo ciclo di vita.

EPD: cos’è e come funziona

L’EPD è un documento che comunica informazioni obiettive, confrontabili e verificate da soggetto terzo indipendente, sulle performance ambientali di un prodotto mediante uno studio di (Life Cycle Assessment – LCA): una metodologia di calcolo che ci indica come calcolare le prestazioni ambientali di un prodotto in conformità alla Uni En Iso 14040 e 14044.


Cos’è l’EPD?

Environmental Product Declaration Dichiarazione Ambientale di Prodotto di FRANCESCO CARNELLI dalla “culla alla tomba”, cioè dall’estrazione delle materie prime al cancello della fabbrica o alla dismissione del prodotto.
L’Epd è una etichetta ambientale di tipo III e fa riferimento alla Uni En Iso 14025 ed è guidata dalle PCR (Product Category Rules) che definiscono, per ogni categoria di prodotto, l’insieme delle “regole comuni” che tutte le EPD e i relativi studi LCA devono rispettare.

Come si legge una EPD?

Tra le numerose informazioni contenute in una Dichiarazione Ambientale di Prodotto vi sono il titolare dell’EPD, il prodotto, le unità produttive coinvolte, il logo del soggetto autorizzato alla pubblicazione del documento (Program Operator), il numero di registrazione, le date di emissione e scadenza, la PCR e il CPC code di riferimento, il verificatore di terza parte indipendente, informazioni sull’azienda, i materiali utilizzati, il processo produttivo, i confini del sistema, l’unità funzionale, il tipo di EPD, database e software utilizzati.
Inoltre sono sempre presenti 3 tabelle, set di impatto.

La prima tabella si riferisce agli IMPATTI AMBIENTALI
• potenziale di riscaldamento globale,
• potenziale di riduzione dello strato di ozono stratosferico,
• formazione di ossidanti fotochimici nella
troposfera,
• acidificazione di suolo e acqua,
• esaurimento delle risorse naturali non fossili,
• esaurimento delle risorse naturali fossili, eutrofizzazione,

La seconda tabella è relativa al CONSUMO DI RISORSE
• consumo di energia primaria rinnovabile,
• consumo di risorse energetiche primarie
rinnovabili impiegate come materie prime,
• consumo totale di risorse energetiche primarie rinnovabili,
• consumo di energia primaria con rinnovabile, ad esclusione delle risorse energetiche primarie rinnovabili impiegate come materie prime,
• consumo di risorse energetiche primarie
non rinnovabili impiegate come materie prime,
• consumo totale di risorse energetiche primarie non rinnovabili (energia primaria
e risorse energetiche impiegate come materie prime),
• consumo di materie seconde,
• consumo di combustibili secondari da fonte rinnovabile,
• consumo di combustibili secondari da fonte non rinnovabile,
• consumo netto di acqua dolce,

La terza tabella si riferisce ai FLUSSI IN USCITA E AI RIFIUTI GENERATI
• rifiuti pericolosi a discarica,
• rifiuti non pericolosi a discarica,
• rifiuti radioattivi a discarica,
• materiali per il riutilizzo,
• materiali per il riciclo,
• materiali per il recupero energetico,
• energia elettrica esportata,
• energia termica esportata.

È inoltre possibile riportare all’interno dell’EPD anche ulteriori parametri ambientali, aggiuntivi rispetto a quelli previsti obbligatoriamente, come ad esempio il contenuto di materiale riciclato / recuperato / sottoprodotto.
L’indicazione di questi parametri risulta essere di estrema importanza in caso si intendesse utilizzare la Dichiarazione Ambientale di Prodotto per dimostrare la conformità del prodotto ai (Criteri Ambientali Minimi) CAM o ad altri requisiti specifici.

I principali vantaggi dell’EPD e come ottenerla

Per ottenere l’EPD bisogna richiedere a un ente terzo, meglio se accreditato, di verificare e convalidare le caratteristiche del proprio prodotto/i attraverso uno studio del suo ciclo di vita (Lca: Life Cycle Assessment), passando attraverso le fasi di produzione e uso, alla ricerca degli impatti ambientali, ma anche degli sprechi e delle possibilità di ottimizzazione e risparmio. L’EPD deve essere redatta, inoltre, sulla base delle informazioni e delle regole specifiche per la categoria di prodotto in questione.
Tali documenti sono chiamati PCR (Product Category Rules).
Il soggetto che si occupa della gestione di tutto il sistema dalla creazione delle PCR alla definizione delle regole da adottare per redigere l’EPD si chiama Program Operator. Lo stesso soggetto provvede alla pubblicazione sul proprio sito internet delle EPD convalidate.

I principali vantaggi per chi decide di ottenerla sono:
■ Ottimizzare i processi produttivi e ridurre sprechi all’interno dell’azienda
■ Disporre di un criterio di selezione dei fornitori; grazie all’EPD è infatti possibile comparare due o più prodotti da un punto di vista ambientale e orientare la scelta verso quelli a più basso impatto
■ Rafforzare il brand aziendale e aumentare il riconoscimento sul mercato
■ Orientare le scelte di progettisti, architetti e consumatori e ottenere accesso e visibilità nei mercati internazionali
■ Adempiere agli obblighi di legge, dimostrando il rispetto dei requisiti degli acquisti verdi. Es. CAM e Superbonus 110%

EPDItaly, il Program Operator italiano

EPDItaly è il Program Operator italiano, attivo e riconosciuto a livello internazionale, è indicato come riferimento dal Ministero dell’Ambiente all’interno dei CAM Edilizia. Esso registra e pubblica le EPD verificate e convalidate solo da organismi accreditati, definisce le regole per sviluppare le PCR e redigere
le EPD per tutti i settori merceologici.
Il regolamento di EPDItaly ha ottenuto l’accreditabilità da Accredia: gli organismi di certificazione accreditati possono eseguire le verifiche per convalidare le EPD adottando metodiche uniformi e il loro operato è soggetto al controllo di Accredia a garanzia di competenza, indipendenza e imparzialità.
EPDItaly è socio fondatore di ECO Platform, associazione no-profit con sede a Bruxelles, costituita principalmente dai più noti Program Operator europei.
Lo scopo principale dell’Associazione è quello di armonizzare i processi di verifica delle EPD e favorirne riconoscimento e circolazione all’interno degli stati membri.
L’appartenenza a questa Associazione permette di apporre il Logo ECO-EPD che evidenzia la conformità del documento ai requisiti della norma Uni En 15804, rende più semplice il riconoscimento da parte degli altri Program Operator e dà diritto alla pubblicazione del documento sul sito di ECO Platform, denominato ECO Portal (https://www.eco-platform.org/eco-portalaccess-point-to-digital-product-data.html), garantendo ancor più ampia visibilità internazionale.
I membri di Eco Platform condividono un sistema di gestione per la qualità delle EPD, comprese le procedure di verifica per il riconoscimento reciproco.

I vantaggi di EPDItaly:

È riconosciuto e attivo a livello globale
• È il punto di riferimento per progettisti, architetti, designer e consumatori per identificare le aziende che comunicano in modo verificato ed obiettivo gli aspetti di sostenibilità dei loro prodotti

• Processi rapidi ed efficaci: la documentazione può essere presentata in lingua italiana; nuove PCR ed
eventuali chiarimenti procedurali vengono discussi e gestiti in Italia

• Indicato dal Ministero dell’Ambiente come Program Operator di riferimento nei CAM Edilizia, è riconosciuto da Accredia ed è socio fondatore di ECO Platform

• Maggiore visibilità internazionale grazie al mutuo riconoscimento con Germania, Spagna, Austria, Norvegia e America e Cina.


EPDItaly comunica anche il brand italiano, molto apprezzato e richiesto nei mercati esteri.

Nel settore dei serramenti ci sono già due aziende (Metra Spa e Lualdi Spa) che hanno scelto di comunicare gli impatti ambientali dei loro prodotti tramite l’etichetta EPD, pubblicata su EPDItaly www.epditaly.it.
È bene ricordare che il Consorzio LEGNO LEGNO e il Program Operator EPDItaly hanno recentemente siglato una convenzione riservata alle aziende facenti parte del Consorzio che vorranno ottenere la pubblicazione della loro Dichiarazione Ambientale di Prodotto (EPD).

Per informazioni compila il form a fondo pagina.

La digitalizzazione delle EPD

Per far fronte alla richiesta sempre più pressante dei progettisti verso prodotti sostenibili, e ottimizzare il calcolo dell’LCA dell’opera, EPDItaly si è fatto promotore di un’innovazione importante, in Italia e in Europa: le EPD digitali!

Pertanto, oltre ai formati .pdf sono disponibili anche i formati machine readable (file .xml) così da poter abilitare la connessione diretta tra le informazioni dichiarate nelle EPD e la progettazione BIM (Building Information Modeling) dell’opera.
I vantaggi della digitalizzazione sono visibili sul processo di progettazione dell’edificio o dell’infrastruttura, in quanto, oltre alle caratteristiche tecniche, per ogni materiale, possono essere disponibili anche quelle ambientali derivanti da una EPD.
Nel mondo, le EPD nel settore delle costruzioni, conformi alla En 15804 hanno superato quota 10.000, nel 2018 erano meno di 5.000. Per quanto riguarda le EPD pubblicate su EPDItaly sono passate da 5 (2016) 18 (2017) a 46 (2018), 75 (2019), 110 (2020) a 175 (2021), 330 (Nov. 2022).

CAM i requisiti che interessano ai serramentisti

Stefano Mora

Direttore
Consorzio LegnoLegno

A seguito dell’approccio europeo in materia di acquisti delle Pubblica Amministrazioni (GPP – vedi box 1), in data 6 agosto 2022 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il nuovo Decreto del MiTE del 23 giugno 2022, relativo ai “Criteri ambientali minimi per l’affidamento del servizio di progettazione di interventi edilizi, per l’affidamento dei lavori per interventi edilizi e per l’affidamento congiunto di progettazione e lavori per interventi edilizi”, più noto come Decreto “CAM Edilizia”.

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Si consideri che il Decreto è formalmente in vigore a partire dal 6 dicembre 2022.


I “Criteri Ambientali Minimi” (indicati con l’acronimo CAM) sono in sostanza una serie di requisiti definiti dal Ministero della Transizione Ecologica per le varie fasi del processo di acquisto, volti a individuare le forniture, servizi e lavori migliori sotto il profilo ambientale lungo il ciclo di vita.
Ovviamente, nel caso dei CAM Edilizia, tali requisiti sono relativi a tutti gli interventi di progettazione e realizzazione di nuove costruzioni o di interventi di ristrutturazione/riqualificazione di edifici esistenti, compresi gli interventi di fornitura e/o sostituzione di serramenti.


E’ bene ricordare anche l’ambito di applicazione del Decreto, formalmente limitato agli interventi della Pubblica Amministrazione. In questo caso, le Pubbliche Amministrazioni devono far riferimento ai requisiti CAM nella stesura dei documenti di gara e devono anche indicare il maggior punteggio da assegnare alle offerte che presentano un minor impatto sulla salute e sull’ambiente.


Pur specificando questo ambito di applicazione, si ricorda che è lecito presumerne anche ricadute (più o meno complete) anche in altre tipologie di interventi o per altre tipologie di Committenti; più specificatamente, come già avvenuto in passato, alcuni dei requisiti CAM vengono poi introdotti e considerati anche negli interventi di costruzione o ristrutturazione del mercato “privato”, in quanto ritenuti utili e significativi dai Committenti e dai Progettisti.


E’ quindi possibile immaginarsi una sorta di “effetto di trascinamento” in altri mercati, non prettamente legati agli interventi della Pubblica Amministrazione; attenzione quindi ai prossimi contratti e capitolati tecnici, che andranno consultati con attenzione.

Nell’ambito del Decreto, molti sono i requisiti (“base” o “premiante”) che, direttamente o indirettamente, possono riguardare la fornitura e l’installazione di serramenti.
Una sorta di sintetico riepilogo di tali requisiti (senza pretese di esaustività), può essere il seguente:

1. In sintesi finale, è importante considerare quanto segue:Nelle prossime forniture o gare per interventi con Committenza pubblica (piccoli o grandi interventi che siano), sarà bene controllare con attenzione la documentazione, verificando le richieste contrattuali e capitolari;

2. È utile iniziare per tempo a prepararsi a questi requisiti (o quantomeno ai principali), poiché la tendenza del mercato sarà, in generale, in questa direzione;

3. E’ importante “cogliere il segnale”, cioè considerare la «direzione» che il mercato prenderà nei prossimi anni. Sostenibilità, risparmio energetico e salute saranno i «motori» di sviluppo;

4. Questi nuovi requisiti diverranno, di fatto, un sistema che premierà:

  • Prestazioni documentate e certificate
  • Mantenimento in opera delle prestazioni dei prodotti
  • Sistemi di etichettatura ambientale (EPD, ecc.)
  • Qualificazione e certificazione delle competenze

Sono tutte questioni delle quali in realtà si discute da tempo, ma che ora stanno arrivando a concretezza operativa.

Approccio in base al quale le Amministrazioni Pubbliche integrano i criteri ambientali in tutte le fasi del processo di acquisto, incoraggiando la diffusione di tecnologie ambientali e lo sviluppo di prodotti validi sotto il profilo ambientale, attraverso la ricerca e la scelta dei risultati e delle soluzioni che hanno il minore impatto possibile sull’ambiente lungo l’intero ciclo di vita.

Strategie energetiche nazionali ed europee: ricadute per i serramentisti e i clienti

VALENTINA MARINO
Responsabile progetti internazionali – Green Building Council Italia

Il problema del cambiamento climatico

Secondo analisi indipendenti della NASA e della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), le temperature superficiali globali della Terra nel 2019 sono state le seconde più calde da quando è iniziata la registrazione moderna nel 1880.

“Il decennio che si è appena concluso è chiaramente il decennio più caldo mai registrato”, ha dichiarato il direttore del GISS Gavin Schmidt. “Ogni decennio dal 1960 è stato chiaramente più caldo di quello precedente.”

Dal 1880, la temperatura media globale della superficie è aumentata e la temperatura media è ora più di 2 gradi Fahrenheit, un po’ più di 1 grado Celsius, sopra quella della fine del 19° secolo ed è improbabile che torneremo indietro.

Utilizzando modelli climatici e analisi statistiche dei dati sulla temperatura globale, gli scienziati hanno concluso che questo aumento è stato principalmente guidato dall’incremento delle emissioni nell’atmosfera di anidride carbonica e altri gas serra prodotti dalle attività umane.

Cosa serve per invertire la rotta?

La lotta al cambiamento climatico impone una politica delle riduzioni di emissioni di gas climalteranti che al 2050 per la Comunità europea dovranno essere per il settore degli edifici civili pari al -80 -90%.

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Gli obiettivi delle politiche europee

Il Green Deal Europeo – (Dicembre 2019)

illustra le strategie per fare dell’Europa il primo continente al mondo a impatto climatico zero entro il 2050, dando impulso all’economia, migliorando la salute e la qualità della vita delle persone e tutelando la natura e senza che nessuno sia escluso da questo processo

  • Ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990
  • Neutralità climatica al 2050

La strategia per abbattere le emissioni di almeno il 55 % entro il 2030 e costruire le basi per un’Europa climaticamente neutra nel 2050, è un’ondata di ristrutturazioni (Ottobre 2020) per riqualificare 35 milioni di edifici inefficienti entro il 2030.

Considerato che nell’UE l’85-95 % degli edifici sarà verosimilmente ancora in uso nel 2050, è indispensabile ristrutturarli per ridurre le emissioni e il consumo di energia.

  • Raddoppiare i tassi di ristrutturazione in 10 anni
  • Ristrutturare 35 milioni di edifici inefficienti entro il 2030
  • Creare 160.000 posti di lavoro green entro il 2030
Immagine da: https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/fs_19_6714
 
Immagine da: https://energy.ec.europa.eu/topics/energy-efficiency/energy-efficient-buildings/renovation-wave_en
 

Cosa possono fare i produttori di materiali e componenti

  • Sensibilizzazione degli attori del mercato e delle istituzioni
  • Fonti alternative di materie prime
  • Riformulare le produzioni, integrare materiali rinnovabili, eco- design
  • Organizzare le filiere circolari con progetti pilota
  • Diffusione degli EPD
  • Tavoli di lavoro tecnici affinché il legislatore ascolti gli operatori
  • Creare prodotti/soluzioni che possano stoccare la CO2
  • Assicurare la transizione dei processi produttivi
  • Idrogeno verde per le produzioni
  • Creazione di cordate di aziende virtuose affinché le aziende italiane non siano schiacciate dai grandi gruppi
  • Riciclare i prodotti attualmente sul mercato e non progettati secondo approccio ecodesign

Per concludere, l’impegno dei leader globali nei confronti degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite e dell’accordo di Parigi ha dimostrato la loro determinazione ad affrontare questioni come il cambiamento climatico, la scarsità di risorse, la salute e il benessere e lo sviluppo sostenibile.Il ruolo del settore edilizio nell’affrontare questi problemi complessi è quindi assolutamente centrale e gli edifici sostenibili hanno un enorme potenziale nell’aiutare a raggiungere un gran numero degli obiettivi globali, regionali e locali: solo sbloccando il vasto potenziale nei settori delle costruzioni e del settore immobiliare sarà possibile raggiungerli.

SERRAMENTO GREEN: gli imprenditori si incontrano

Gli imprenditori del legno si sono riuniti per il progetto “Serramento Green”, il primo progetto nazionale del settore serramento sul tema sostenibilità ambientale, lanciato insieme ad alcuni partner di riferimento della filiera, allo scopo di aprire il mercato ai serramenti di legno con prestazioni di sostenibilità
ambientale!
Una finestra non è “green” semplicemente perché è realizzata in legno, ma perché il processo produttivo del manufatto nel suo complesso ha rispettato determinate caratteristiche che portano a un’impronta ecologica pari a zero o addirittura a un saldo negativo, con l’obiettivo finale di avere un’emissione carbonica che non ha necessita di essere mitigata da azioni compensatorie come ad esempio piantare gli alberi nella foresta dell’Amazzonia.
Al serramento “green” ogni attore deve quindi portare dati informativi per la propria specificità: macchina, utensile, prodotto, foresta, in modo che l’insieme di valori portino a un serramento in legno davvero “green”.

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Le interviste

MASSIMO SCHIAVETTA
Presidente CDA Working Process srl, Responsabile R&D and Vision WP Brand

“Nell’ambito di questo progetto, Working Process ha fornito le informazioni relative alla parte macchina per far conoscere quanto costa in termini di energia produrre un serramento e in che modo i sistemi produttivi e di logistica avanzati, anche di moderna gestione come i software e il digitale nel processo produttivo, possano andare a impattare sul costo energetico ma anche su quello economico-finanziario del prodotto, e la stessa cosa riguarderà gli altri partner di riferimento della filiera che hanno aderito al progetto perché ognuno sta rilevando dei dati che costituiranno nell’insieme un punto di partenza interessante per il comparto.”


FILIPPO SCHEGGINETTI
CDA Member of Working Process srl
Marketing and comunication Director WP / CML

“Noi prima di poter dire: “siamo green”, dobbiamo avere la certezza di poterlo dire sulla base di dati reali, questo non e un greenwashing, ne tantomeno una voglia di urlare a tutti quanti: “anche noi piantiamo in Amazzonia gli alberi”. Invece, tutto e partito da una necessita che era quella di analizzarsi e capire se davvero siamo positivi o negativi per i soggetti che ci stanno attorno: non vogliamo cambiare il mondo, partiamo con il cambiare quello che abbiamo intorno.


ELMAR RASTNER
Sales manager di SWISSPACER elmar.rastner@saint-gobain.com www.swisspacer.com

1. Lungo il percorso verso la neutralità climatica servono dati affidabili. A livello internazionale si moltiplicano gli sforzi per raggiungere la neutralità climatica il più rapidamente possibile. Al momento la Francia assume un ruolo di precursore inasprendo le normative relative alle nuove costruzioni. “È solo una questione di tempo prima che anche in altri mercati Europei i costruttori di finestre si trovino a doversi confrontare in misura maggiore con i bilanci ecologici” afferma convinto Elmar Rastner.

A tal fine servirebbe, a suo dire, la giusta base di dati. L’azienda svizzera ha pubblicato di recente le EPD relative ai suoi distanziatori e delle inglesine viennesi. Esse forniscono dati affidabili sulle caratteristiche ecologiche di un prodotto lungo l’intero suo ciclo di vita.

NEST è l’edificio modulare per la ricerca e l’innovazione di Empa e di Eawag. Saint-Gobain Svizzera fa parte della rete di partner di NEST. I distanziatori SWISSPACER Ultimate sono stati integrati all’interno dell’unità «Sprint» in vetrate riutilizzate.
© Martin Zeller
NEST è l’edificio modulare per la ricerca e l’innovazione di Empa e di Eawag. Saint-Gobain Svizzera fa parte della rete di partner di NEST. I distanziatori SWISSPACER Ultimate sono stati integrati all’interno dell’unità «Sprint» in vetrate riutilizzate.
© Martin Zeller
Le EPD forniscono informazioni trasparenti e confrontabili sulle ripercussioni ambientali dei prodotti durante il loro intero ciclo di vita. Le EPD di SWISSPACER tengono conto del “livello del prodotto”. Tale livello include a sua volta tre moduli: l’approvvigionamento di materie prime (A1), il trasporto (A2) e la produzione (A3).
© SWISSPACER

2. La Francia è un passo avanti. Il regolamento sulla protezione termica entrato in vigore all’inizio del 2022 per le nuove costruzioni pone sfide ambiziose al settore edilizio: entro il 2030 essa prevede una riduzione delle emissioni di CO2 del 40% rispetto al 1990 ed entro il 2050 mira a raggiungere la neutralità climatica nelle nuove costruzioni. La questione non riguarda più solo le prestazioni termiche bensì l’analisi dell’intero ciclo di vita degli edifici. Involucri esterni degli edifici, rivestimenti per pavimenti, finestre: tutte le parti montate di un edificio hanno notevoli ripercussioni sull’ambiente, sia in termini di energia in fase di fabbricazione sia in termini di emissioni di CO2 o di produzione di rifiuti.

Alla base del regolamento vi è l’etichetta statale per la costruzione sostenibile E+C-. Oltre a un bilancio energetico positivo, essa mira anche a ridotte emissioni di CO2 per l’intero ciclo di vita. Le norme prescrivono limiti massimi per le emissioni di CO2 e il fabbisogno energetico nonché requisiti minimi per il comfort abitativo. I materiali da costruzione con un bilancio di CO2 inferiore e migliori caratteristiche isolanti possono conseguentemente avere opportunità di mercato di gran lunga migliori.

3. “Si tratta quindi di prepararsi a queste sfide in maniera tale che i nostri clienti abbiano rapidamente i dati alla mano” afferma Elmar Rastner.
Un fondamento importante per una valutazione ecologica degli edifici è rappresentato dalle dichiarazioni ambientali di prodotto (Environmental Product Declaration). Esse sono verificate da un ente indipendente e forniscono informazioni trasparenti sulle ripercussioni ambientali dei prodotti durante il loro intero ciclo di vita.

4. “Innanzitutto abbiamo pubblicato le nostre EPD. Attualmente siamo in contatto con diversi produttori di vetrocamera per sviluppare dichiarazioni ambientali di prodotto congiunte e far avanzare assieme il settore. In questo contesto potremo di certo approfittare delle esperienze maturate dalla nostra casa madre francese Saint-Gobain”: E questo sarà un argomento che possiamo solo affrontare tutti insieme come attori nel mercato.

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Riqualificazione energetica abitativa ma anche industriale o commerciale

Daniele Cagnoni

Titolare di Diemme Infissi®
Collaboratore di LegnoLegno
Tecnico certificato EQF4

Come nella parabola del colibrì, se ognuno di noi pensasse al concetto di riciclo e riuso, si potrebbero ottenere tantissimi immobili riciclati e riqualificati, evitando molte cementificazioni.

Gli edifici industriali e commerciali possono essere riqualificati a livello energetico proprio come viene fatto con le civili abitazioni. Anche in questo contesto possono essere installati infissi che hanno importanti prestazioni termo-acustiche.

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Allo stesso tempo possono essere effettuati isolamenti a cappotto che performano le murature e impianti tecnologici che abbattono gran parte dei consumi. Tanto più che la maggior parte degli edifici industriali e commerciali, da riqualificare, sono veri e propri energivori.
In questo caso studio affronteremo la riqualificazione energetica di un fabbricato industriale e commerciale sito in Toscana, a Lucca. Noi di Diemme Infissi® ci siamo occupati dei 108 mq di infissi necessari alla chiusura del fabbricato. Sulla base del progetto energetico, abbiamo progettato tutti i serramenti nelle varie tipologie previste.

La committenza è ISOLA SPA, una trading company con oltre 30 anni di esperienza nella commercializzazione di carta da macero che ha scelto di appaltare tutti gli interventi a 23 aziende locali. Aziende coordinate da Officine 3076 nella persona di Amerigo Giannoni.

Una scelta che rende onore all’Azienda. Questo intervento è stato gestito nel periodo Covid 2020-2021, con tutte le difficoltà del caso.
I lavori sono iniziati a Maggio 2020, in piena pandemia Covid 19, e con le limitazioni imposte dallo stato. Ricordo ancora il primo sopralluogo, quando ci tenevamo a distanza e stavamo con guanti e mascherina. I lavori sono terminati a Maggio 2021 con l’insediamento dell’Azienda in pianta stabile e il collaudo di tutti gli infissi.
Sono intervenuti 100 Tecnici, provenienti da 23 imprese locali, che hanno impiegato 45 settimane a riqualificare una superficie coperta di 1080 mq di fabbricato e di 2850 mq di area a verde. Compresi i parcheggi e le aree esterne, la proprietà misura 5600 mq.

Il progetto energetico dell’involucro.

Senza entrare nel merito della parte impiantistica, e rimanendo concentrati sull’involucro, vediamo insieme quali sono stati gli interventi delicati che abbiamo dovuto affrontare. Le esigenze del Progettista erano molto chiare, come il risultato da ottenere.

Un progetto come questo, composto da 108 mq di infissi, richiede una serie di studi preliminari che necessitano di attenzioni specifiche e puntuali. Abbiamo lavorato in modo minuzioso sulla definizione e sulla progettazione di tutti i componenti a vetro.
La parte della posa in opera degli infissi è stata affrontata con un progetto preliminare che abbiamo redatto in Diemme. Abbiamo tenuto di conto una serie di aspetti che ci hanno supportato nella gestione dell’intero intervento.
L’analisi degli infissi e della posa in opera si è basata principalmente su questi aspetti:
1. Lo stato di fatto del fabbricato e le tipologie di infissi applicabili/adattabili;
2. le variazioni dimensionali e gli adattamenti dei vani dove alloggeranno i nuovi infissi;
3. il sistema di apertura e di ricambio aria, fondamentali per la corretta funzionalità;
4. le esigenze legate ad una richiesta di design minimale e di un colore specifico;
5. i materiali e le loro caratteristiche statiche;
6. la corrispondenza tecnica con quello che serve per rientrare nei parametri energetici di progetto.
7. l’integrazione con l’isolamento a cappotto esterno;

L’ingegnerizzazione della posa in opera e la scelta dei controtelai monoblocco.

I tempi di gestione del cantiere erano veramente stretti e il progetto prevedeva che diversi infissi fossero ridimensionati. Proprio per questo motivo abbiamo scelto di partire da subito progettando un controtelaio monoblocco termico.
In questo modo abbiamo potuto accorciare i tempi e gestire il cantiere con la massima velocità di esecuzione. Per la committenza era determinante rientrare in una tempistica ben precisa e noi dovevamo coordinare una serie di lavorazioni molto complesse.
Non potendo presidiare continuamente il cantiere, anche per motivi di sovrapposizione nel periodo Covid, abbiamo lavorato molto di più sulla parte “del prima”. Ci siamo posti tutte le problematiche che potessero emergere durante le lavorazioni degli operatori di cantiere ed abbiamo cercato di affrontarle prima. Attività che richiede tempo e concentrazione ma si rivela sempre la strada migliore.

I controtelai monoblocco su 4 lati ci hanno consentito di impostare tutti i vani grezzi che l’impresa doveva predisporre. Allo stesso tempo, gestendo l’estrusione del monoblocco verso l’esterno, abbiamo potuto dare al cappottista la dima perfetta per congiungersi in modo efficace.
Il progetto prevedeva che tutti gli infissi avessero dei grandi imbotte esterni che si estrudevano verso l’esterno.
Il controtelaio monbolocco si è prestato magnificamente al rivestimento con apposite lamiere che hanno creato l’effetto desiderato.

La scelta dei serramenti e degli accessori ad essi connessi.

Sui lati del fabbricato sono state collocate finestre minimali di alluminio. All’occorrenza possono essere ombreggiate con delle tende motorizzate a comando domotico.
Nel retro sono presenti due grandi porte sezionali che consentono l’ingresso ai mezzi da lavoro e alle autovetture.
La parte frontale del fabbricato è composta da una facciata continua in alluminio con vetri ad alte prestazioni termo-acustiche. Sono stati utilizzati vetri che proteggono da caldo/freddo e sole.

I profilati di alluminio hanno una colorazione dedicata. Su di essi sono state collocate delle lame che si estendono verso l’esterno e che hanno una doppia funzione:
1. La prima funzione è legata al design che conferiscono alla facciata principale:
2. la seconda funzione consiste nell’ombreggiare una parte dei vetri quando il sole è in una determinata posizione.
Per gli infissi abbiamo scelto profili Schüco AWS/ADS 65, per la facciata continua abbiamo scelto il sistema Schüco FWS 50 e per le schermature abbiamo scelto le Tende K-Zip di Palagina.
La scelta dei fornitori è stata determinante per la gestione ed il risultato di questo cantiere virtuoso. In un periodo complesso come quello del Covid, siamo stati affiancati in modo impeccabile da tutti i nostri Partner.

La posa in opera e gli operatori di cantiere

Materiali di posa in opera conformi alla Norma UNI 11673-1 e posatori certificati EQF4 come previsto dalla Norma UNI 11673-2, hanno completato il quadro delle garanzie.
Ci siamo occupati del coordinamento dell’impresa edile che ha predisposto i vani di posa dei controtelai monoblocco. Il Geom. Andrea Spaccamiglio, responsabile Tecnico Diemme Infissi®, ha seguito tutte le fasi di questo importante intervento.
I nostri Tecnici interni hanno eseguito la posa in opera di tutti i controtelai e di tutte le predisposizioni previste dal progetto. Preferiamo da sempre avere la piena coordinazione di tutte le lavorazioni, incluse le predisposizioni e la posa in opera dei controtelai.
In questo modo abbiamo una completa padronanza delle lavorazioni e possiamo assumerci la responsabilità senza nessun dubbio sull’esecuzione.
I prodotti di posa che sono stati utilizzati sono certificati e conformi al progetto che abbiamo definito in partenza.
I controtelai monoblocco sono stati installati con viti di fissaggio di apposita dimensione e con tolleranze di posa minime. La schiuma poliuretanica utilizzata assolve le prestazioni richieste. Tutte le murature sono state rettificate per consentirci una posa in opera corretta e l’applicazione di una quantità minima di schiuma.
Il giunto primario (lato interno) è stato raccordato alla muratura con una membrana freno vapore. Nel lato esterno abbiamo applicato una membrana traspirante con tenuta acquaaria- vento.
Il giunto secondario è stato gestito mediante l’installazione di 2 nastri termo espandenti.
Sulla battuta del telaio è stato gestito con un nastro BG1. La costa del telaio è stata invece dotata (sui 3 lati) di un nastro termo espandente multifunzione (MF1).
Il quarto lato, che nel controtelaio è stato gestito con un sottobancale di 110 mm, ha visto l’applicazione di un nastro a celle chiuse al quale è stato addossato un sigillante di tipo Ms Polimer colorato. Sia sul lato interno che su quello esterno.
Relativamente alla facciata continua sono stati utilizzati materiali specifici di fissaggio e di isolamento all’acqua.
Il fabbricato ha raggiunto l’obiettivo prefissato nel Progetto Energetico ottenendo la Classe A4.
Un risultato molto importante poiché difficilissimo da ottenere in fabbricati ad uso industriale.
Solitamente, quando si parla di classificazione energetica, si parla di civili abitazioni che hanno metrature e dimensioni molto più semplici da gestire.
Ottenere questi risultati su un fabbricato industriale dovrebbe far riflettere i proprietari di immobili simili e, magari, incentivarli a riqualificare i propri.

Siamo orgogliosi che i nostri infissi siano stati componenti indispensabili per l’ottenimento di questo risultato.
La scelta di riqualificare questo immobile nasce dalla volontà di “recuperare e riciclare” un immobile esistente in disuso.
“ISOLA SPA ha scelto la strada più virtuosa, la riqualificazione di un immobile fatiscente che è tornato a nuova vita.”

Sicuramente sarebbe stato più semplice costruire una nuova sede, partendo da zero, ma non sarebbe stata un’operazione di riciclo e riuso.
Costruire da zero una nuova sede avrebbe imposto la cementificazione di un’area molto importante.
Come nella parabola del colibrì, se ognuno di noi pensasse al concetto di riciclo e riuso, si potrebbero ottenere tantissimi immobili riciclati e riqualificati, evitando molte cementificazioni.
Ottenendo comunque prestazioni e consumi di tutto rispetto.
Ringrazio la committenza che ci ha dato la possibilità di effettuare questo importante intervento, Officine 3076 Amerigo Giannoni ed il suo staff e tutto lo staff Diemme Infissi® che ogni giorno lavora con la massima dedizione per portare risultati garantiti ai nostri clienti.


Committente: Isola SPA
Progettisti: Quiriconi Progetti società di ingegneria – Studio Natalini

Lo schema di “CERTIFICAZIONE DEL PROCESSO DI POSA”

Antonio D’Albo

Direttore Tecnico Laboratorio
Tecnologico LegnoLegno

La continuità delle prestazioni del serramento ottenute in laboratorio si mantengono in opera con un preciso processo di posa in opera che parte dal progetto esecutivo e si conclude con la misura delle prestazioni in opera in cantiere.
Il progetto esecutivo si predispone in conformità alla norma UNI 11637-1 mentre la misura delle prestazioni in opera in cantiere si concretizza attraverso prove eseguite in conformità alle norme della serie UNI 11673-4.

THANKS TO

È stato recentemente proposto ad ACCREDIA, da parte di un organismo di certificazione, di sottoporre tale processo di posa a certificazione.

Sicuramente ciò rappresenterà un ulteriore tassello di controllo del processo di posa di parte terza a beneficio del comparto dei serramenti e del committente, se eseguito con la dovuta diligenza, competenza e chiarezza da parte degli organismi che vi prenderanno parte.

Nei prossimi mesi saranno definite le migliori procedure da parte degli Organismi di certificazione, che costituiranno lo schema di certificazione per tale processo di posa che ACCREDIA approverà a beneficio di tutti.
Ad oggi sul mercato nazionale tale processo di posa è governato dalla conformità al marchio volontario POSA QUALITA’ promosso dalle principali associazioni di categorie presenti sul territorio nazionale.
Sicuramente chi ha già aderito al marchio POSA QUALITA’ sarà agevolato nel mettere il cappello delle “certificazione” sul processo di posa già qualificato.

identifica 3 figure professionali: Installatore Junior, Senior e Caposquadra. La norma determinerà i futuri percorsi di qualificazione e certificazione delle competenze dei posatori.

specifica i requisiti minimi per l’erogazione di corsi di formazione per lo sviluppo delle conoscenze, definendo chiaramente i requisiti minimi delle organizzazioni e dei docenti che erogano la formazione ai posatori..

fornisce indicazioni di carattere documentale, analitico e sperimentale anche ai fini del collaudo in opera…

I VANTAGGI POTENZIALI

NEI RAPPORTI CON IL PROGETTISTA

NEI RAPPORTI CON IL COSTRUTTORE EDILE

Posa in opera: analisi agli infrarossi

Angelo Polenta

Laboratorio Tecnologico LegnoLegno

Quando il calore si muove,

sceglie le strade più brevi e più comode.
E cosa c’è di più comodo, ad esempio,

di un materiale che conduce
molto bene il calore?

Come già analizzato in recenti trattazioni, la pubblicazione della norma UNI 11673 – parte 4 “Posa in opera di serramenti: requisiti e
criteri di verifica dell’esecuzione” del marzo 2021 ha posto le linee guida per la conduzione dei test “in situ” sui serramenti, ovvero sulla verifica delle prestazioni reali e cioè a posa realizzata.

Ciò ha consentito non solo di completare un ciclo normativo, ma soprattutto di tradurre in aspetti pratici le verifiche fin qui solo di natura progettuale.

Uno dei capisaldi della norma è senza dubbio il requisito 4.1 “Isolamento termico”: in tale sezione della norma sono sviscerati gli aspetti relativi all’utilizzo della tecnologia dell’analisi termografica ad infrarosso (“TT” ovvero “Thermographic Testing”) ai fini del rilevamento di eventuali irregolarità termiche nel caso specifico dei serramenti, con particolare riferimento alle problematiche che possono insorgere dalla posa in opera degli stessi.

THANKS TO

In altre parole, tale tecnologia consente di individuare quelle anomalie genericamente definite come “ponti termici”, nei casi in cui tali difetti comportino, nel breve termine, scarse performance del sistema serramento e, nel lungo periodo, anche danni più rilevanti.
Senza entrare nel merito delle teorie della termodinamica, è comunque corretto definire il calore come “energia in transito”; tale transito non avviene in maniera casuale, ma secondo precise leggi fisiche.

Tale materiale diventa quindi un favorevole ponte di passaggio per il calore: un “ponte termico”, appunto.
A questo punto però sorge un problema: immaginiamo di osservare un muro all’interno di una abitazione.


Tale parete presenterà, sulla sua superficie, una serie infinita di temperature differenti, talora anche con differenze molto significative tra un punto e un altro.
Ma, purtroppo, l’occhio umano non riesce a cogliere queste differenze.
Certo, si potrebbe utilizzare un termometro, sia esso da contatto o no, ed effettuare una serie infinita di misure punto per punto sulla parete… scelta alquanto disagevole. Oppure, per rilevare cosa è più caldo e
cosa è più freddo, ovvero per individuare eventuali difetti che evidenzino la presenza di ponti termici, è possibile utilizzare una tecnologia in grado di sopperire alla mancanza di questa capacità del nostro occhio.


Tale tecnologia è quella dell’infrarosso: con l’utilizzo di apposite macchine dette “termocamere” è possibile analizzare un oggetto, o un sistema più complesso, sulla base della sua temperatura. Semplificando, usare una termocamera è come avere un occhio che non osserva più secondo la luce, ma secondo il calore.


Dietro queste opportune semplificazioni vi sono però, come è facile immaginare, teorie molto complesse, le quali si traducono anche in una costante evoluzione sul mercato delle strumentazioni che su tali teorie si basano.

Tale complessità si riflette in due aspetti di enorme importanza.
Il primo è la necessità di conoscere e distinguere sul mercato prodotti molto diversi. Il range di prezzo, e quindi di livello di performance di tali macchine, è estremamente ampio. Si passa da alcune centinaia di euro ad alcune decine di migliaia. È indiscutibile quindi che ci si può imbattere in oggetti profondamente diversi per i quali una comparazione ha senso solo a determinate condizioni.


Il secondo, se vogliamo conseguente al primo e sicuramente più rilevante, è la capacità dell’operatore che esegue il test. La norma richiede infatti che la conduzione di un test termografico per la verifica della prestazione termica della posa in opera dei serramenti sia eseguita da personale certificato secondo una norma internazionale (ISO 9712 “Prove non distruttive – Qualificazione e certificazione del personale addetto alle prove non distruttive” per verifiche termografiche con metodo dell’infrarosso).
Pertanto, alle sempre più frequenti domande del tipo: “Nella mia casa è stata fatta una termografia e si
vedono parti fredde intorno al serramento. Come mai? La posa è stata quindi eseguita in modo non corretto?”.


La primissima cosa da fare è verificare le competenze di chi ha eseguito il test e qual è lo strumento che è stato utilizzato. Non sono rari, infatti, i casi in cui molti contesti di verifica possono indurre in errori talora anche grossolani, e tali “abbagli” possono vedere protagonisti anche operatori molto esperti.
Alla luce di questo, è necessaria una attenta attività di “post produzione” in maniera del tutto analoga a quello che avviene nell’ambito della fotografia.
Ma attenzione: alcuni dei parametri su cui si basa il test risultano immodificabili una volta acquisiti.

Pertanto, non tutto può essere oggetto di successiva elaborazione, e ciò rende ancora più necessario che il test sia eseguito da personale formato.


Come si prepara il sito che deve essere oggetto di test termografico? Quali requisiti deve avere affinché restituisca misure significative?


Abbiamo detto che il calore è energia in continuo movimento. Ma perché questo movimento avvenga, c’è bisogno che vi sia uno “squilibrio” tra qualcosa di caldo e qualcosa di freddo. Ancora una volta col beneficio della semplificazione, se pongo a contatto due corpi che hanno la stessa temperatura, tra di loro non si innescherà alcun flusso di calore in quanto i due corpi si trovano in condizione di equilibrio termico.


Non appena questa condizione cambia, il calore si muoverà spontaneamente dal corpo più caldo a quello più freddo.


Ecco che allora, per verificare il sistema di posa di un serramento e l’eventuale presenza di ponti termici, è necessario che la misura avvenga quando il calore è in movimento, e tale condizione si ottiene quando la temperatura interna e quella esterna differiscono. Più la differenza tra le due è significativa, più tale movimento di calore sarà rilevante. Per questo motivo, la norma indica una differenza minima di temperatura tra l’interno e l’esterno dell’involucro oggetto di test termografico.

Ne consegue che, al fine di ottenere dei “buoni” termogrammi, è prassi che i test termografici vengano condotti nel periodo invernale quando, all’esterno, le temperature si mantengono al di sotto di determinati valori. Inducendo artificialmente all’interno temperature relativamente elevate attraverso l’impianto di riscaldamento, se presente, o qualsiasi altra macchina in grado di produrre calore, si genera quella significativa differenza di temperatura interno/esterno che innesca il regime di moto del calore.


Altro fattore di non poco conto è il tipo di moto che viene innescato. Le verifiche infatti restituiranno dei termogrammi tanto più efficaci quanto più lo scambio di energia tra interno ed esterno avviene in maniera regolare. Per questo motivo è opportuno iniziare a riscaldare l’ambiente interno abbondantemente prima dell’orario in cui è previsto il test termografico: in questo modo si libera il campo da ogni affezione dovuta alla transitorietà del regime ed il test termografico sarà così effettuato quando il moto del calore avverrà in un modo che, con buona approssimazione, è possibile definire “stazionario”.


Le competenze e l’esperienza sono fondamentali anche per distinguere la “tipologia” di ponte termico il quale, come si sottolinea negli eventi formativi sull’argomento, non è necessariamente connesso all’intrinseca natura dei materiali, più o meno conduttivi rispetto al calore.


Una difformità termica di un elemento, o parte di esso, può ricondursi infatti ad altre cause quali geometria, spessore o interazione tra materiali differenti. In tutti i casi, il termogramma mostra una “macchia” fredda senza che all’interno dell’involucro sia stata indotta alcuna pressione: in altre parole, vi è qualcosa che fa da ponte per il calore anche se non è presente alcun moto convettivo.


Viceversa, un ulteriore utilizzo della tecnologia ad infrarossi è quello in cui la termocamera viene utilizzata proprio in presenza di moti convettivi indotti, come accade per esempio quando si utilizza un “Blower door test”.
Tale apparato di prova consente di innescare una depressione artificiale all’interno dell’involucro, consentendo quindi all’aria esterna di permeare verso l’interno attraverso ogni “punto debole” del sistema.


Essendo l’aria esterna significativamente più fredda di quella interna, è evidente che se tali “debolezze” riguardano la posa del serramento, dal termogramma saranno visibili le infiltrazioni d’aria come zone fredde.


A differenza di quanto precedentemente descritto, in questi casi il ponte termico è strettamente connesso alla depressione indotta e va quindi sotto il nome di “ponte termico convettivo”. Anche dal punto di vista strettamente visivo, la “zona fredda” assume una conformazione diversa presentandosi più come “fiamma” che come “macchia”.

Ciò è banalmente causato dallo spiffero d’aria esterna che, laddove si infiltra, lascia un segno freddo molto ben individuabile.


L’analisi agli infrarossi ci dimostra che le tecnologie avanzano e questo significa che il serramentista ha sempre meno possibilità di errore. Come sempre, un ruolo fondamentale e complementare lo rivestono le norme, in quanto rappresentano la garanzia che queste tecnologie vengano utilizzate in modo rigoroso e non arbitrario. Sono tutti fattori che portano ad un’unica conclusione: l’asticella del nostro settore, con particolare riferimento alla posa, si sta spostando verso l’alto.


E siamo solo all’inizio.

Piove?

Davide Barbato
Responsabile Qualità Laboratorio
Tecnologico LegnoLegno

Per anni i serramentisti si sono dovuti “difendere” da presunte verifiche di tenuta all’acqua effettuate nel modo più fantasioso possibile sui prodotti installati in opera; con cannoni ad acqua, con pulitrici a vapore, nebulizzatori, innaffiatori da giardino e secchiate contro il serramento.

THANKS TO

Ognuno di questi “metodi” non può essere considerato attendibile per una serie di motivi, su tutti la mancanza di un documento tecnico (norma, rapporto tecnico, ecc) e l’impossibilità di rendere la prova ripetibile e riproducibile.
Cosa vuol dire che una prova all’acqua in opera, fatta per confermare la tenuta del serramento installato o per identificare eventuali problemi, deve essere ripetibile e riproducibile?

Ognuno di questi “metodi” non può essere considerato attendibile per una serie di motivi, su tutti la mancanza di un documento tecnico (norma, rapporto tecnico, ecc) e l’impossibilità di rendere la prova ripetibile e riproducibile.
Cosa vuol dire che una prova all’acqua in opera, fatta per confermare la tenuta del serramento installato o per identificare eventuali problemi, deve essere ripetibile e riproducibile?
La ripetibilità è la capacità di ottenere lo stesso risultato lasciando immutate tutte le condizioni in cui la prova è stata eseguita.
Esempio pratico; effettuo una prova di tenuta all’acqua sulla finestra che evidenzia una perdita dal montante centrale ad una pressione di 100 Pa.
Procedo con asciugare la finestra e rieseguire il test con le medesime condizioni quindi:
• Medesima quantità di acqua;
• Medesima posizione degli ugelli che spruzzano l’acqua;
• Medesima pressione dell’acqua;
• Medesimo tempo di esposizione;
• Medesima pressione del vento;
• Medesimo tecnico che gestisce la prova, ecc.
ed il risultato deve confermare o meno (o confermarlo entro certi limiti) quanto visto con la prima prova.

Cantiere nel quale è stata eseguita la verifica di tenuta all’acqua in opera secondo UNI 11673-4 a seguito dell’installazione della prima finestra al piano terra.

La riproducibilità invece è la capacità di ottenere lo stesso risultato quando la prova viene effettuata cambiando una o più condizioni.


Esempio pratico; effettuo una prova di tenuta all’acqua sulla finestra che evidenzia una perdita dal montante centrale ad una pressione di 100 Pa.
Procedo con asciugare la finestra e rieseguire il test con alcune condizioni invariate ed altre modificate;
• Medesima quantità di acqua;
• Medesima posizione degli ugelli che spruzzano l’acqua;
• Medesima pressione dell’acqua;
• Medesimo tempo di esposizione;
• Cambio del tecnico che gestisce la prova, ecc.


I parametri oggetto di modifica quando si valuta la riproducibilità della prova possono essere diversi, ognuno dei quali in grado di incidere in modo più rilevante sul risultato del test.
La ripetibilità e la riproducibilità consentono cosi di capire se il metodo utilizzato può essere ritenuto idoneo, affidabile e se ci sono fonti di errori che non sono controllate. Attraverso tale valutazione viene ricercata una congruenza dei risultati che non renda la misura “Non significativa”.


Adesso immaginiamo una prova eseguita con un metodo “artigianale” descritto all’inizio…
secchiate di acqua contro il serramento;
• Quanta acqua c’era nel secchio?
• Con che “forza” è stata lanciata?
• In che parte del serramento?
• Che parte del serramento è stata bagnata?
• Per quanto tempo?


E potremmo continuare elencando tutte le componenti che non sono controllate e rendono il test NON riproducile e NON ripetibile.
È qui che ci viene in aiutato la norma UNI 11673-4 – Posa in opera di serramenti: Requisiti e criteri di verifica dell’esecuzione.

L’evoluzione normativa e tecnica ha aperto nuovi scenari rispetto alla “sola” prova di tenuta all’acqua eseguita in Laboratorio (che permane il primo punto granitico nella caratterizzazione prestazionale dei serramenti) cosi come nuove possibilità.
Attenzione, anche la prova in opera viene eseguita nel rispetto di tutte le indicazioni contenute nella norma UNI 11673-4; quello che cambia è il contesto di applicazione che nel caso delle prove iniziali di tipo è “solo” il prodotto installato su una apparecchiatura di prova appositamente predisposta mentre per le verifiche di cantiere riguarda (o meglio, può riguardare) il prodotto e la posa nel contesto finale di destinazione.

Tutti i parametri sono controllati e gestiti in opera; la prova ha in questo modo la capacità di risultare ripetibile e riproducibile.
Controllo della quantità e della pressione dell’acqua
Prova di tenuta all’acqua eseguita in cantiere

Esempio concreto sono le prove di tenuta ll’acqua richieste al Laboratorio Prove LegnoLegno ed eseguite in opera con la finalità di analizzare prima della chiusura dei lavori la prestazione di tenuta all’acqua del serramento comprensivo dei giunti di installazione; cogliere questa opportunità è una opzione che più di una azienda ha già colto a pieno.
La verifica di un prodotto campione installato in cantiere, affiancato alle prove di laboratorio sul serramento permette, ad esempio nei cantieri di maggiore rilevanza, di identificare gli eventuali punti critici legati alle infiltrazioni di acqua dovuti alle regolazioni del serramento o al sistema di posa e a porvi rimedio prima dell’installazione dei restanti serramenti, ponendo gli accorgimenti del caso ove necessario.

Con questa operazione di verifica in loco ogni soggetto che interviene nel processo di acquisto, installazione e vendita dei serramenti viene rassicurato circa la conformità del prodotto installato.

Controllo della posizione degli ugelli
Controllo della pressione applicata alla superficie del serramento (in questo caso circa 146 Pa)

Spesso la verifica in opera sui serramenti, che sia la tenuta all’acqua, la permeabilità all’aria, le indagini termografiche o le verifiche acustiche, sono vissute come una “messa in discussione” del lavoro e delle competenze del serramentista e del posatore.
Altrettanto spesso, cambiando alcuni punti di vista, ci è possibile affrontare le sfide professionali con motivazioni diverse; la verifica in opera è elemento di:
• Differenziazione dalla concorrenza anche in fase di offerta;
• Distinzione nelle proposte alla committenza;
• Tutela per il serramentista e per il posatore
• Garanzia per il Progettista e l’impresario
• Sicurezza per l’acquirente
• Indagine preliminare atta a risolvere eventuali problematiche in tempi rapidi
• Qualifica del lavoro svolto


Un elemento oggetto di studio nei percorsi formativi di comunicazione è la valorizzazione dell’indice di importanza di acquisto del cliente, macroscopicamente definito in:
• Tempo (ho bisogno del prodotto in tempi rapidi)
• Costo (ho una maggiore o minore disponibilità economica)
• Qualità (necessito di un prodotto che ha prestazioni distintivo rispetto allo standard).
• La necessità di avere un prodotto in tempi rapidi e di costo ridotto comporta in genere un prodotto di “qualità ridotta”.
• Avere bisogno di un prodotto velocemente e con qualità distintive comporta in genere un prodotto molto costoso.
• Infine, richiedere un prodotto con qualità distintive costo ridotto prevede che il prodotto avrà tempi di fornitura molto lunghi.


E se la committenza cerca un prodotto da avere velocemente, che costi poco e che abbia qualità elevata e distintiva, in che condizione ricadiamo? A voi la risposta…

Isolamento acustico: il comportamento dei cassonetti

Davide Barbato

Responsabile Qualità Laboratorio
Tecnologico LegnoLegno

• Cosa è il valore Rw?
• Cosa è il valore Dnew?

Per esprimere in modo più chiaro la definizione di Rw e Dnew è indispensabile inquadrare l’argomento in modo più ampio.
In edilizia residenziale, dove i limiti previsti per la facciata non sono particolarmente elevati e le partizioni opache (muri) hanno prestazioni più che soddisfacenti a raggiungere gli obiettivi preposti, il serramento rischia di essere il punto critico: è sufficiente che un solo serramento abbia prestazioni “scarse” e l’intera facciata rischia di non essere in linea con i valori previsti dalle regolamentazioni nazionali.

THANKS TO

Il valore che viene quindi richiesto e/o fornito con riferimento ai serramenti è Rw, che potremmo definire come la capacità del serramento di ridurre la trasmissione del suono incidente su di esso attraverso una valutazione di laboratorio senza l’incidenza delle trasmissioni laterali, secondo la UNI EN ISO 717.

Quando al termine Rw viene aggiunto l’apostrofo, R’w significa che la valutazione si riferisce ad una misurazione in opera ed è quindi comprensiva delle trasmissioni laterali: in tal caso si parla di valutazione del potere fonoisolante apparente.

La gestione è differente quando sono presenti in facciata elementi costruttivi di dimensione inferiore a 1 m2 (cassonetti coprirullo, bocchette d’aria, sezioni di muro di piccole dimensioni con spessori ridotti, ecc); in tal caso il valore acustico che viene richiesto e che viene utilizzato nella definizione dell’indice di isolamento acustico di facciata non è più il valore Rw ma è il valore Dnew
La differenza è sostanziale. In un caso si parla dell’isolamento acustico proprio di un prodotto (serramento), mentre nell’altro si valuta il valore acustico di una unità di assorbimento di 10 metri quadrati all’interno della quale viene inserito il piccolo elemento.
L’argomento si presta a particolari approfondimenti che rientrano in campi molto particolareggiati e non sono oggetto del presente articolo.

È importante però sapere che:
• Per elementi quali serramenti (finestre, portefinestre, porte blindate, ecc) è necessario fornire il valore Rw
• Per elementi con superficie inferiore a 1 m2 è necessario fornire il valore Dnew
Il trattamento del dato all’interno del calcolo per la determinazione del valore di isolamento acustico di facciata è naturalmente completamente differente.
Per avere idea dell’enorme differenza tra i due valori si riportano i dati statistici rilevati sui cassonetti coprirullo nel laboratorio LegnoLegno.

Attenzione quindi: i due indici Rw e Dnew specificano parametri differenti tra loro; pertanto, se è necessario porre a confronto valori acustici di due cassonetti coprirullo diversi, oppure rispondere ad una specifica di carattere contrattuale/disciplinare è INDISPENSABILE, per i piccoli elementi, evidenziare quale dei due valori viene trattato.

Con la medesima metodologia sviluppata per le analisi pubblicate negli articoli sui precedenti numeri di LegnoLegno, andremo a riportare i risultati ottenuti in termini statistici su cassonetti che possono essere accomunati per una o più caratteristiche tecniche.
Il primo elemento da riportare è relativo alla presenza di isolante interno al cassonetto.

Una macro-suddivisione può essere fatta analizzando gli isolanti presenti nei cassonetti: “leggeri” con massa inferiore ai 40 kg a m3 e “pesanti” ovvero superiore ai 40 kg a m3.
Come più volte ribadito, i dati servono come elemento conoscitivo in ambito progettuale e forniscono spunti sui quali riflettere.

Per correttezza si specifica che il numero di prodotti testati con isolante leggero (XPS, EPS, sughero, etc.) sono numericamente più elevati rispetto ai cassonetti coprirullo con isolante pesante (lana di roccia, isolanti sintetici ad alta densità, pannelli sandwich di gomma e isolanti, etc.).

Un’altra importante suddivisione è quella relativa alla tipologia stessa del cassonetto, suddivisa in 2 gruppi.
Un gruppo è quello relativo ai cassonetti “tradizionali”, ovvero sporgenti sul lato interno e con cielino di ispezione interno.

Tali prodotti in realtà di tradizionale hanno poco in quanto hanno caratteristiche all’avanguardia:
a. sono isolati, anche se con materiali in genere più performanti al requisito della termica;
b. hanno un tappo di ispezione che presenta le guarnizioni sui 4 lati;
c. hanno una guarnizione a spazzolino che riduce lo spazio presente tra cassonetto e veletta per lo scorrimento dell’avvolgibile.


Se per il punto a) è stato riportato un doppio grafico su sigillante leggero e pesante e per il punto b) è da considerarsi necessaria la presenza di guarnizioni per la chiusura del tappo di ispezione, il punto c) è un elemento del quale non è sempre nota l’incidenza.

La riduzione dello spazio di scorrimento dell’avvolgibile infatti è una riduzione correlata direttamente al restringimento del foro di maggiore passaggio del rumore; lo scorrevole che deve comunque essere facilmente movimentabile, deve “strofinare” su una guarnizione che non ne impedisca il movimento.

Il classico elemento utilizzato è la cosiddetta “guarnizione a spazzolino”.

Un altro gruppo è relativo ai cassonetti a ponte e/o monoblocco, ovvero i cassonetti coprirullo contenuti all’interno del pacchetto murario, che possono prevedere il cielino di ispezione sia internamente che esternamente e che sono, in genere, integralmente composti di materiale isolante. In questo caso è ben evidente il vantaggio ottenuto in termini acustici dall’utilizzo di un cassonetto a “ponte”.
(Vedi LegnoLegno News n. 68 – pag. 12)

Dal punto di vista acustico ci sono 3 elementi che ne migliorano notevolmente le caratteristiche:
1. La presenza del serramento, nella maggior parte dei casi, a filo “interno”. Con tale posizionamento di fatto l’unica superficie di dispersione acustica diventa la parte frontale, posta sotto lo strato di intonaco;
2. La presenza del cielino di ispezione localizzato esternamente rispetto ai locali abitati;
3. La presenza costante di isolante e guarnizione a spazzolino.

Abbiamo sviluppato in modo dettagliato i risultati acustici ottenuti su migliaia di prodotti suddividendo i valori tra:

• Finestre in legno
• Finestre in alluminio
• Finestre in PVC
• Portefinestre in legno
• Portefinestre in PVC
• Cassonetti coprirullo

Per ogni gruppo di prodotti, è stata effettuata un ulteriore suddivisione in considerazione di:

• Numero di guarnizioni
• Spessore di anta e telaio
• Valore acustico della vetrocamera
• Tipologia di soglia per portafinestra
• Cassonetto coprirullo standard;
• Cassonetto coprirullo a ponte e monoblocchi

E adesso, come utilizzare tutti questi dati?

Uno dei principali utilizzi da prendere in considerazione è relativo alla consultazione in ambito progettuale.
Per quanto i valori siano statistici e quindi non assimilabili a prove eseguite sui serramenti effettivamente realizzati dal produttore, si basano sull’analisi di una ampia gamma di prodotti e pertanto possono essere ritenute affidabili in via di valutazioni preliminari.
Non di rado le telefonate che ci giungono in Laboratorio sono:
“Ho eseguito una prova sulla mia finestra con un vetro da 41 dB ed ho ottenuto 40 dB. Adesso vorrei dichiarare con un vetro da 45 dB un valore di finestra di 44 dB… posso farlo vero?”
“Mi hanno chiesto un serramento da 44 dB. Ci sono indicazioni e consigli preliminari che è bene seguire perché in fase di prova abbia più probabilità di ottenere il valore desiderato”?
“Il progettista mi ha chiesto un cassonetto da 57 dB; gli ho detto che si è sbagliato perché è impossibile arrivare ad un valore così alto”.
A queste domande, e a tante altre relative a specifiche questioni inerenti i requisiti acustici, gli studi pubblicati riescono a dare risposta.

In conclusione

Si consideri che la gestione del requisito acustico in termini di rispondenza alle prescrizioni previste dal DPCM 05/12/1997, è complessa e articolata e vi sono specifiche figure nell’ambito della progettazione dedicate al soddisfacimento di tali quesiti.


Il serramentista non deve sostituirsi al progettista, ma deve anzi essere una fonte di informazioni e di assistenza, attraverso la capacità di assistere il committente con tutto quanto riguardi il proprio campo ed i propri prodotti.


La realtà di cantiere che ci troviamo quotidianamente ad affrontare è diversa dalle situazioni ideali di laboratorio; può succedere che elementi con soddisfacenti valori acustici in linea con quanto richiesto dal progettista alla fine portino una verifica negativa.


Sappiamo che spesso il problema, quando è stata eseguita una attenta fase preliminare di verifica dei prodotti e dei relativi indici di isolamento acustico, è legato alla questione “installazione”, in quello spazio compreso tra il serramento ed il muro che è terra di nessuno, sotto quel coprifilo che può nascondere gioie o dolori, e che alla fine dei conti può tradursi in una perdita significativa di isolamento anche di parecchi dB.


E più le prestazioni delle facciate sono elevate (edificio residenziale, ospedale, ufficio, scuola, etc.) più tali influenze rischiano di creare situazioni di difficile gestione.


“Quindi alla fine Davide stai dicendo che conoscere tutti i parametri di Laboratorio non serve a nulla perché poi il mondo reale è un’altra cosa?”


No, proprio il contrario.


Per avere maggiore consapevolezza del contesto nel quale si opera, per conoscere i possibili problemi, per stimare le prestazioni di accessori e componenti, per considerare l’incidenza di possibili varianti, è indispensabile partire proprio dall’analisi dei valori di laboratorio, dagli studi eseguiti e dalle statistiche di prova, dai progetti costruttivi ed esecutivi e dalla valutazione dei materiali da impiegare, e non fermarsi qui!


Si devono fornire al progettista le informazioni sull’importanza della posa, sulla possibilità di fruire di progetti di installazione analizzati grazie all’avvento delle norme di riferimento e alle valutazioni dei fornitori di materiali. Nulla è più “lasciato al caso”, o meglio, tutti gli elementi sono presi in considerazione: tipologie di materiale, prestazioni di sigillanti e riempitivi, modalità di utilizzo.


La posa non è più l’elemento sconosciuto che può vanificare progetti nei quali si è investito tempo e risorse, ma diventa l’elemento di differenziazione. La chiave per concretizzare tutto quanto è effettuare studi e accurate analisi che poi si dovranno, abilmente, portare in opera.

Verifica di congruità dei costi

Alessia Filanci

Dipartimento Energia
Consorzio LegnoLegno

Tutto quello che c’è da sapere

Spesso ci viene chiesto come utilizzare l’Allegato A e come verificare la congruità dei costi preventivati al cliente. Di seguito cercheremo di farvi comprendere come gestire la verifica di congruità dei costi e quali documentazioni sono necessarie.


Come sappiamo, il 16 Aprile 2022 è entrato in vigore il cosiddetto “Decreto Costi Massimi Ammissibili” che deve essere applicato obbligatoriamente a tutte le pratiche con data inizio lavori successive al 15 Aprile.


Per data inizio lavori si intende:
• Nel caso di intervento svolto in presenza di Titolo Abilitativo: la data di inizio lavori corrisponde a quella indicata sul titolo;
• Nel caso di intervento svolto in Edilizia Libera: la data di inizio lavori viene definita dal committente, il quale sotto sua responsabilità rilascia la Dichiarazione Sostitutiva di Atto Notorio del Committente in cui dichiara la data di inizio lavori e che l’intervento viene svolto in edilizia libera;

THANKS TO

Allegato A

Il Decreto definisce che per la verifica di congruità dei costi si deve far riferimento all’Allegato A, ossia una tabella in cui sono riportati i costi massimi specifici agevolabili per tipologia di intervento.

Ricordiamo però che i massimali di costo indicati nell’Allegato A sono considerati al netto di:
• Iva
• Prestazioni Professionali
• Opere relative all’installazione: ossia i costi per le opere provvisionali necessarie per l’installazione, come ad esempio i ponteggi, le piattaforme elevatrici ecc. (costi da verificare mediante prezziari)
• Posa per la messa in opera dei beni: ossia i costi veri e propri della pura manodopera relativa all’installazione dei serramenti (costi da verificare mediante prezzari)
Il fornitore è quindi obbligato a verificare la congruità dei prezzi e rilasciare la Dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà del Fornitore con cui stabilisce la congruità della spesa.

Come è meglio procedere…

Dallo schema riportato è possibile trarre un’importante considerazione in merito al procedimento
più corretto da seguire per la verifica di congruità dei costi agevolabili:

Per poter emettere una fattura congrua, è bene che il fornitore stili un preventivo sulla base del quale verificare la congruità dei costi al fine di presentare al cliente finale un preventivo congruo da tramutare in contratto.

Esempi di verifica congruità dei costi

Vediamo 2 semplici esempi di verifica di congruità:

1° Esempio

Preventivo del fornitore

In questo caso l’esito della verifica è positivo in quantoi prezzi del fornitore non sono superiori rispetto ai massimali dell’Allegato A e del Prezziario DEI, pertanto il fornitore emetterà fattura congrua e rilascerà la dichiarazione del fornitore

2° Esempio

Preventivo del fornitore

In questo caso l’esito della verifica è negativo in quanto i prezzi del fornitore sono superiori rispetto ai massimali dell’Allegato A e del Prezziario DEI, pertanto il fornitore emetterà una fattura con la quota detraibile congrua, una fattura con la quota eccedente non congrua ed rilascerà la Dichiarazione del Fornitore relativa solamente alla quota congrua.


Vi ricordiamo che LegnoLegno rimane al fianco dei serramentisti in tutti gli aspetti che riguardano la gestione delle pratiche: sia per quanto riguarda i casi di semplice comunicazione ad Enea, sia nei casi in cui al serramentista occorra un supporto per la verifica della congruità dei costi, ed infine nei casi in cui sia necessaria l’asseverazione di congruità della spesa da parte di un tecnico abilitato.

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