Tutto perfetto tranne l’aria che entra
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Tutto perfetto tranne l’aria che entra

Un caso studio tra natura e criticità: analisi strumentale, normativa UNI 11673- 4 e impatto delle infiltrazioni d’aria su un’abitazione ad alta esposizione.

Il lavoro è di quelli importanti. Siamo sulle sponde di un bellissimo lago. Lo scenario è incantevole, e per raggiungere l’edificio oggetto di ristrutturazione si percorre una stradina fra natura incontaminata e docili animali al pascolo. La strada è in salita, perché la casa si trova in cima ad una collinetta, in una posizione che offre una vista mozzafiato. Tutto intorno nessun’altra abitazione, solo verde e silenzio.

Non v’è dubbio che tutta questa premessa abbia sicuramente generato grandi aspettative in termini di risultati, influendo sulla passione e la cura del dettaglio con cui è stato progettato il cantiere. Ogni aspetto architettonico è stato pensato per coniugare al massimo estetica e performance e, tra questi, anche i serramenti con i relativi accessori.

Ma una volta ultimati i lavori, l’abitazione inizia ad essere utilizzata… e nonostante si tratti di una dimora non comune, i proprietari hanno intenzione di “viverla” in maniera abbastanza intensa e non occasionale.

Nei mesi invernali però, si cominciano ad evidenziare alcuni problemi: la temperatura interna sembra non riuscire a mantenere un livello di comfort accettabile, tant’è che vi è necessità di intervenire spesso sui termostati per trovare un punto di equilibrio.

Ma, soprattutto, spifferi. Tanti, tanti spifferi.

L’abitazione si trova infatti in cima ad un colle e questo la espone ai venti più o meno forti che spesso interessano la zona. Inoltre, l’esposizione sui quattro lati fa sì che l’edificio non risulti protetto rispetto ad alcuna direzione. Come già affrontato in altre pubblicazioni ed in altri eventi formativi del Consorzio Legnolegno, la Letteratura di settore ci dice che i serramenti, assommando il contributo termico a quello di permeabilità all’aria, contribuiscono media- mente per circa un quinto, talora addirittura un quarto, alle dispersioni totali dell’involucro. Nel caso specifico, la trasmittanza termica dei prodotti forniti era sicuramente soddisfacente nonché abbondantemente all’interno dei limiti ammessi per la zona climatica; se ne conclude che, in questo caso, tutte le colpe risiedono nella scarsa ermeticità. E, come detto, la location ed il meteo della zona pongono spietatamente questi difetti in evidenza.

Ma, si sa… fin quando non vi sono parametri oggettivi, ogni valutazione può essere tacciata di parzialità. Ed è a questo punto che entra in gioco il ruolo del Laboratorio. È bene ricordare infatti che un organismo di prova non emette giudizi, ma misure. E per determinarle si basa su norme e/o procedure riconosciute, utilizzando strumentazioni tarate. A quel punto si hanno in mano dati certi che possono confermare o contraddire un’ipotesi iniziale.

Alla luce di questo, cosa fare? Quali prove? Quante prove? Su quali campioni?

Le risposte non erano certo facili in un contesto in cui i problemi sembravano esserci un po’ dappertutto.

Per ottimizzare le tempistiche si è deciso di analizzare in via preliminare tutti i serramenti presenti nell’abitazione attraverso l’utilizzo di un termoanemometro a terminale caldo: si tratta di uno strumento che rileva in maniera puntuale la velocità del passaggio di aria attraverso il raffreddamento che lo spiffero produce sul terminale caldo. Tale dispositivo viene utilizzato in combinazione ad una apparecchiatura che induce una depressione all’interno della casa, simulando di fatto un vento esterno. Nella casa erano presenti serramenti di vario genere: un’anta, due ante, luci fisse, etc.

Le rilevazioni hanno evidenziato un primo, preoccupante dato: neppure uno dei serramenti era esente da spifferi significativi e, per larga parte, tali infiltrazioni erano riconducibili alla posa in opera.

Non solo: inducendo aria in maniera artificiale anche i cassonetti coprirullo risultavano installati in maniera molto approssimativa, generando flussi di aria davvero notevoli. Anche in questo caso, per completezza è stata indagata (con l’ausilio di metodi numerici) la natura termica dello specifico cassonetto, che, come per i serramenti, risultava idoneo al contesto applicativo facendo ricadere l’intera colpa delle dispersioni sulle infiltrazioni.

Si configura quindi una situazione, ahimè, molto frequente: prodotti corretti ma installazione non corretta.

Ma mentre per il cassonetto abbiamo potuto limitarci alle misure sopra descritte, per il serramento ci viene in soccorso una norma, ovvero la UNI 11673-4 che, dal 2021, disciplina in Italia i criteri di verifica della corretta esecuzione per le varie prestazioni, fornendo indicazioni di carattere sperimentale. E, fra queste, in primis proprio la permeabilità all’aria.

Da qui la decisione di approfondire, individuando un serramento campione su cui eseguire il test di permeabilità all’aria secondo la norma sopra citata, sulla base dei dieci serramenti complessivi.

La scelta risultava abbastanza libera, nel senso che tutti i prodotti avevano mostrato lacune nelle analisi preliminari, ragion per cui ognuno di essi era degno di rappresentare un campione significativo dell’intera commessa.

Come era lecito attendersi il campione individuato, fornito come prodotto di classe di permeabilità all’aria 4, ha restituito in opera una classificazione di livello 3, e quindi meno performante. Nell’ipotesi, tutt’altro che inverosimile, che tale declassamento sia da moltiplicare per i dieci serramenti presenti, ed aggiungendo anche le copiose infiltrazioni provenienti dai cassonetti, si può concludere che le fondate teorie di una non corretta installazione abbiano pregiudicato in modo significativo la prestazione complessiva dell’edificio.

Il percorso logico utilizzato dal Laboratorio può essere quindi così riassunto:

analisi preliminare, individuazione di un campione, applicazione di una Norma.

In parallelo, analisi documentale e tramite software per scongiurare l’ipotesi che vi fossero contributi anche di natura conduttiva. In tal caso, il problema avrebbe afferito alla tipologia di prodotto scelto, prima ancora che alla sua installazione.

Il nostro contributo finisce qui, ma naturalmente ci auguriamo che possa essere stato un preludio per ricondurre, ognuno per propria competenza, la situazione ai risultati inizialmente attesi. E poter conferire ad un immobile così esclusivo la godibilità che realmente merita.

ANGELO POLENTA

Laboratorio Tecnologico LegnoLegno


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