Quali sono i bisogni più urgenti nelle nuove generazioni?
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Quali sono i bisogni più urgenti nelle nuove generazioni?

La tavola rotonda con giovani imprenditori a BeOpen fotografa le necessità delle nuove generazioni: personale qualificato, visibilità digitale e organizzazione aziendale le priorità emerse.

Il settore dei serramenti italiano sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Da un lato, la spinta verso l’efficienza energetica e le politiche di riqualificazione edilizia continuano a sostenere la domanda; dall’altro, le imprese si trovano ad affrontare criticità strutturali che rischiano di frenare la crescita: la carenza di manodopera specializzata, la necessità di digitalizzare i processi e soprattutto la complessità del passaggio generazionale.

È in questo contesto che il 23 ottobre 2025, durante l’evento BeOpen a Brescia, il Consorzio LegnoLegno ha organizzato una tavola rotonda dedicata ai Giovani Imprenditori del settore. Quattro gruppi di lavoro hanno risposto a una domanda diretta: quali sono oggi i bisogni più urgenti delle vostre aziende? Le risposte offrono una fotografia lucida delle priorità operative, ma anche delle necessità più profonde legate alla crescita professionale e al posizionamento sul mercato.

I bisogni emersi: dalla operatività alla realizzazione imprenditoriale

Analizzando le risposte emerge una stratificazione interessante.

Alla base, i presupposti essenziali per il funzionamento dell’impresa: trovare personale specializzato, organizzare magazzini e cantieri, garantire la tracciabilità degli ordini. Senza questi fondamentali, qualsiasi strategia di crescita rischia di naufragare.

Salendo di livello, troviamo l’esigenza di collaborazione: creare reti solide con architetti e interior designer, migliorare la comunicazione intergenerazionale in azienda, costruire rapporti di fiducia con i dipendenti. Qui emerge il tema del passaggio generazionale come snodo delicato: non basta ereditare l’azienda, occorre rifondarla su nuove basi organizzative e relazionali.

Al vertice, la necessità di visibilità, reputazione e distinzione: farsi conoscere, comunicare il valore del proprio lavoro, differenziarsi sul mercato. Qui entrano in gioco marketing, pubblicità e la capacità di trasmettere ai clienti finali la qualità di un serramento rispetto a un altro.

Formazione e visibilità: le due gambe su cui camminare

Due macro-temi dominano il dibattito.

Il primo è la formazione. L’appello lanciato dal gruppo 4 è chiaro: servono percorsi strutturati per formare posatori qualificati, sul modello di quanto avviene in altri comparti dell’edilizia. La qualità della posa è il biglietto da visita finale dell’azienda, ma senza una formazione continua adeguata il rischio è che la carenza di competenze freni l’intera catena del valore.

Il secondo tema è il marketing. Tutti i gruppi, senza eccezione, hanno citato la necessità di investire in comunicazione: dai social agli eventi, alla valorizzazione dello showroom. Non si tratta solo di “farsi pubblicità”,

ma di costruire una narrazione del valore. Spiegare al cliente perché un serramento di qualità costa di più, quali prestazioni offre, quale impatto ha sul comfort abitativo e sul risparmio energetico. È una competenza commerciale nuova, che richiede linguaggi e strumenti diversi rispetto al passato.

Il cambio generazionale: da sfida a opportunità

Un altro elemento ricorrente è la gestione del passaggio generazionale.

Migliorare la comunicazione tra le generazioni, organizzare riunioni aziendali, creare rapporti di fiducia con i dipendenti: sono azioni che presuppongono una cultura manageriale più evoluta. Non basta “fare quello che si è sempre fatto”. Occorre strutturare processi, documentare decisioni, rendere trasparenti le scelte strategiche.

È qui che si gioca una partita importante: trasformare piccole imprese familiari in aziende capaci di competere su mercati sempre più esigenti, senza perdere l’identità artigianale che da sempre caratterizza il settore.

La tavola rotonda di BeOpen restituisce un’immagine del settore serramentistico giovane, pragmatico e consapevole delle proprie sfide. I bisogni espressi sono punti di partenza per azioni concrete: dalla richiesta di scuole di formazione alla volontà di investire in studi di mercato, dall’uso strategico dei social alla strutturazione di reti professionali.

Il Gruppo Giovani Imprenditori del Consorzio LegnoLegno dimostra di voler essere protagonista di questo cambiamento, costruendo – finestra dopo finestra – un settore più organizzato, competente e visibile.

STEFANIA LUPPI
Resp.le Centro Formazione Impresa LegnoLegno
stefania.luppi@legnolegno.it


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Generazioni in Dialogo: la Scommessa di LegnoLegno per il Futuro delle Imprese

LegnoLegno, da sempre in ascolto e accanto alle imprese del settore serramento, da tempo raccoglie segnali di difficoltà legati alla continuità e al ricambio generazionale.

Il mercato degli ultimi anni e stato – e continuerà ad essere – in costante trasformazione, influenzato da opportunità e regolamenti sia italiani che europei. Allo stesso tempo, i giovani sono cambiati: portano con se valori, inclinazioni e talenti differenti rispetto a chi oggi guida le imprese. Ci e apparso subito chiaro che proprio nella relazione tra Senior e Junior si gioca la partita decisiva per il futuro delle aziende.

E intendiamoci: non parliamo solo del rapporto tra imprenditori e i loro figli, ma anche di quello tra figure chiave dell’azienda e i giovani talenti inseriti al suo interno. Per affrontare questo “delicato snodo”, LegnoLegno ha pianificato una serie di azioni sulle quali intende lavorare attivamente nei prossimi anni, con la convinzione che la centralità dei giovani sia fondamentale per il futuro delle PMI e MPMI del settore. Come potete leggere qui di seguito, si tratta di attività – per certi versi “audaci” – che prevedono il coinvolgimento diretto delle imprese, dei loro fornitori e di LegnoLegno stesso.

THANKS TO

I 6 punti fondamentali su cui abbiamo scelto di impegnarci:

  • Sostenere le aziende nel processo di passaggio generazionale, pianificandolo per tempo ed evitando cosi il rischio di chiusura.
  • Creare un gruppo di Giovani Imprenditori del settore Serramento: un team di lavoro utile a se stesso e generatore di idee e servizi per tutto il comparto.
  • Definire e standardizzare un metodo efficace per la ricerca di giovani da inserire nelle aziende del settore.
  • Ideare un metodo per favorire la permanenza dei giovani in azienda una volta inseriti.
  • Valorizzare un nuovo ruolo per i fornitori, promuovendo una sinergia win-win con i produttori.
  • Progettare e promuovere nuove figure professionali dedicate al settore.

Per fare in modo che tutto questo non resti solo sulla carta, siamo già partiti!

Infatti:

  1. abbiamo organizzato un percorso formativo full immersion sul tema della “Sinergia Generazionale”, tenutosi a Reggio Emilia a fine marzo 2025: tre giornate intense di lavoro che hanno prodotto risultati sorprendenti, sia per i Senior che per i Junior coinvolti.
  2. Abbiamo organizzato il 1° incontro Giovani Imprenditori del Settore Serramento – sud a Caserta, all’interno dell’evento BeOpen lo scorso 6 giugno 2025, facendolo poi seguire da un incontro online che è servito per condividere punti di vista e a creare nuove sinergie di gruppo.
  3. Abbiamo organizzato il 1° incontro Giovani Imprenditori del Set­tore Serramento – nord a Brescia, all’interno dell’evento BeOpen, lo scorso 23 ottobre 2025 e che vedrà l’organizzazione di un incontro presso LegnoLegno il 19 febbraio 2026.

Nello specifico per quest’ultimo incontro, potete leggere nella pagina successiva che cosa è accaduto e come i Giovani Imprenditori vedono il presente e il futuro.

DALLA VISIONE AL PROGETTO

Il training formativo per giovani imprenditori del serramento
Il settore del serramento sta vivendo una trasformazione pro­fonda: i clienti cercano emozioni prima degli oggetti, la soste­nibilità non è più un’opzione, la tecnologia riscrive le regole della vendita. Nasce “Dalla Visione al Progetto”, il corso per giovani imprenditori che trasforma la visione in progetti reali, tangibili e misurabili.
Tre giornate – 13 marzo, 22 aprile e 11 giugno 2026 – presso LEGNOLEGNO sc a Correggio (RE), tre esperti nazionali, un obiettivo: ridefinire Prodotto, Cliente e Imprenditore del Futuro.
Il Prodotto del Futuro
Con Giorgio Marchesi, architetto con oltre trent’anni di esperienza e 150 showroom progettati, il serramento diventa sistema-esperienza: non più luogo espositivo, ma spazio che racconta identità.
Con Daniele Guglielmino, amministratore delegato di GET e Vice Presidente Vicario dell’Accademia Italiana di Biofilia, si affrontano ottimizzazione del ciclo di vita, certificazioni am­bientali e innovazione nei materiali.
Con Achille Falzone, formatore con oltre vent’anni di esperienza in web marketing e AI, il prodotto integra personalizzazione, integrazione tecnologica e automazione intelligente.
Il Cliente del Futuro
Dal compratore al cocreatore: le generazioni digitali cercano esperienze prima del prodotto. Architetti e sviluppatori cerca­no prodotti certificati, general contractor materiali conformi a standard internazionali, investitori edifici ESG-compliant per finanziamenti agevolati. Il percorso d’acquisto richiede velo­cità, personalizzazione, integrazione tra canali fisici e digitali.
L’Imprenditore del Futuro
Dal produttore al creatore di esperienze: pensiero progettuale, narrazione del marchio, costruzione di identità distintiva. Inte­grazione di sostenibilità in ogni scelta. Utilizzo di SEO, assistenti IA per automatizzare processi e strumenti di machine learning.
Metodologia: 40% visione, 60% pratica
Ogni giornata: mattina con visione e trend, pomeriggio con esercitazioni in team. Risultato: tre progetti operativi applicabili immediatamente in azienda.

STEFANIA LUPPI
Resp.le Centro Formazione Impresa LegnoLegno
stefania.luppi@legnolegno.it


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Buon costruire: qualità, durabilità e cultura del legno

“L’edilizia in legno è sostenibile per definizione?”

ANDREA DELL’ORTO
Giornalista e Esperto di Sostenibilità
Arch. MANUEL BENEDIKTER
Arch. Manuel Benedikter GmbH srlso
Ing. ALBINO ANGELI
Consigliere del CDA di Filiera Legno
STEFANO MORA
Direttore LegnoLegno
Ing. ANDREA GASPARI
Coordinatore del Laboratorio
Dipartimento di Ingegneria Trento
Dott . VANNI BOTTARO
Consigliere Incaricato Gruppo Edifici in Legno per Federazione Filiera Legno
MARCO POMPILI
Direttore Generale di Essepi

È con questa domanda che Andrea Dell’Orto, giornalista ed esperto di sostenibilità, ha aperto e moderato il convegno “Buon Costruire: prassi di qualità per edifici in legno efficienti, confortevoli e durevoli”, organizzato in collaborazione con l’Associazione Filiera Legno all’interno del BeOpen Porte & Finestre di Brescia. Una domanda che ha fatto da filo conduttore a tutto l’incontro, richiamando il senso profondo dell’iniziativa: dimostrare che la sostenibilità del legno non è un presupposto, ma un risultato da costruire con metodo, conoscenza e responsabilità condivisa.

Due i momenti principali del convegno, a cui sono seguite due tavole rotonde di approfondimento: il primo dedicato all’architettura, con l’intervento dell’architetto Manuel Benedikter; il secondo incentrato sull’ingegneria strutturale, con la relazione dell’ingegner Andrea Gaspari dell’Università di Trento.

Un dialogo che, pur partendo da prerogative differenti, ha portato a un’unica conclusione: la durabilità non è un attributo tecnico, ma un principio culturale che attraversa tutta la filiera del legno.

ARCHITETTURA E DURABILITÀ: LA PREVENZIONE COMINCIA DAL PROGETTO

Nel suo intervento di apertura, Manuel Benedikter ha posto le basi di una riflessione che parte dalla pratica progettuale per arrivare al significato più ampio del costruire in legno.

«Una progettazione consapevole – ha spiegato – rappresenta il presupposto fondamentale per garantire la durabilità delle costruzioni. Solo un approccio integrato, che unisca sensibilità architettonica, conoscenza della fisica tecnica e attenzione ai dettagli costruttivi, consente di realizzare edifici efficienti e con ridotte esigenze manutentive».

L’architetto altoatesino ha illustrato diversi casi studio, dal restauro del Mairhof del XIII secolo ai più recenti interventi CasaClima, evidenziando come la durabilità sia il frutto di una concezione progettuale coerente con il contesto ambientale e con la natura del materiale. Aggetti, facciate ventilate, corretta stratificazione e gestione delle discontinuità sono strumenti progettuali che, se ben governati, rendono il legno un alleato affidabile e duraturo.

Da queste premesse si è sviluppato un confronto vivace nella prima tavola rotonda, che ha visto dialogare Benedikter con Stefano Mora, direttore di LegnoLegno, e Albino Angeli di Filiera Legno. Quest’ultimo ha rimarcato come il legno non rappresenti soltanto una tecnologia alternativa, ma «un diverso modo di intendere il costruire». L’edilizia in legno, ha detto, «richiede precisione, coordinamento e una cultura di filiera che unisca architetti, tecnici e maestranze in un linguaggio comune».

Un aspetto particolarmente approfondito è stato quello delle aperture e dei serramenti, punti critici dell’involucro che influenzano direttamente la durabilità, la tenuta all’aria e la salubrità dell’edificio. Benedikter ha ricordato che «la gestione del nodo serramento deve essere pensata fin dalle prime fasi di progetto», mentre Mora ha sottolineato che «le discontinuità dell’involucro non sono un difetto, ma un elemento da governare: solo una progettazione conforme alla UNI 11673-1 e un controllo costante in cantiere garantiscono la tenuta e prevengono infiltrazioni o condense».

Il dibattito si è poi spostato sul comfort acustico, componente spesso sottovalutata del benessere abitativo. Su questo tema, l’architetto bolzanino ha indicato gli errori più comuni nella progettazione dei solai interpiano e nei giunti strutturali, invitando a non separare mai il comfort termico e acustico dal tema della durabilità. Mora ha inoltre aggiunto che «le prestazioni acustiche devono essere misurate in opera, non solo in laboratorio», richiamando l’importanza delle verifiche in fase di posa del serramento.

La discussione si è chiusa con un punto condiviso: la complessità dell’edificio moderno non deve tradursi in complicazione.

«L’innovazione – ha sintetizzato Benedikter – non è aggiungere tecnologia, ma mantenere coerenza tra materiali, funzioni e aspettative. La durabilità è un atto di semplicità consapevole».

INGEGNERIA E DURABILITÀ: MISURARE PER PREVENIRE

Il secondo momento del convegno ha spostato lo sguardo dall’approccio progettuale a quello tecnico-scientifico, con l’intervento dell’ingegner Andrea Gaspari, coordinatore del laboratorio del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Trento.

Nel suo contributo – “Ingegneria in legno e durabilità: fattori di rischio, metodo di stima del degrado e caso studio” – Gaspari ha ricordato che «la durabilità non è un evento casuale, ma il risultato di condizioni ambientali, progettuali ed esecutive che possono e devono essere controllate».

Attraverso metodi di analisi e casi di studio concreti, ha mostrato come sia possibile stimare il degrado già in fase di progetto, prevenendo così situazioni di deterioramento precoce e favorendo una cultura della manutenzione programmata.

«Le opere in legno – ha spiegato – richiedono la stessa razionalità manutentiva di qualsiasi altra struttura: conoscerne le peculiarità tecnologiche è il primo passo per garantirne la vita nominale prevista».

La seconda tavola rotonda ha visto la partecipazione di Vanni Bottaro, Filiera Legno, e Marco Pompili, direttore generale di Essepi. Pompili, portando l’esperienza industriale, ha sottolineato come la durabilità passi anche attraverso una revisione dei processi produttivi:

«Garantire risultati in opera significa ridurre le variabili di cantiere. I sistemi costruttivi off-site e la prefabbricazione permettono di trasferire la qualità industriale nella fase esecutiva, assicurando coerenza tra progetto e realizzazione e riducendo tempi, costi e imprevisti».

Il discorso è stato poi esteso da Bottaro alla dimensione sistemica, evidenziando come la crescita del settore renda ancora più urgente una cultura condivisa della durabilità: «Il comparto dell’edilizia in legno in Italia ha raggiunto nel 2023 un valore di produzione di 2,3 miliardi di euro, con una crescita del 3,2% rispetto all’anno precedente. È un segnale importante, sostenuto da un interesse crescente verso soluzioni costruttive sostenibili e innovative. I poli produttivi del Trentino-Alto Adige, della Lombardia e del Veneto restano strategici, ma vediamo ormai una diffusione anche nel Centro e nel Sud del Paese. L’edilizia scolastica in legno, spinta dai fondi PNRR, è un esempio concreto di questa evoluzione». Ha poi aggiunto che «questa espansione porta con sé nuove responsabilità: adattarsi ai cambiamenti normativi europei, garantire la gestione forestale sostenibile e investire in innovazione tecnologica. La filiera del legno è corta, ma complessa. La qualità del manufatto finale dipende da ogni anello: dal bosco alla segheria, dall’industria al cantiere. Innovazione e formazione devono procedere insieme per rendere il legno competitivo e credibile agli occhi del mercato».

Gaspari ha chiuso la sessione ricordando l’importanza del trasferimento tecnologico e del dialogo tra università e impresa: «La ricerca non può restare confinata al laboratorio. I risultati devono tradursi in buone prassi e protocolli condivisi, per rendere la durabilità un valore misurabile e replicabile nel tempo».

DURABILITÀ: UNA CULTURA CHE UNISCE

A unire i due momenti dell’incontro è stato un concetto comune: la durabilità come metrica della sostenibilità. Se per Benedikter la prevenzione nasce dal progetto e dal rispetto della materia, per Gaspari si consolida nella conoscenza tecnica e nella capacità di misurare. Entrambi convergono in una visione che rimette al centro la cultura della qualità: quella che attraversa i mestieri, le competenze e le responsabilità lungo tutta la filiera.

Come ha sintetizzato in chiusura Andrea Dell’Orto: «Durabilità significa coerenza: tra progetto e posa, tra conoscenza e applicazione, tra promessa e risultato. È la forma più concreta di sostenibilità, perché si misura nel tempo e nella vita reale degli edifici».

Il convegno ha così offerto una lettura matura dell’edilizia in legno: non solo una tecnologia ecologica, ma un modello di costruzione che unisce architettura, ingegneria e cultura del fare. Un messaggio chiaro per tutto il settore: la sostenibilità vera non si dichiara, si dimostra. E soprattutto, deve durare.


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