“L’edilizia in legno è sostenibile per definizione?”

Giornalista e Esperto di Sostenibilità

Arch. Manuel Benedikter GmbH srlso

Consigliere del CDA di Filiera Legno

Direttore LegnoLegno

Coordinatore del Laboratorio
Dipartimento di Ingegneria Trento

Consigliere Incaricato Gruppo Edifici in Legno per Federazione Filiera Legno

Direttore Generale di Essepi
È con questa domanda che Andrea Dell’Orto, giornalista ed esperto di sostenibilità, ha aperto e moderato il convegno “Buon Costruire: prassi di qualità per edifici in legno efficienti, confortevoli e durevoli”, organizzato in collaborazione con l’Associazione Filiera Legno all’interno del BeOpen Porte & Finestre di Brescia. Una domanda che ha fatto da filo conduttore a tutto l’incontro, richiamando il senso profondo dell’iniziativa: dimostrare che la sostenibilità del legno non è un presupposto, ma un risultato da costruire con metodo, conoscenza e responsabilità condivisa.
Due i momenti principali del convegno, a cui sono seguite due tavole rotonde di approfondimento: il primo dedicato all’architettura, con l’intervento dell’architetto Manuel Benedikter; il secondo incentrato sull’ingegneria strutturale, con la relazione dell’ingegner Andrea Gaspari dell’Università di Trento.
Un dialogo che, pur partendo da prerogative differenti, ha portato a un’unica conclusione: la durabilità non è un attributo tecnico, ma un principio culturale che attraversa tutta la filiera del legno.
ARCHITETTURA E DURABILITÀ: LA PREVENZIONE COMINCIA DAL PROGETTO
Nel suo intervento di apertura, Manuel Benedikter ha posto le basi di una riflessione che parte dalla pratica progettuale per arrivare al significato più ampio del costruire in legno.
«Una progettazione consapevole – ha spiegato – rappresenta il presupposto fondamentale per garantire la durabilità delle costruzioni. Solo un approccio integrato, che unisca sensibilità architettonica, conoscenza della fisica tecnica e attenzione ai dettagli costruttivi, consente di realizzare edifici efficienti e con ridotte esigenze manutentive».
L’architetto altoatesino ha illustrato diversi casi studio, dal restauro del Mairhof del XIII secolo ai più recenti interventi CasaClima, evidenziando come la durabilità sia il frutto di una concezione progettuale coerente con il contesto ambientale e con la natura del materiale. Aggetti, facciate ventilate, corretta stratificazione e gestione delle discontinuità sono strumenti progettuali che, se ben governati, rendono il legno un alleato affidabile e duraturo.

Da queste premesse si è sviluppato un confronto vivace nella prima tavola rotonda, che ha visto dialogare Benedikter con Stefano Mora, direttore di LegnoLegno, e Albino Angeli di Filiera Legno. Quest’ultimo ha rimarcato come il legno non rappresenti soltanto una tecnologia alternativa, ma «un diverso modo di intendere il costruire». L’edilizia in legno, ha detto, «richiede precisione, coordinamento e una cultura di filiera che unisca architetti, tecnici e maestranze in un linguaggio comune».
Un aspetto particolarmente approfondito è stato quello delle aperture e dei serramenti, punti critici dell’involucro che influenzano direttamente la durabilità, la tenuta all’aria e la salubrità dell’edificio. Benedikter ha ricordato che «la gestione del nodo serramento deve essere pensata fin dalle prime fasi di progetto», mentre Mora ha sottolineato che «le discontinuità dell’involucro non sono un difetto, ma un elemento da governare: solo una progettazione conforme alla UNI 11673-1 e un controllo costante in cantiere garantiscono la tenuta e prevengono infiltrazioni o condense».
Il dibattito si è poi spostato sul comfort acustico, componente spesso sottovalutata del benessere abitativo. Su questo tema, l’architetto bolzanino ha indicato gli errori più comuni nella progettazione dei solai interpiano e nei giunti strutturali, invitando a non separare mai il comfort termico e acustico dal tema della durabilità. Mora ha inoltre aggiunto che «le prestazioni acustiche devono essere misurate in opera, non solo in laboratorio», richiamando l’importanza delle verifiche in fase di posa del serramento.

La discussione si è chiusa con un punto condiviso: la complessità dell’edificio moderno non deve tradursi in complicazione.
«L’innovazione – ha sintetizzato Benedikter – non è aggiungere tecnologia, ma mantenere coerenza tra materiali, funzioni e aspettative. La durabilità è un atto di semplicità consapevole».
INGEGNERIA E DURABILITÀ: MISURARE PER PREVENIRE
Il secondo momento del convegno ha spostato lo sguardo dall’approccio progettuale a quello tecnico-scientifico, con l’intervento dell’ingegner Andrea Gaspari, coordinatore del laboratorio del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Trento.
Nel suo contributo – “Ingegneria in legno e durabilità: fattori di rischio, metodo di stima del degrado e caso studio” – Gaspari ha ricordato che «la durabilità non è un evento casuale, ma il risultato di condizioni ambientali, progettuali ed esecutive che possono e devono essere controllate».
Attraverso metodi di analisi e casi di studio concreti, ha mostrato come sia possibile stimare il degrado già in fase di progetto, prevenendo così situazioni di deterioramento precoce e favorendo una cultura della manutenzione programmata.
«Le opere in legno – ha spiegato – richiedono la stessa razionalità manutentiva di qualsiasi altra struttura: conoscerne le peculiarità tecnologiche è il primo passo per garantirne la vita nominale prevista».
La seconda tavola rotonda ha visto la partecipazione di Vanni Bottaro, Filiera Legno, e Marco Pompili, direttore generale di Essepi. Pompili, portando l’esperienza industriale, ha sottolineato come la durabilità passi anche attraverso una revisione dei processi produttivi:
«Garantire risultati in opera significa ridurre le variabili di cantiere. I sistemi costruttivi off-site e la prefabbricazione permettono di trasferire la qualità industriale nella fase esecutiva, assicurando coerenza tra progetto e realizzazione e riducendo tempi, costi e imprevisti».
Il discorso è stato poi esteso da Bottaro alla dimensione sistemica, evidenziando come la crescita del settore renda ancora più urgente una cultura condivisa della durabilità: «Il comparto dell’edilizia in legno in Italia ha raggiunto nel 2023 un valore di produzione di 2,3 miliardi di euro, con una crescita del 3,2% rispetto all’anno precedente. È un segnale importante, sostenuto da un interesse crescente verso soluzioni costruttive sostenibili e innovative. I poli produttivi del Trentino-Alto Adige, della Lombardia e del Veneto restano strategici, ma vediamo ormai una diffusione anche nel Centro e nel Sud del Paese. L’edilizia scolastica in legno, spinta dai fondi PNRR, è un esempio concreto di questa evoluzione». Ha poi aggiunto che «questa espansione porta con sé nuove responsabilità: adattarsi ai cambiamenti normativi europei, garantire la gestione forestale sostenibile e investire in innovazione tecnologica. La filiera del legno è corta, ma complessa. La qualità del manufatto finale dipende da ogni anello: dal bosco alla segheria, dall’industria al cantiere. Innovazione e formazione devono procedere insieme per rendere il legno competitivo e credibile agli occhi del mercato».
Gaspari ha chiuso la sessione ricordando l’importanza del trasferimento tecnologico e del dialogo tra università e impresa: «La ricerca non può restare confinata al laboratorio. I risultati devono tradursi in buone prassi e protocolli condivisi, per rendere la durabilità un valore misurabile e replicabile nel tempo».
DURABILITÀ: UNA CULTURA CHE UNISCE
A unire i due momenti dell’incontro è stato un concetto comune: la durabilità come metrica della sostenibilità. Se per Benedikter la prevenzione nasce dal progetto e dal rispetto della materia, per Gaspari si consolida nella conoscenza tecnica e nella capacità di misurare. Entrambi convergono in una visione che rimette al centro la cultura della qualità: quella che attraversa i mestieri, le competenze e le responsabilità lungo tutta la filiera.

Come ha sintetizzato in chiusura Andrea Dell’Orto: «Durabilità significa coerenza: tra progetto e posa, tra conoscenza e applicazione, tra promessa e risultato. È la forma più concreta di sostenibilità, perché si misura nel tempo e nella vita reale degli edifici».
Il convegno ha così offerto una lettura matura dell’edilizia in legno: non solo una tecnologia ecologica, ma un modello di costruzione che unisce architettura, ingegneria e cultura del fare. Un messaggio chiaro per tutto il settore: la sostenibilità vera non si dichiara, si dimostra. E soprattutto, deve durare.
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