EPD, una crescita che parla al mercato: trasparenza e valore per la filiera
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EPD, una crescita che parla al mercato: trasparenza e valore per la filiera

Dal 2015 a oggi le Dichiarazioni Ambientali di Prodotto (EPD) hanno conosciuto una crescita continua. Dati, settori e prospettive mostrano come questo strumento sia ormai parte integrante della competitività delle imprese. Una dinamica che riguarda da vicino anche il comparto serramenti.La Scommessa di LegnoLegno per il Futuro delle Imprese

Origini e riconoscimenti

Le EPD nascono come etichette ambientali di tipo III (ISO 14025), basate su studi di ciclo di vita (LCA) e verificate da enti indipendenti. In pochi anni sono passate dall’essere uno stru-mento per addetti ai lavori a un requisito sempre più richiesto lungo le filiere produttive.

In Italia il programma di riferimento è EPDI-taly, attivo dal 2015 e riconosciuto dal 2016 (come Established Program Operator) a livello europeo tramite Eco Platform e accreditato da Accredia: due garanzie che ne hanno favorito la credibilità e l’utilizzo, anche negli appalti pubblici grazie al richiamo nei Criteri Ambientali Minimi (CAM).

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Numeri in crescita

La traiettoria dei numeri è impressionante.

Se nel 2016 le EPD pubblicate dal Program Operator italiano erano appena 5, a giugno 2025 il totale ha raggiunto quota 860, con un incremento del 64% rispetto all’anno precedente. Il settore delle costruzioni guida la classifica con 472 dichiarazioni (56%), seguito dall’elettrico ed elettronico con 327 (39%), mentre il restante 5% riguarda altri ambiti in-dustriali. Il caso del calcestruzzo è emblema-tico: da 22 a 75 EPD in dodici mesi, con un balzo pari al 241%.

Accanto a esso spiccano trasformatori di potenza (57 EPD), cavi e fili, quadri elettrici, moduli fotovoltaici, piastrelle in ceramica e altri prodotti che hanno fatto della trasparenza ambientale un vantaggio competitivo. (Immagine A)

Settori emergenti

La crescita non riguarda solo i settori tradizio-

nali. Negli ultimi anni hanno iniziato a entrare realtà come moda, design, alimentare ed energia.

Si tratta di aree con forte esposizione pubblica e commerciale, nei quali la sostenibilità certificata diventa un requisito di reputazione e di accesso al mercato. È un segnale forte anche per la filiera del legno e del serramento, che si colloca da sempre al crocevia fra edilizia e design, con prodotti che uniscono pre-stazioni tecniche ed estetiche. (Immagine B)

Serramenti in movimento

All’interno di questo scenario, il mondo dei serramenti ha già iniziato a muoversi. Oggi si contano circa 15 EPD che riguardano direttamente finestre, porte, profili e accessori. Non un numero enorme, ma sufficiente a dimostrare che la filiera non è ferma: ci sono aziende che hanno già scelto di dotarsi di una carta d’identità ambientale come biglietto da visi-ta tecnico e commerciale. Per un settore che vive di qualità costruttiva, efficienza energetica e comfort abitativo, è una direzione naturale. Una EPD permette infatti di certificare il contributo ambientale di soluzioni come serramenti in legno-alluminio, sistemi vetrocamera ad alte prestazioni, accessori innovativi per la posa e la tenuta, offrendo garanzie aggiuntive a progettisti e clienti finali.

Regole comuni

Alla base delle dichiarazioni ci sono le Product Category Rules (PCR), regole univoche per ciascuna tipologia di prodotto. Al 2025 ne sono state pubblicate 45 (37 per prodotti e 8 per servizi), con altre 5 in elaborazione. Questo lavoro metodologico, coordinato da EPDItaly, assicura che le EPD siano comparabili: misurare i propri impatti significa confrontarsi a paritàdi regole, rendendo credibile il mercato della sostenibilità e premiando chi investe davvero in processi trasparenti.

Digitalizzazione e strumenti

Un altro elemento chiave è la digitalizzazione.

Dal 2019 le dichiarazioni possono essere pubblicate in formato digitale, integrabile nei software LCA e nei flussi BIM.

Nel 2025 le EPD digitalizzate hanno superato quota 1.700, con un incremento del 95% rispetto all’anno precedente.

Parallelamente sono cresciuti gli strumen-ti di supporto: oggi sono 41 i tool qualificati che permettono di redigere le dichiarazioni in modo rapido ed efficiente, e circa il 25% delle EPD nasce proprio da questi strumenti.

Per le imprese del serramento, spesso piccole o medie, questo significa poter accedere a percorsi semplificati, senza perdere la solidità del metodo e della verifica.

Dimensione internazionale

La crescita ha anche una dimensione internazionale. A oggi 275 aziende di 25 Paesi hanno scelto di pubblicare le proprie EPD attraverso EPDItaly. La maggior parte è italiana (64%), ma è forte anche la presenza cinese (19%) e quella europea, con realtà provenienti da Germania, Spagna e Austria, oltre a Brasile, Norvegia e Stati Uniti. Grazie agli accordi di mutuo ricono-scimento tra Program Operator, le EPD italiane sono valide anche all’estero senza ulteriori verifiche, aprendo la strada a esportazioni più semplici e credibili.

Per chi produce serramenti ed è orientato all’export, significa presentarsi con credenziali già riconosciute in diversi mercati. (Immagine C)

Vantaggi per le imprese

Perché, in concreto, una EPD conviene a un serramentista? Perché aiuta a competere me-glio nelle gare pubbliche, dove il richiamo nei CAM porta vantaggi tangibili; perché rafforza la credibilità commerciale verso progettisti e clienti finali, sempre più attenti ai criteri ESG; perché differenzia l’azienda in un mercato ad alta concorrenza; perché apre opportunità di internazionalizzazione. In altre parole, la EPD non è un mero adempimento tecnico, ma un investimento che genera valore.

Trasparenza e futuro

Il loro punto di forza è la trasparenza. Una EPD non stabilisce soglie, ma comunica dati verificati su consumi di energia e materie pri-me, emissioni, rifiuti e scarichi. È uno strumento che traduce la sostenibilità da parola generica a informazione concreta, comparabile e spendibile. Per la filiera del legno e del serramento, questo significa avere in mano un elemento di fiducia che può diventare parte integrante della proposta al mercato.

Il futuro del sistema si gioca su tre direttrici: ulteriore digitalizzazione, con banche dati interoperabili a livello europeo; ampliamento delle PCR per includere nuove categorie di prodotto; crescente pressione normativa, che spingerà sempre più imprese a dotarsi di una dichiarazione. In questo scenario, chi ha già iniziato a percorrere la strada delle EPD sarà avvantaggiato, con benefici in termini di competitività e reputazione.

Cultura d’impresa

Le EPD non sono solo un documento tecnico, ma un modo di fare cultura d’impresa. Significano misurare i propri impatti, comunicarli con chiarezza e giocare la sfida del mercato su basi trasparenti. Per il serramento, come per altri settori, è una leva per crescere con serietà e dinamismo, costruendo valore nel tempo e rafforzando la fiducia dei clienti.

Credito d’imposta 5.0

Un ponte verso l’innovazione sostenibile e la competitività del futuro

Il credito d’imposta è uno degli strumenti più efficaci a disposizione delle imprese per incentivare investimenti strategici, stimolare l’innovazione e sostenere la competitività.
Con l’introduzione del credito d’imposta 5.0, aggiornato agli ultimi decreti attuativi del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero delle Finanze, le aziende italiane hanno ora accesso a una
serie di nuove opportunità per finanziare i loro progetti in vista
del 2025.
Questo articolo analizza nel dettaglio le principali caratteristiche del credito d’imposta 5.0, le novità normative, e le modalità di fruizione per le imprese che desiderano trarre il massimo beneficio da questo strumento.

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Cosa è il credito d’imposta 5.0?

Il credito d’imposta 5.0 rappresenta un’evoluzione dei precedenti incentivi fiscali dedicati a ricerca, sviluppo e innovazione tecnologica.
Si colloca nel contesto del piano nazionale di transizione ecologica e digitale, con un’attenzione particolare alla sostenibilità e alla competitività delle imprese italiane nel panorama internazionale.

Finalità principali

Il credito d’imposta 5.0 si propone di:

  1. Promuovere l’innovazione sostenibile: incentivare progetti che combinano progresso tecnologico con una riduzione dell’impatto ambientale.
  2. Favorire la digitalizzazione: accelerare l’adozione di tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale, il cloud computing e la robotica.
  3. Supportare la transizione energetica: incoraggiare lo sviluppo di soluzioni green, come l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili.
  4. Sostenere l’inclusione sociale e territoriale: valorizzare il contributo delle PMI, con attenzione particolare alle aree svantaggiate.

Novità normative nei decreti attuativi

Gli ultimi decreti attuativi, pubblicati nel 2024, hanno introdotto modifiche significative nella disciplina del credito d’imposta 5.0. Ecco le principali novità:

1

Ambiti di applicazione ampliati

Rispetto alle versioni precedenti, il credito d’imposta 5.0 estende la sua copertura a nuovi settori, tra cui:

  • Industria 5.0: soluzioni tecnologiche che integrano sostenibilità, resilienza e centralità dell’uomo nei processi produttivi.
  • Economia circolare: progetti che favoriscono il riutilizzo, il riciclo e la riduzione degli sprechi.
  • Agricoltura tecnologica: sistemi innovativi per la gestione delle risorse naturali e il miglioramento delle rese agricole.

2

Maggiore flessibilità nelle spese ammissibili

Tra le voci di spesa ora eleggibili per il credito d’imposta:

  • Investimenti in formazione specialistica del personale.
  • Costi legati alla cybersicurezza e alla protezione dei dati.
  • Progetti di integrazione tecnologica tra filiere produttive diverse.

3

Aliquote differenziate

Le aliquote del credito d’imposta variano a seconda del tipo di investimento e delle dimensioni dell’impresa:

  • Ricerca e sviluppo: fino al 20% delle spese ammissibili per le grandi imprese; fino al 40% per le PMI.
  • Innovazione tecnologica: aliquote fino al 15% per soluzioni standard; fino al 30% per progetti ad alto valore ambientale o sociale.
  • Transizione digitale ed ecologica: aliquote fino al 50% per investimenti green o in digitalizzazione avanzata.

4

Procedure di accesso semplificate

I nuovi decreti hanno introdotto un processo di accesso al credito più snello, con:

  • Una piattaforma digitale dedicata per la presentazione delle domande.
  • Riduzione dei tempi di risposta da parte dell’Agenzia delle Entrate.
  • Maggiore chiarezza nelle linee guida operative, con esempi pratici di documentazione richiesta.

Come usufruire del credito d’imposta 5.0 nel 2025

L’accesso al credito d’imposta richiede un’attenta pianificazione e il rispetto di requisiti specifici. Ecco i principali passaggi:

1

Verifica dei requisiti di eleggibilità

Prima di procedere con la richiesta, le imprese devono assicurarsi di rispettare i criteri stabiliti. Tra questi:

  • La sede operativa deve essere situata in Italia.
  • Le attività finanziate devono rientrare tra quelle previste dai decreti attuativi.
  • Devono essere rispettati i limiti di spesa massimi per categoria.

2

Preparazione della documentazione

È fondamentale predisporre una documentazione completa e accurata, tra cui:

  • Un progetto dettagliato degli investimenti previsti.
  • Una relazione tecnica che dimostri il rispetto dei requisiti di innovazione o sostenibilità.
  • Documenti fiscali e amministrativi che attestino le spese sostenute.

3

Preparazione della documentazione

Le domande devono essere presentate tramite la piattaforma digitale messa a disposizione dal Ministero dello Sviluppo Economico. Il processo include:

  • Registrazione dell’impresa sul portale.
  • Compilazione dei moduli richiesti.
  • Invio della documentazione a corredo.

4

Monitoraggio e rendicontazione

Una volta approvato, il credito d’imposta deve essere monitorato e rendicontato. Le imprese devono:

  • Conservare tutta la documentazione per almeno 5 anni.
  • Fornire report periodici sull’avanzamento dei progetti finanziati.
  • Garantire la trasparenza nell’utilizzo dei fondi.

Opportunità per le imprese nel 2025

Il credito d’imposta 5.0 offre numerose opportunità alle aziende in particolare:

  1. Aumento della competitività
    Gli investimenti in innovazione tecnologica e sostenibilità consentono alle imprese di migliorare i loro prodotti e processi, rafforzando la loro posizione sui mercati nazionali e internazionali.
  2. Riduzione dei costi operativi
    L’adozione di tecnologie avanzate e di soluzioni green può ridurre i costi legati all’energia, ai materiali e alla gestione dei rifiuti.
  3. Accesso a mercati emergenti
    Le imprese che investono in settori innovativi come l’economia circolare e l’industria 5.0 possono accedere a nuovi mercati in forte crescita.
  4. Partnership strategiche
    Grazie agli incentivi, le aziende possono collaborare con università, centri di ricerca e altri attori della filiera per sviluppare progetti comuni ad alto impatto.

Conclusioni

Il credito d’imposta 5.0 rappresenta un’opportunità unica per le imprese di investire nel proprio futuro, affrontando le sfide della transizione ecologica e digitale.
Grazie alle novità introdotte dai decreti attuativi, è ora possibile accedere a un ventaglio ancora più ampio di agevolazioni, con procedure semplificate e aliquote più favorevoli.
Per massimizzare i benefici, è essenziale che le aziende si preparino adeguatamente, investendo in progetti strategici e collaborando con esperti del settore per garantire la conformità normativa. In questo modo, il credito d’imposta 5.0 può diventare uno strumento chiave per sostenere lo sviluppo economico e l’innovazione in Italia nel 2025 e oltre.

ANDREA BARATTI
Dottore commercialista e revisore contabile presso Studio Baratti. Consulente in materia contabile e tributaria, collabora con diversi Tribunali assumendo le cariche di Liquidatore Giudiziario nelle procedure concorsuali ed Amministratore Giudiziario e Custode Giudiziario nei procedimenti civili e penali.
Si occupa di consulenza, operazioni straordinarie e due diligence e di organizzazione delle attività di Studio Baratti, oltre che delle attività fiduciarie affidategli dai Tribunali.


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