Quali sono i bisogni più urgenti nelle nuove generazioni?
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Quali sono i bisogni più urgenti nelle nuove generazioni?

La tavola rotonda con giovani imprenditori a BeOpen fotografa le necessità delle nuove generazioni: personale qualificato, visibilità digitale e organizzazione aziendale le priorità emerse.

Il settore dei serramenti italiano sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Da un lato, la spinta verso l’efficienza energetica e le politiche di riqualificazione edilizia continuano a sostenere la domanda; dall’altro, le imprese si trovano ad affrontare criticità strutturali che rischiano di frenare la crescita: la carenza di manodopera specializzata, la necessità di digitalizzare i processi e soprattutto la complessità del passaggio generazionale.

È in questo contesto che il 23 ottobre 2025, durante l’evento BeOpen a Brescia, il Consorzio LegnoLegno ha organizzato una tavola rotonda dedicata ai Giovani Imprenditori del settore. Quattro gruppi di lavoro hanno risposto a una domanda diretta: quali sono oggi i bisogni più urgenti delle vostre aziende? Le risposte offrono una fotografia lucida delle priorità operative, ma anche delle necessità più profonde legate alla crescita professionale e al posizionamento sul mercato.

I bisogni emersi: dalla operatività alla realizzazione imprenditoriale

Analizzando le risposte emerge una stratificazione interessante.

Alla base, i presupposti essenziali per il funzionamento dell’impresa: trovare personale specializzato, organizzare magazzini e cantieri, garantire la tracciabilità degli ordini. Senza questi fondamentali, qualsiasi strategia di crescita rischia di naufragare.

Salendo di livello, troviamo l’esigenza di collaborazione: creare reti solide con architetti e interior designer, migliorare la comunicazione intergenerazionale in azienda, costruire rapporti di fiducia con i dipendenti. Qui emerge il tema del passaggio generazionale come snodo delicato: non basta ereditare l’azienda, occorre rifondarla su nuove basi organizzative e relazionali.

Al vertice, la necessità di visibilità, reputazione e distinzione: farsi conoscere, comunicare il valore del proprio lavoro, differenziarsi sul mercato. Qui entrano in gioco marketing, pubblicità e la capacità di trasmettere ai clienti finali la qualità di un serramento rispetto a un altro.

Formazione e visibilità: le due gambe su cui camminare

Due macro-temi dominano il dibattito.

Il primo è la formazione. L’appello lanciato dal gruppo 4 è chiaro: servono percorsi strutturati per formare posatori qualificati, sul modello di quanto avviene in altri comparti dell’edilizia. La qualità della posa è il biglietto da visita finale dell’azienda, ma senza una formazione continua adeguata il rischio è che la carenza di competenze freni l’intera catena del valore.

Il secondo tema è il marketing. Tutti i gruppi, senza eccezione, hanno citato la necessità di investire in comunicazione: dai social agli eventi, alla valorizzazione dello showroom. Non si tratta solo di “farsi pubblicità”,

ma di costruire una narrazione del valore. Spiegare al cliente perché un serramento di qualità costa di più, quali prestazioni offre, quale impatto ha sul comfort abitativo e sul risparmio energetico. È una competenza commerciale nuova, che richiede linguaggi e strumenti diversi rispetto al passato.

Il cambio generazionale: da sfida a opportunità

Un altro elemento ricorrente è la gestione del passaggio generazionale.

Migliorare la comunicazione tra le generazioni, organizzare riunioni aziendali, creare rapporti di fiducia con i dipendenti: sono azioni che presuppongono una cultura manageriale più evoluta. Non basta “fare quello che si è sempre fatto”. Occorre strutturare processi, documentare decisioni, rendere trasparenti le scelte strategiche.

È qui che si gioca una partita importante: trasformare piccole imprese familiari in aziende capaci di competere su mercati sempre più esigenti, senza perdere l’identità artigianale che da sempre caratterizza il settore.

La tavola rotonda di BeOpen restituisce un’immagine del settore serramentistico giovane, pragmatico e consapevole delle proprie sfide. I bisogni espressi sono punti di partenza per azioni concrete: dalla richiesta di scuole di formazione alla volontà di investire in studi di mercato, dall’uso strategico dei social alla strutturazione di reti professionali.

Il Gruppo Giovani Imprenditori del Consorzio LegnoLegno dimostra di voler essere protagonista di questo cambiamento, costruendo – finestra dopo finestra – un settore più organizzato, competente e visibile.

STEFANIA LUPPI
Resp.le Centro Formazione Impresa LegnoLegno
stefania.luppi@legnolegno.it


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EPD, una crescita che parla al mercato: trasparenza e valore per la filiera

Dal 2015 a oggi le Dichiarazioni Ambientali di Prodotto (EPD) hanno conosciuto una crescita continua. Dati, settori e prospettive mostrano come questo strumento sia ormai parte integrante della competitività delle imprese. Una dinamica che riguarda da vicino anche il comparto serramenti.La Scommessa di LegnoLegno per il Futuro delle Imprese

Origini e riconoscimenti

Le EPD nascono come etichette ambientali di tipo III (ISO 14025), basate su studi di ciclo di vita (LCA) e verificate da enti indipendenti. In pochi anni sono passate dall’essere uno stru-mento per addetti ai lavori a un requisito sempre più richiesto lungo le filiere produttive.

In Italia il programma di riferimento è EPDI-taly, attivo dal 2015 e riconosciuto dal 2016 (come Established Program Operator) a livello europeo tramite Eco Platform e accreditato da Accredia: due garanzie che ne hanno favorito la credibilità e l’utilizzo, anche negli appalti pubblici grazie al richiamo nei Criteri Ambientali Minimi (CAM).

THANKS TO

Numeri in crescita

La traiettoria dei numeri è impressionante.

Se nel 2016 le EPD pubblicate dal Program Operator italiano erano appena 5, a giugno 2025 il totale ha raggiunto quota 860, con un incremento del 64% rispetto all’anno precedente. Il settore delle costruzioni guida la classifica con 472 dichiarazioni (56%), seguito dall’elettrico ed elettronico con 327 (39%), mentre il restante 5% riguarda altri ambiti in-dustriali. Il caso del calcestruzzo è emblema-tico: da 22 a 75 EPD in dodici mesi, con un balzo pari al 241%.

Accanto a esso spiccano trasformatori di potenza (57 EPD), cavi e fili, quadri elettrici, moduli fotovoltaici, piastrelle in ceramica e altri prodotti che hanno fatto della trasparenza ambientale un vantaggio competitivo. (Immagine A)

Settori emergenti

La crescita non riguarda solo i settori tradizio-

nali. Negli ultimi anni hanno iniziato a entrare realtà come moda, design, alimentare ed energia.

Si tratta di aree con forte esposizione pubblica e commerciale, nei quali la sostenibilità certificata diventa un requisito di reputazione e di accesso al mercato. È un segnale forte anche per la filiera del legno e del serramento, che si colloca da sempre al crocevia fra edilizia e design, con prodotti che uniscono pre-stazioni tecniche ed estetiche. (Immagine B)

Serramenti in movimento

All’interno di questo scenario, il mondo dei serramenti ha già iniziato a muoversi. Oggi si contano circa 15 EPD che riguardano direttamente finestre, porte, profili e accessori. Non un numero enorme, ma sufficiente a dimostrare che la filiera non è ferma: ci sono aziende che hanno già scelto di dotarsi di una carta d’identità ambientale come biglietto da visi-ta tecnico e commerciale. Per un settore che vive di qualità costruttiva, efficienza energetica e comfort abitativo, è una direzione naturale. Una EPD permette infatti di certificare il contributo ambientale di soluzioni come serramenti in legno-alluminio, sistemi vetrocamera ad alte prestazioni, accessori innovativi per la posa e la tenuta, offrendo garanzie aggiuntive a progettisti e clienti finali.

Regole comuni

Alla base delle dichiarazioni ci sono le Product Category Rules (PCR), regole univoche per ciascuna tipologia di prodotto. Al 2025 ne sono state pubblicate 45 (37 per prodotti e 8 per servizi), con altre 5 in elaborazione. Questo lavoro metodologico, coordinato da EPDItaly, assicura che le EPD siano comparabili: misurare i propri impatti significa confrontarsi a paritàdi regole, rendendo credibile il mercato della sostenibilità e premiando chi investe davvero in processi trasparenti.

Digitalizzazione e strumenti

Un altro elemento chiave è la digitalizzazione.

Dal 2019 le dichiarazioni possono essere pubblicate in formato digitale, integrabile nei software LCA e nei flussi BIM.

Nel 2025 le EPD digitalizzate hanno superato quota 1.700, con un incremento del 95% rispetto all’anno precedente.

Parallelamente sono cresciuti gli strumen-ti di supporto: oggi sono 41 i tool qualificati che permettono di redigere le dichiarazioni in modo rapido ed efficiente, e circa il 25% delle EPD nasce proprio da questi strumenti.

Per le imprese del serramento, spesso piccole o medie, questo significa poter accedere a percorsi semplificati, senza perdere la solidità del metodo e della verifica.

Dimensione internazionale

La crescita ha anche una dimensione internazionale. A oggi 275 aziende di 25 Paesi hanno scelto di pubblicare le proprie EPD attraverso EPDItaly. La maggior parte è italiana (64%), ma è forte anche la presenza cinese (19%) e quella europea, con realtà provenienti da Germania, Spagna e Austria, oltre a Brasile, Norvegia e Stati Uniti. Grazie agli accordi di mutuo ricono-scimento tra Program Operator, le EPD italiane sono valide anche all’estero senza ulteriori verifiche, aprendo la strada a esportazioni più semplici e credibili.

Per chi produce serramenti ed è orientato all’export, significa presentarsi con credenziali già riconosciute in diversi mercati. (Immagine C)

Vantaggi per le imprese

Perché, in concreto, una EPD conviene a un serramentista? Perché aiuta a competere me-glio nelle gare pubbliche, dove il richiamo nei CAM porta vantaggi tangibili; perché rafforza la credibilità commerciale verso progettisti e clienti finali, sempre più attenti ai criteri ESG; perché differenzia l’azienda in un mercato ad alta concorrenza; perché apre opportunità di internazionalizzazione. In altre parole, la EPD non è un mero adempimento tecnico, ma un investimento che genera valore.

Trasparenza e futuro

Il loro punto di forza è la trasparenza. Una EPD non stabilisce soglie, ma comunica dati verificati su consumi di energia e materie pri-me, emissioni, rifiuti e scarichi. È uno strumento che traduce la sostenibilità da parola generica a informazione concreta, comparabile e spendibile. Per la filiera del legno e del serramento, questo significa avere in mano un elemento di fiducia che può diventare parte integrante della proposta al mercato.

Il futuro del sistema si gioca su tre direttrici: ulteriore digitalizzazione, con banche dati interoperabili a livello europeo; ampliamento delle PCR per includere nuove categorie di prodotto; crescente pressione normativa, che spingerà sempre più imprese a dotarsi di una dichiarazione. In questo scenario, chi ha già iniziato a percorrere la strada delle EPD sarà avvantaggiato, con benefici in termini di competitività e reputazione.

Cultura d’impresa

Le EPD non sono solo un documento tecnico, ma un modo di fare cultura d’impresa. Significano misurare i propri impatti, comunicarli con chiarezza e giocare la sfida del mercato su basi trasparenti. Per il serramento, come per altri settori, è una leva per crescere con serietà e dinamismo, costruendo valore nel tempo e rafforzando la fiducia dei clienti.

Scopri le aziende Verso l’Etichettatura Ambientale (EPD)

Tutto perfetto tranne l’aria che entra

Un caso studio tra natura e criticità: analisi strumentale, normativa UNI 11673- 4 e impatto delle infiltrazioni d’aria su un’abitazione ad alta esposizione.

Il lavoro è di quelli importanti. Siamo sulle sponde di un bellissimo lago. Lo scenario è incantevole, e per raggiungere l’edificio oggetto di ristrutturazione si percorre una stradina fra natura incontaminata e docili animali al pascolo. La strada è in salita, perché la casa si trova in cima ad una collinetta, in una posizione che offre una vista mozzafiato. Tutto intorno nessun’altra abitazione, solo verde e silenzio.

Non v’è dubbio che tutta questa premessa abbia sicuramente generato grandi aspettative in termini di risultati, influendo sulla passione e la cura del dettaglio con cui è stato progettato il cantiere. Ogni aspetto architettonico è stato pensato per coniugare al massimo estetica e performance e, tra questi, anche i serramenti con i relativi accessori.

Ma una volta ultimati i lavori, l’abitazione inizia ad essere utilizzata… e nonostante si tratti di una dimora non comune, i proprietari hanno intenzione di “viverla” in maniera abbastanza intensa e non occasionale.

Nei mesi invernali però, si cominciano ad evidenziare alcuni problemi: la temperatura interna sembra non riuscire a mantenere un livello di comfort accettabile, tant’è che vi è necessità di intervenire spesso sui termostati per trovare un punto di equilibrio.

Ma, soprattutto, spifferi. Tanti, tanti spifferi.

L’abitazione si trova infatti in cima ad un colle e questo la espone ai venti più o meno forti che spesso interessano la zona. Inoltre, l’esposizione sui quattro lati fa sì che l’edificio non risulti protetto rispetto ad alcuna direzione. Come già affrontato in altre pubblicazioni ed in altri eventi formativi del Consorzio Legnolegno, la Letteratura di settore ci dice che i serramenti, assommando il contributo termico a quello di permeabilità all’aria, contribuiscono media- mente per circa un quinto, talora addirittura un quarto, alle dispersioni totali dell’involucro. Nel caso specifico, la trasmittanza termica dei prodotti forniti era sicuramente soddisfacente nonché abbondantemente all’interno dei limiti ammessi per la zona climatica; se ne conclude che, in questo caso, tutte le colpe risiedono nella scarsa ermeticità. E, come detto, la location ed il meteo della zona pongono spietatamente questi difetti in evidenza.

Ma, si sa… fin quando non vi sono parametri oggettivi, ogni valutazione può essere tacciata di parzialità. Ed è a questo punto che entra in gioco il ruolo del Laboratorio. È bene ricordare infatti che un organismo di prova non emette giudizi, ma misure. E per determinarle si basa su norme e/o procedure riconosciute, utilizzando strumentazioni tarate. A quel punto si hanno in mano dati certi che possono confermare o contraddire un’ipotesi iniziale.

Alla luce di questo, cosa fare? Quali prove? Quante prove? Su quali campioni?

Le risposte non erano certo facili in un contesto in cui i problemi sembravano esserci un po’ dappertutto.

Per ottimizzare le tempistiche si è deciso di analizzare in via preliminare tutti i serramenti presenti nell’abitazione attraverso l’utilizzo di un termoanemometro a terminale caldo: si tratta di uno strumento che rileva in maniera puntuale la velocità del passaggio di aria attraverso il raffreddamento che lo spiffero produce sul terminale caldo. Tale dispositivo viene utilizzato in combinazione ad una apparecchiatura che induce una depressione all’interno della casa, simulando di fatto un vento esterno. Nella casa erano presenti serramenti di vario genere: un’anta, due ante, luci fisse, etc.

Le rilevazioni hanno evidenziato un primo, preoccupante dato: neppure uno dei serramenti era esente da spifferi significativi e, per larga parte, tali infiltrazioni erano riconducibili alla posa in opera.

Non solo: inducendo aria in maniera artificiale anche i cassonetti coprirullo risultavano installati in maniera molto approssimativa, generando flussi di aria davvero notevoli. Anche in questo caso, per completezza è stata indagata (con l’ausilio di metodi numerici) la natura termica dello specifico cassonetto, che, come per i serramenti, risultava idoneo al contesto applicativo facendo ricadere l’intera colpa delle dispersioni sulle infiltrazioni.

Si configura quindi una situazione, ahimè, molto frequente: prodotti corretti ma installazione non corretta.

Ma mentre per il cassonetto abbiamo potuto limitarci alle misure sopra descritte, per il serramento ci viene in soccorso una norma, ovvero la UNI 11673-4 che, dal 2021, disciplina in Italia i criteri di verifica della corretta esecuzione per le varie prestazioni, fornendo indicazioni di carattere sperimentale. E, fra queste, in primis proprio la permeabilità all’aria.

Da qui la decisione di approfondire, individuando un serramento campione su cui eseguire il test di permeabilità all’aria secondo la norma sopra citata, sulla base dei dieci serramenti complessivi.

La scelta risultava abbastanza libera, nel senso che tutti i prodotti avevano mostrato lacune nelle analisi preliminari, ragion per cui ognuno di essi era degno di rappresentare un campione significativo dell’intera commessa.

Come era lecito attendersi il campione individuato, fornito come prodotto di classe di permeabilità all’aria 4, ha restituito in opera una classificazione di livello 3, e quindi meno performante. Nell’ipotesi, tutt’altro che inverosimile, che tale declassamento sia da moltiplicare per i dieci serramenti presenti, ed aggiungendo anche le copiose infiltrazioni provenienti dai cassonetti, si può concludere che le fondate teorie di una non corretta installazione abbiano pregiudicato in modo significativo la prestazione complessiva dell’edificio.

Il percorso logico utilizzato dal Laboratorio può essere quindi così riassunto:

analisi preliminare, individuazione di un campione, applicazione di una Norma.

In parallelo, analisi documentale e tramite software per scongiurare l’ipotesi che vi fossero contributi anche di natura conduttiva. In tal caso, il problema avrebbe afferito alla tipologia di prodotto scelto, prima ancora che alla sua installazione.

Il nostro contributo finisce qui, ma naturalmente ci auguriamo che possa essere stato un preludio per ricondurre, ognuno per propria competenza, la situazione ai risultati inizialmente attesi. E poter conferire ad un immobile così esclusivo la godibilità che realmente merita.

PER SAPERNE DI PIÚ

ANGELO POLENTA

Laboratorio Tecnologico LegnoLegno


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L’ITALIA ALLA PROVA

Analisi e approfondimenti sui test in opera: quando le criticità diventano un’opportunità per migliorare prestazioni e comfort

Dopo diversi mesi, precisamente da novembre 2024, la campagna di prove in opera effettuata dal Consorzio Legnolegno è ormai in fase di conclusione, ma possiamo già condividere con voi molti dati interessanti sui test eseguiti.

Innanzitutto, ci teniamo a sottolineare con orgoglio la nostra collaborazione, ormai attiva da sei anni, con il Marchio Posa Qualità Serramenti. Grazie a questa partnership, siamo riu- sciti a eseguire circa 250 prove per le aziende che hanno scelto di intraprendere questo percorso. Un impegno costante che ha contribuito a consolidare un importante strumento per promuovere la qualità e la professionalità nel settore della posa in opera dei serramenti, offrendo vantaggi sia ai professionisti che ai consumatori.

Inoltre, come ogni anno, abbiamo avuto l’opportunità di confrontarci e arricchire la nostra esperienza anche attraverso le prove in opera richieste da professionisti e privati, desiderosi di verificare la corretta modalità di posa e la qualità del prodotto. I test, eseguiti secondo la norma UNI11673-4, includono la verifica della permeabilità all’aria, la termografia, la tenuta all’acqua e l’isolamento acustico.

Oltre a fornire dati precisi sulle prestazioni del prodotto, queste analisi permettono di valutare l’efficienza energetica, migliorare il comfort abitativo e prevenire la formazione di muffa all’interno dell’abitazione.

Le verifiche sono state effettuate in tutta Italia grazie a una programmazione attenta e meticolosa. Di seguito, vi presentiamo una mappa che evidenzia le zone in cui il nostro laboratorio ha eseguito le prove.

Ora entriamo nel concreto: le prove a cui vengono sottoposti i serramenti sono, nella maggior parte dei casi, la termografia, la permeabilità all’aria e la tenuta all’acqua.

In sintesi, la prova termografica viene effettuata in due fasi utilizzando un’apposita termocamera. La prima fase consiste nel rilevare eventuali ponti termici in condizioni stazionarie, senza applicare alcuna pressione.

La seconda, invece, viene eseguita con una depressurizzazione a 50 Pascal, permettendo di individuare in modo più evidente eventuali anomalie termiche o infiltrazioni d’aria provenienti dal serramento analizzato.

Proprio per questo motivo, tali verifiche vengono effettuate durante il periodo invernale, poiché richie- dono una differenza di temperatura di almeno 10 gradi tra l’ambiente interno e quello esterno.

Per quanto riguarda la prova di tenuta all’acqua, è fondamentale ricreare condizioni simili a quelle di un test di laboratorio, predi- sponendo l’attrezzatura in modo adeguato. Dopo aver sistemato tutto il materiale necessario e posizionato la barra degli spruzzatori di fronte al serramento da testare, nel rispetto delle normative UNI 11673-4, si può procedere con la verifica.

Il test prevede l’azionamento di un sistema di erogazione normalizzato che, in base alle dimensioni del campione, rilascia una quantità specifica di acqua (ogni ugello eroga 2 litri al minuto). Se il prodotto non presenta infiltrazioni nei primi 15 minuti, verrà considerato classificabile. Successivamente, si applicheranno pressioni crescenti: si parte da 50Pascal, con incrementi di 50Pascalfinoa300, e successivamente di 150 Pascal fino a 600.

Le pressioni applicabili in opera dipendono tuttavia dalle condizioni del cantiere e dalle dispersioni d’aria dell’edificio: un locale con alte dispersioni d’aria non permetterà di raggiungere pressioni di prova elevate.

Se, invece, il serramento presenta infiltrazioni prima di 15 minuti senza pressione, sarà considerato non classificabile.

La prova di permeabilità all’aria ha l’obiettivo di individuare con precisione le infiltrazioni d’aria del campione, espresse in m³/hm². La procedura prevede innanzitutto la creazione di un ambiente di depressurizzazione all’interno del locale in cui è installato il serramento, fino a un massimo di 100 Pascal (Pa).

Una volta raggiunta una differenza di pressione tra l’interno della camera di tenuta e l’ambiente circostante compresa tra 3e15 Pa, si può procedere con la verifica.

Dopo che la depressurizzazione ha raggiunto la sua stabilità, ven- gono effettuati almeno 5step, durante i quali la pressione all’interno del locale viene ridotta di almeno 5 Pascal per volta. Solo al termine di ogni step e dopo la rielaborazione dei dati raccolti dai nostri tecnici sarà possibile determinare con precisione il valore delle infiltrazioni d’aria del serramento, espresso in m³/hm².

Se il valore rilevato risulta inferiore al limite della classe dichiarata dall’azienda nella dichiara- zione di prestazione, la prova è considerata conforme.

Se, invece, il serramento presenta infiltrazioni d’aria che superano il limite della classe dichiarata, oppure se la termografia rileva un ponte termico significativo, la prova viene considerata non conforme. I casi più frequenti riguardano la non conformità di una delle due prove; raramente abbiamo riscontrato esiti negativi su entrambe. Fortunatamente, la maggior parte delle aziende ha ottenuto un risultato positivo al test.

ANALISI DEI RISULTATI

Un bilancio in chiaroscuro

Analizzando il totale delle aziende coinvolte in questa campagna e confrontando il numero di prove con esito positivo e negativo, abbiamo rilevato che il 24% delle prove non è andato a buon fine: un dato purtroppo significativo.

Le cause delle non conformità possono essere molteplici. Tra le principali troviamo:

  • Errori in fase di installazione del serramento, principalmente legati all’uso non corretto di nastri autoespandenti, termoespandenti o multifunzione.
  • Posa eseguita in modo diverso rispetto alle indicazioni di progetto, con evidenti responsabilità sia di chi doveva supervisionare il lavoro, sia di chi ha scelto di adottare una metodologia differente da quella prevista.
  • Problemi di fissaggio, una criticità ricorrente è l’assenza di fissaggi sulla traversa superiore e inferiore.
  • Tagli termici sul quarto lato di dimensioni ridotte, in alcuni casi appena 1 cm, con conseguente impatto sulle prestazioni.
  • Scarsa attenzione ai dettagli, come sigillature incomplete o fissaggi inadeguati, che possono compromettere le prestazioni del serramento.

Tuttavia, grazie ai dati emersi dalle prove, questa percentuale di esiti negativi tende a ridursi significativamente. Infatti, le aziende, prendendo atto delle criticità riscontrate, implementano le modifiche necessarie e i miglioramenti indispensabili per garantire una posa corretta e assicurare il massimo comfort abitativo al cliente finale.

Speciale PROVE IN OPERA

DALL’ERRORE ALLA SOLUZIONE: LE VERIFICHE IN CANTIERE COME RISORSA
Le verifiche in opera sui serramenti vengono eseguite per diverse ragioni.
Di seguito troverete alcuni dei casi più particolari e interessanti, sia per l’origine della richiesta che per i risultati ottenuti.
Come evidenziato in precedenza, non tutte le verifiche hanno dato esito positivo. Tuttavia, esse rappresentano uno strumento fondamentale per ottenere una visione d’insieme, evidenziando sia le opportunità che le criticità che possono emergere nel processo di installazione e utilizzo dei serramenti.

APPROFONDISCI LA VERIFICA IN CANTIERE CHE TI INTERESSA:
Quando una macchia racconta una storia: un caso di un serramento critico
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Problema: un privato segnalata macchia di umidità su muratura vicino a un serramento
Tutto perfetto tranne l’aria che entra
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Contesto: villa ristrutturata in una location suggestiva e isolata, esposta ai venti su tutti i lati.
Problema: difficoltà nel mantenere comfort termico invernale e presenza di numerosi spifferi
Verificare l’isolamento acustico
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Contesto: cantiere urbano ristrutturazione di primo livello
Problema: l’approccio corretto per affrontare la stima del potere fonoisolante in opera
Dalla non conformità alla prestazione ottimale: il valore del controllo in opera
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Contesto: riqualificazione urbana uffici
Problema: non conformità nella permeabilità all’aria dovuta a discontinuità nell’esecuzione della posa

AMITOJ SINGH
Dipartimento Energia
Consorzio LegnoLegno


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NEWS DAL MONDO DEL SERRAMENTO