Il monoblocco “proprietario”
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Il monoblocco “proprietario”

Più certezza prestazionale, meno libertà progettuale?

Negli ultimi anni il mondo dei serramenti, con l’uscita di norme, marchi di qualità volontari, ha visto una crescita di attenzione esponenziale verso la qualità della posa, l’isolamento e il comportamento degli elementi di tutti gli accessori del vano finestra. Uno dei punti più deboli (o comunque meno regolamentati) è stato spesso il controtelaio.

Con la pubblicazione della UNI 11979:2025 – “Controtelai e controtelai monoblocco per serramenti – Caratteristiche prestazionali e requisiti” – si compie un passo importante per dare identità, regole e traspa-renza ad un elemento che nonostante sia di fondamentale importanza nell’installazione del serramento e, nonostante sia oggi ampiamente adoperato in ambito costruttivo, fino a questo momento ha vissuto in un limbo normativo.

Una delle novità più interessanti della normativa è la distinzione tra il “monoblocco proprietario” e il “monoblocco di libera installazione”.

In questo articolo spieghiamo con chiarezza che cosa significa “monoblocco proprietario”, che implicazioni ha in termini progettuali, prestazionali e di scelta per il committente. Per quanto riguarda il “monoblocco di libera installazione” vi invitiamo a legge-re l’approfondimento presente su questo stesso numero della rivista.

Fig. 1 Vista interna di un monoblocco proprietario durante un test acustico.

La UNI 11979 fissa criteri, metodologie e requisiti per i controtelai e i monoblocco utilizzati nell’installazione di infissi, porte, chiusure oscuranti e schermature. Si applica in particolare alle finestre e porte esterne pedonali (UNI EN 14351-1), porte interne pedonali (UNI EN 14351-2), chiusure oscuranti (UNI EN 13659), scherma-ture solari (UNI EN 13561). Non rientrano invece nel campo diapplicazione:

  1. porte con resistenza al fuoco o controllo fumo; porte motorizzate non a battente;
  2. facciate continue, lucernari su tetti piani, cancelli industriali, ecc.

La norma, come generalmente tutte le normative è di natura volontaria, ma applicarla rappresenta un elemento di distinzione e garanzia qualitativa nel mercato e soprattutto in caso di contenzioso tecnico / legale i giudici e i consulenti tecnici spesso usano le norme UNI come:

  1. Riferimento per stabilire la diligenza professionale dell’operatore,
  2. Criterio di valutazione della conformità tecnica di un prodotto o di un’opera;
  3. Prova del rispetto della regola dell’arte, anche se la norma non è obbligatoria.

Tra i requisiti prestazionali valutati secondo la norma, troviamo (tra gli altri):

  • Permeabilità all’aria
  • Tenuta all’acqua
  • Resistenza al vento
  • Isolamento termico
  • Isolamento acustico
  • Resistenza all’effrazione
  • Durabilità nel tempo

Inoltre vengono trattati aspetti di sostenibilità (emissioni, materiali), criteri di prova, modalità di estensione dei risultati e informazioni che il produttore deve fornire.

La vera novità che la norma distingue tra prodotti “di libera installazione” e “proprietari”, con differenze nelle modalità di prova e di dichiarazione delle prestazioni.

Un monoblocco proprietario è un monoblocco ideato, progettato e realizzato specificamente per un determinato serramento contrariamente a un monoblocco di libera installazione che è un elemento generico, non vincolato a un singolo serramento.

In sintesi: il “proprietario” è un monoblocco su misura, integrato nel sistema serramento + vano muro, pensato come vero e proprio sistema unitario.

La norma prescrive che, nel caso di controtelai proprietari, le carat­teristiche prestazionali devono essere valutate “in combinazio­ne” con il serramento a cui sono destinati, e non bisogna testare il monoblocco con il pannello nor­mato installato : serve considerare come interagisce, nelle condizioni di posa reale, con il serramento, quindi vengono testati il giunto tra muratura e controtelaio, il giunto tra controtelaio e serramento, il giunto apribile del serramento e il serramento stesso (Giunto prima­rio + giunto secondario + giunto apribile + serramento).

Fig. 2 Vista esterna di un monoblocco proprietario durante un test acustico.

Testare un monoblocco proprietario ha sicuramente dei vantaggi:

  1. Prestazione garantita del sistema — misurazione contemporanea di 3 giunti: primario, secondario e apribile
  2. Ottimizzazione della posa — il monoblocco è già predisposto per quel serramento: fissaggi, tolleranze, raccordi, giunti possono essere calibrati e studiati specificamente per una sola tipologia di infisso
  3. Fidelizzazione — il cliente “legato” al sistema può riconoscere il valore della soluzione completa

Ma d’altra parte anche dei limiti:

  1. Ridotta flessibilità — il serra-mento installato può sicuramente rappresentare un vincolo riguardo all’utilizzo dei risultati di prova
  2. Costi più alti — lo sviluppo integrato e le prove congiunte possono aumentare i costi rispetto a componenti generici
  3. Rischio di rimanere vincolati a un fornitore di serramenti diverso dal produttore del monoblocco — il committente potrebbe essere poi vincolato al fornitore del serramento se non è il produttore diretto del serra-mento (spesso questi test infatti vengono eseguiti da serramentisti che producono monoblocco e serramento)
  4. Gestione delle varianti — per ogni variante dimensionale o tipologica occorre un adatta-mento del monoblocco, con ripercussioni progettuali e prestazionali

Immaginiamo di installare un serramento in alluminio a taglio termico progettato su un monoblocco proprietario corrispondente, con giunti progettati e testati dal laboratorio

  1. In fase di cantiere, il mono-blocco è predisposto già per quello specifico serramento e il sistema è già definito, il serramentista monta direttamente senza dover “adattare” nulla
  2. In fase progettuale, anche in questo caso è già tutto pronto per l’utilizzo dai disegni tecnici ai risultati di prova
  3. Il risultato reale in opera può essere molto vicino a quello previsto in laboratorio, riducendo gli scostamenti negativi dovuti ad un ingegnerizzazione del progetto iniziale

Fig. 3: Monoblocco proprietario durante un ciclo di prove di tenuta ambientale.

In questo modo il monoblocco proprietario, se ben progettato e realizzato, consente una maggiore coerenza tra progetto e prestazione reale.

La UNI 11979:2025 rappresenta un salto avanti per dare dignità normativa ai controtelai e ai monoblocchi.

Il concetto di monoblocco proprietario introduce una sfida e un’opportunità: passare da elementi di progetto e di cantiere meno definiti a sistemi completi e più “bloccati” ma sicuramente con prestazioni maggiormente garantite.

Chi opera nel settore (produttori, progettisti, posatori) ha ora uno strumento tecnico condiviso per definire, valutare e comunicare la qualità dei sistemi finestra. Per il committente finale, significa mag­giore trasparenza e potenzialmen­te prestazioni reali più affidabili.

GIOVANNI CIAMPA
Responsabile Dipartimento Energetico Laboratorio Tecnologico LegnoLegno

SPECIALE MONOBLOCCHI

Con la pubblicazione della UNI 11979:2025 – “Controtelai e controtelai monoblocco per serramenti – Caratteristiche prestazionali e requisiti” – si compie un passo importante per dare identità, regole e trasparenza ad un elemento che nonostante sia di fondamentale importanza nell’installazione del serramento e, nonostante sia oggi ampiamente adoperato in ambito costruttivo, fino a questo momento ha vissuto in un limbo normativo
La norma UNI 11979, così come tutte le norme UNI (e le equi­valenti EN e ISO), è un documento di natura volontaria che però, finalmente, propone regole chiare e condivise.
Ma quali sono? E cosa cambia per te?

In questi articoli di approfondimento illustriamo la norma e perché è così importante per il settore.

leggi qui UNI 11979: Una svolta per controtelai e monoblocchi
leggi qui Il monoblocco di “libera installazione”
leggi qui ⮕ Le informazioni che fanno la differenza. La Norma UNI 11979: Guida essenziale per serra­mentisti e produttori di controtelai e monoblocchi

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FSC® E PEFC: cresce il numero di aziende certificate nella filiera del serramento in legno

Un percorso tracciabile e responsabile che premia le imprese e risponde alle richieste di mercato e della Pubblica Amministrazione

Negli ultimi due anni, sempre più produttori di serramenti in legno manifestano interesse per il Marchio FSC®/PEFC, innanzitutto desiderano capire bene “di cosa si tratta?” e poi di “come lo si ottiene?”.

Si tratta di un Marchio che garantisce che il legname, utilizzato per la produzione di serramenti in legno, provenga da foreste gestite in modo responsabile proteggendo la qualità dell’acqua, evitando il taglio di foreste antiche e prevenendo la perdita di copertura forestale. Vengono così offerti benefici ambientali, sociali ed economici, strettamente intrecciati, che soddisfano la crescente domanda di consumo sostenibile da parte di consumatori e Governi.

Adottando la certificazione FSC®/PEFC le aziende possono accedere a nuovi mercati, migliorare la loro reputazione e dimostrare il loro impegno verso la sostenibilità, proteggendo la biodiversità e i diritti delle comunità.

Consorzio LegnoLegno negli ultimi due anni ha seguito decine di aziende che volevano ottenere il Marchio FSC®/PEFC. Aziende di tutte le dimensioni: grandi, medie e piccole che hanno in comune la volontà di proseguire il processo virtuoso che parte dalle foreste fino ad arrivare nelle nostre case.

La procedura segue due percorsi differenti a seconda del numero di dipendenti e del fatturato aziendale: individuale o di gruppo, che hanno un impegno economico leggermente diverso.

Per accedere alla procedura di Gruppo i limiti sono:

FSC® non avere più di 15 dipendenti oppure avere un fatturato complessivo massimo pari a 2 Mln di Euro

PEFC non avere più di 50 dipendenti e un fatturato complessivo massimo pari a 10 Mln di Euro

Abbiamo seguito i serramentisti nel processo di informazione e formazione, fino all’ottenimento del Marchio FSC®/PEFC da parte di un ente di certificazione.

Il Marchio una volta ottenuto deve essere mantenuto: ogni anno vengono effettuate verifiche documentali da parte dell’ente di certificazione che lo ha rilasciato.

Una volta ottenuta la Certificazione FSC®/ PEFC i serramentisti possono apporre l’etichetta FSC®/PEFC sui loro prodotti così forniscono informazioni chiare sull’origine del materiale (FSC® 100%, FSC® Misto, FSC® Rici-clato), rafforzando la fiducia dei consumatori.

Vogliamo ricordare al serramentista che vende i suoi prodotti alla Pubblica Amministrazione che dovrà fare la Mappatura CAM dei suoi prodotti e l’avere il Marchio FSC®/PEFC è un criterio premiante.

Last but not the least, gli standard di certificazione di sostenibilità degli edifici (LEED, BREEAM, ecc.) incentivano l’uso di materiali certificati FSC®, aprendo le porte a settori in crescita.

Consorzio LegnoLegno continua a supportare il settore verso una produzione sempre più sostenibile, nel 2025 sono 28 le imprese con catena di custodia attiva, 17 con procedura di gruppo e 11 con procedura individuale.

Scopri le aziende con catena di custodia by LegnoLegno

ELENA LENASSI
Account Commerciale Laboratorio Tecnologico LegnoLegno


oppure compila il FORM in fondo alla pagina

Quando una macchia racconta una storia

Da anni sottolineiamo l’importanza della posa in opera per garantire le prestazioni di un serramento.

Non basta che un infisso sia verificato in laboratorio: è fondamentale che mantenga le sue caratteristiche anche dopo l’installazione. In questo articolo analizziamo un caso concreto che dimostra quanto sia cruciale una corretta installazione tratto da un’esperienza di cantiere nell’ambito della campagna di prova 2024/2025.

THANKS TO

Il problema: una macchia sospetta

Un privato ha segnalato la comparsa di un’evidente macchia di umidità sulla muratura adiacente a un serramento. Il dubbio era se la causa fosse da attribuire all’infisso stesso o ad altri elementi della facciata. Per risolvere la questione, il Laboratorio LegnoLegno ha eseguito una serie di test secondo la norma
UNI 11673-4.


Dopo aver visionato le fotografie e aver effettuato un sopralluogo presso il sito della segnalazione,
il Laboratorio LegnoLegno propone al committente una verifica in opera secondo UNI 11673-4. In particolare vengono eseguite le seguenti prove:

  • UNI 11673-4:2021 – Isolamento termico – Requisito 4.1;
  • UNI 11673-4:2021 – Permeabilità all’aria – Requisito 4.3;
  • UNI 11673-4:2021 – Tenuta all’acqua; verifica senza differenziale di pressione tra interno ed esterno – Requisito 4.4.1;
  • UNI 11673-4:2021 – Tenuta all’acqua; verifica con differenziale di pressione tra interno ed esterno – Requisito 4.4.2;

Il Laboratorio LegnoLegno ritiene queste verifiche necessarie per accertare se la causa dell’evidente macchia di umidità visibile in Fig. 1 sia da attribuire al serramento stesso o alla sua posa in opera. L’obiettivo è comprendere se la problematica sia legata a una scarsa tenuta all’aria del prodotto, alla presenza di eventuali ponti termici dovuti alla posa, op- pure a infiltrazioni dirette di acqua causate da una scarsa tenuta alla pioggia battente.

Primafase: termografia

In una prima fase, i tecnici di LegnoLegno ese- guono un’indagine termografica. In base alle condizioni climatiche e ambientali, le anomalie termiche vengono rilevate mediante una ter- mocamera, capace di individuare discontinuità termiche sulle superfici analizzate.

Dopo una prima rilevazione a pressione am- bientale, si procede con una seconda termografia, realizzata inducendo una differenza di pressione di 50 Pa tra interno ed esterno. Questa differenza è generata mediante un dispositivo composto da un telo a tenuta e un ventilatore, che immette aria nell’ambiente interno fino al raggiungimento della pressione prevista.

Dal termogramma eseguito a pressione ambientale emerge chiaramente un’anomalia termica: si rileva una differenza di temperatura superiore ai 3°C tra la muratura e l’angolo sinistro del giunto di posa del serramento, segnale evidente della presenza di un ponte termico.

Per approfondire ulteriormente la problematica, il laboratorio ha installato il telo a tenuta e il ventilatore (sistema BlowerDoor), mettendo in depressione l’ambiente al fine di evidenziare eventuali criticità legate alla tenutaall’ariae a ponti termici di tipo convettivo.

Anche il termogramma realizzato con una differenza di pressione di 50 Pa conferma una problematica di tenuta all’aria in corrispondenza dell’angolo sinistro dell’anta del serramento.
Questo fenomeno contribuisce certamente al raffreddamento delle superfici esposte all’aria fredda, anche nelle aree limitrofe alla vistosa macchia di umidità.

Seconda fase: termoanemometro

Alla luce di quanto emerso dalla termografia, i tecnici hanno quindi eseguito una misurazione puntuale tramite termoanemometro.

Fig. 4
Fig. 5

La rilevazione effettuata con termoanemometro evidenzia in modo chiaro una problematica di tenutaall’arianel punto analizzato: è stata infatti misurata una velocità di infiltrazione pari a 8,05m/s. Si ricorda che, con una differenza di pressione di 50 Pa, infiltrazioni puntuali con velocità superiori a 2 m/s possono essere considerate critiche.

Oltre al punto specifico, il prodotto presenta ulteriori infiltrazioni d’aria riconducibili alla posa in opera, come ben visibile nel termogramma Fig. 5, che offre una visione d’insieme più ampia.

Terza fase: tenuta all’aria

A questo punto, i tecnici procedono con la verifica della tenuta all’aria del serramento secondo quanto previsto dalla norma UNI 11673-4, utilizzando il telo a tenuta e il ventilatore per creare una differenza di pressione controllata. L’obiettivo è stimare la tenuta all’aria complessiva del serramento installato, in conformità alla norma UNIEN12207.

Sul serramento viene applicato un film in nylonatenutaermetica, dotato di un’apertura di dimensioni note. Attraverso l’utilizzo di un manometro, si misura:

  • la differenza di pressione tra l’esterno e l’interno del nylon (Δp finestra);
  • la differenza di pressione tra l’interno del nylon e l’interno dell’ambiente (Δp chiusura).

Queste misurazioni consentono di valutare la permeabilità all’aria dell’infisso e/o dei singoli giunti analizzati.

A seguito del test, il serramento ha ottenuto una classe di tenuta all’aria pari a 2 secondo la norma UNI EN 12207.

Si tratta evidentemente di una classificazione relativamente bassa, soprattutto considerando che si tratta di una finestra con una superficie inferiore ai 2 m².

Quarta fase: tenuta all’acqua

A questo punto si procede con l’esecuzione dell’ultimo test previsto: la verifica della tenuta all’acquasecondo la norma UNI11673- 4, eseguita sia senza che con differenziale di pressione tra interno ed esterno.

Il dispositivo di prova consiste in un impianto progettato per irrorare la superficie esterna del campione con una portata d’acqua pari a circa 6l/min, come previsto al punto 6 della norma UNIEN1027MetodoA. L’impianto è realizzato nel rispetto di tutte le prescrizioni previste dalla norma, comprese:

  • la distanza orizzontale della barra dal campione;
  • l’interasse degli ugelli;
  • la pressione e la quantità d’acqua erogata;

e, in generale, tutti i requisiti tecnici descritti nella UNI 11673-4 e nelle norme correlate.

Fig. 7
Fig. 8
Fig. 9

Successivamente, all’impianto di irrorazione viene abbinato il sistema con ventilatore e telo a tenuta per poter applicare un differenziale di pressione tra interno ed esterno al serramento posato. L’intensità di questo differenziale viene stabilita in base allo stato del cantiere e al livello di tenuta all’aria del prodotto.

Nel caso specifico, il laboratorio LegnoLegno ha applicato:

  • per 15 minuti, solo irrorazione d’acqua pressione relativa di 0 Pa);
  • per 5 minuti, un differenziale di pressione di 50 Pa.
Fig. 10

Durante la fase con pressione relativa nulla (0 Pa), non si sono verificate infiltrazioni.
Tuttavia, con differenziale di pressione di 50 Pa, dopo 250 secondi si è manifestata un’infiltrazione d’acqua in corrispondenza dell’angolo inferiore sinistro del giunto di posa (Fig. 10).
Dalla foto è evidente che l’infiltrazione ha interessato una porzione di muratura non progettata per essere a contatto con l’acqua. Correlando questa prestazione alla classificazione prevista dalla norma UNI EN 12208, il serramento posato si collocherebbe in classe 1A, ovvero un livello basso di tenuta all’acqua.

(Nella termografia eseguita durante il test all’acqua – sebbene non prevista esplicitamente dalla norma – è ben visibile come l’infiltrazione d’acqua raffreddi la superficie interna con cui entra in contatto).

Sintesi delle prestazioni rilevate in opera

A seguito dei test eseguiti, il prodotto instal- lato ha evidenziato le seguenti prestazioni:

  • Infiltrazioni d’aria: stima della classe 2 secondo UNIEN12207(valutazione con ΔP = 50 Pa);
  • Isolamento termico: presenza di ponti termici conduttivi significativi connessi all’installazione del serramento;
  • Tenuta all’acqua (con e senza differen- ziale di pressione): classe 1A secondo UNI EN 12208.

Senza queste misurazioni, la problematica sarebbe rimasta senza una diagnosi certa, rendendo difficile qualsiasi intervento efficace. Il rapporto di prova fornirà al committente tutti gli elementi utili per affrontare il problema con i tecnici competenti.

I dati raccolti confermano con chiarezza che la macchia di umidità inizialmente segnalata è direttamente correlata al serramento installato, sia per quanto riguarda il prodotto che la posainopera. La causa è riconduci- bile a una combinazione di fattori:

  1. Tenuta all’aria insufficiente: il serramento posato non garantisce un adeguato comfort abitativo, a causa di criticità sia nella realizzazione del prodotto che nella sua installazione.
  2. Presenza di ponti termici: evidenti discontinuità termiche, sia conduttive che convettive, legate al prodotto stesso e ai materiali e la loro corretta applicazione.
  3. Tenuta all’acqua non adeguata: nella stessa zona in cui si evidenzia la macchia, si è verificata un’infiltrazione a un differenziale di pressione di 50Pa, assimilabile a una velocità del vento di circa 35km/h.

Questo caso rappresenta un esempio con- creto di quanto sia fondamentale una posa in opera eseguita a regola d’arte. Anche un serramento di buona qualità, se installato in modo non conforme, può diventare fonte di problematiche significative per il comfort abitativo.

La soluzione?

Affidarsi a professionisti qualificati, eseguire verifiche in opera non solo in presenza di problemi, ma anche in fase preventiva, per dare un valore aggiunto al prodotto e garantirne le prestazioni nel tempo.

Con un intervento mirato e, se necessario, un ulteriore test di verifica, il serramento potrà finalmente offrire comfort e sicurezza, in linea con le aspettative progettuali.

PER SAPERNE DI PIÚ

GIOVANNI CIAMPA
Responsabile Dipartimento Energetico
Laboratorio Tecnologico LegnoLegno


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Come approcciarsi alla certificazione FSC® E PEFC

Guida per i Serramentisti verso la Sostenibilità e la Tracciabilità del Legno

L’Italia è uno dei più grandi importatori di legno nel Mondo ed è bene conoscere con certezza l’origine del legno attraverso strumenti che assicurino in modo trasparente e credibile la provenienza legale da foreste correttamente gestite. Vale a dire da foreste che assicurino il mantenimento delle biodiversità, la protezione ecologica, che non mettano a repentaglio l’ecosistema e tutelino le Comunità interessate.

La certificazione FSC®e PEFC sono i più rigorosi sistemi di certificazione foresta- le, i più affidabili per la migliore gestione del- le foreste in modo da assicurarne l’uso sostenibile, la conservazione e il ripristino.

THANKS TO

Tali sistemi di certificazione si avvalgono della Catena di Custodia (CoC) per verificare che il materiale di origine forestale cer- tificato FSC®/PEFC sia identificato e tenuto separato da quello non certificato lungo la catena di approvvigionamento, dalla foresta alla commercializzazione dei prodotti realizzati con il legno.

La CoC riguarda tutte le fasi di approvvigionamento, lavorazione, commercio e distribuzione quando il passaggio alla fase successiva comporta il cambiamento della proprietà del prodotto.

Quindi, ad ogni fase dovrà essere rilasciata la certificazione FSC®/PEFC che sarà l’input indispensabile per portare avanti la Catena di Custodia da parte del nuovo proprietario del materiale legnoso.

Il percorso di questa catena parte dalla foresta e termina con la vendita del prodotto finito che sarà accompagnato della dichiarazione FSC®e/o con l’etichetta FSC®, sempre più riconosciuta dai consumatori e richiesta nel mercato del serramento.

Il“salto”di anche un solo anello interrompe la Catena di Custodia ed impedisce la vendita di un prodotto come certificato FSC®/PEFC.

Il Consorzio LegnoLegno ha già accompagnato all’ottenimento della certificazione forestale decine di serramentisti desiderosi di dimostrare la loro attenzione alla tracciabilità del legname da foreste correttamente gestite al serramento finito; in particolare a fronte dell’aumento della richiesta di prodotti sempre più sostenibili da parte della Pubblica Amministrazione per la conformità ai Criteri Ambientali Minimi (CAM).

In base al numero dei dipendenti, le aziende produttrici di serramenti in legno sono state indirizzate alla certificazione CoC singola o di gruppo in modo da attuare il sistema di gestione della CoC più adeguato alle dimensioni e alle complessità aziendali. Consorzio LegnoLegno ha organizzato per i Serramentisti un corso di formazione per aiutarli nella procedure per la certificazione FSC®e/o PEFC, dalla scelta del responsabile dell’attuazione e mantenimento della procedura documentata alla formazione del personale incaricato di definire e gestire le procedure in maniera corretta.

PER SAPERNE DI PIÚ

ELENALENASSI

Account Commerciale Laboratorio Tecnologico LegnoLegno


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La certificazione forestale di gruppo “CONLEGNO TRUST”: un’opportunità da conoscere

La certificazione forestale di Catena di Custodia è importante per molteplici fattori:

  1. Per partecipare a bandi Pubblici che richiedono il soddisfacimento dei CAM (Criteri Ambientali Minimi)
  2. Per dimostrare ai clienti finali la “tracciabilità” del Marchio dalla
    foresta ai prodotti finiti in legno
  3. Per poter comunicare concretamente di essere un’azienda attenta alla sostenibilità

THANKS TO

formazione

Tuttavia, per alcune aziende, ottenere tale certificazione può presentare diverse sfide significative: soddisfacimento dei requisiti, capacità logistica, formalizzazione delle procedure, … ma, con
la giusta strategia e il supporto adeguato, è possibile superare gli ostacoli e trarre vantaggio dai benefici a lungo termine che essa offre.


Andando incontro a questa necessità il Consorzio Conlegno, ha deciso di costituire un “Gruppo di certificazione” denominato “Conlegno TRUST” ed ha iniziato una proficua collaborazione col
Consorzio LegnoLegno che da sempre offre il proprio supporto ai serramentisti.

Insieme ci presentiamo ai produttori di serramenti e dei principali componenti in legno che vogliono ottenere il Marchio FSC® e/o PEFC per rispondere ai criteri CAM e per dimostrare la loro attenzione alla sostenibilità ambientale.


La certificazione di gruppo è un’opportunità per le piccole aziende per affrontare il processo di certificazione, perchè consente di ottenere e mantenere la certificazione forestale a dei costi che risultano essere generalmente inferiori di circa il 50% rispetto all’ottenimento della “certificazione singola”.


Può essere d’aiuto un esempio: il “Comune di Fantasia” commissiona serramenti in legno al serramentista “XYZ Finestre e porte” e gli richiede di elaborare la Mappatura CAM che prevede che i materiali legnosi provengano da foreste gestite in modo sostenibile, quindi che abbiano il Marchio FSC o PEFC e che sia garantita la Catena di Custodia fino al serramento finito, perché la sola documentazione del fornitore del legname non è condizione sufficiente.


A questo punto il produttore di serramenti in legno, coadiuvato dal Consorzio Legnolegno, può aderire al Gruppo “Conlegno TRUST” per ottenere la propria certificazione di Catena di Custodia (PEFC, FSC® o entrambi) risparmiando in tempi e costi.


La Capogruppo (Conlegno), infatti, permette di ottimizzare tempi e costi interagendo direttamente sia con l’Ente di normazione (PEFC e/o FSC®) sia con l’Ente di Certificazione prescelto aiutando le aziende ad implementare il proprio Manuale a seguito di una formazione specifica sugli standard e ad effettuare nel tempo gli “audit interni” per il mantenimento della certificazione.

Logo “Conlegno TRUST” che riconosce le imprese che aderiscono alla certificazione di Gruppo


L’Ente di Certificazione avrà il compito di auditare, a campione, le aziende del Gruppo, permettendo in questo modo di suddividere il costo tra tutte le aziende aderenti al Gruppo e generando così economie di scala.
Per gli audit interni ci affidiamo a professionisti sia interni sia eventualmente esterni opportunamente formati e qualificati sugli standard di certificazione. Inoltre tutti i nostri auditor posseggono una conoscenza trasversale anche su altre tematiche quali EUTR (Timber Regulation europea), normativa relativa all’edilizia in legno, normativa legata al mondo degli imballaggi in legno (ISPM n.15, altro), ecc… e potranno pertanto supportarvi nell’affrontare i diversi regolamenti o le normative di settore.

Per poter partecipare al Gruppo è NECESSARIO rispettare i seguenti parametri minimi:
Avere un fatturato complessivo massimo pari a 2 (due) Mln di Euro;

Per FSC

• Non avere più di 15 dipendenti (equivalenti a tempo pieno);

oppure

• Avere un fatturato complessivo massimo pari a 2 (due) Mln di Euro;

Per PEFC

• Non avere più di 50 dipendenti (equivalenti a tempo pieno) in azienda;

e

• Avere un fatturato complessivo massimo pari a 10 (dieci) Mln di Euro.


Il Gruppo è stato costituito nel 2020 per lo standard PEFC a cui è stato aggiunto, a partire dal 2021, lo standard FSC®
Il diagramma seguente mostra l’evoluzione delle imprese aderenti fino al 2023. Considerando le stime di crescita per le certificazioni forestali e l’efficienza (riduzione di tempi e costi) della certificazione di Gruppo i margini di crescita sono ancora importanti.

Evoluzione delle imprese aderenti alla Certificazione di Gruppo “Conlegno TRUST”

DAVIDE PARADISO

Responsabile Sostenibilità e certificazione gruppo TRUST Conlegno
www.trust.conlegno.eu
trust@conlegno.eu


ELENA LENASSI

Laboratorio Tecnologico LegnoLegno
elena.lenassi@legnolegno.it



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NEWS DAL MONDO DEL SERRAMENTO