Dallo spiffero alla raffica: quando il serramento sfida la natura
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Dallo spiffero alla raffica: quando il serramento sfida la natura

Nel laboratorio LegnoLegno c’è un momento in cui il serramento smette di essere un oggetto costruito e diventa un dato.

Non conta più il design, il colore del profilo o la reputazione del produttore.

Conta solo ciò che accade quando la macchina si accende, la pressione sale e il cronometro parte.

Durante i test mettiamo a nudo la reale qualità di un infisso attraverso due prove fondamentali:

  • la permeabilità all’aria,
  • la resistenza al vento.

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Due verifiche distinte, regolate da norme specifiche, con obiettivi diversi, metodologie differenti e risultati che — sebbene spesso richiesti insieme — raccontano storie parallele: una riguarda l’efficienza, l’altra la tenuta strutturale.

Entrambe sono obbligatorie, normali e imprescindibili.

Per chi opera nel settore, comprenderne le differenze non è solo una questione tecnica, ma una condizione necessaria per garantire al cliente prestazioni energetiche, sicurezza e affidabilità nel tempo.

PERMEABILITÀ ALL’ARIA: I DETTAGLI DIVENTANO UNA MISURA

La prova di permeabilità all’aria, disciplinata dalla norma UNI EN 12207, serve a determinare quanta aria attraversa il serramento chiuso in condizioni di pressione e aspirazione controllate.

Durante il test:

  • viene applicata una pressione crescente fino a una sollecitazione massima di 600 Pascal (circa 115 km/h di vento);
  • si effettua poi la stessa verifica in aspirazione, mantenendo ogni livello di pressione/ aspirazione per un minuto.

Il risultato — ovvero le infiltrazioni d’aria rilevate — si traduce in una classe di prestazione da 0 a 4.

La classe 4 rappresenta il massimo livello di tenuta, indicando che il serramento resiste ottimamente alle sollecitazioni del vento senza subire danni strutturali.

Le classi inferiori corrispondono a una tenuta meno performante, ma il valore va sempre interpretato in base alla tipologia di prodotto.

Ad esempio, gli alzanti scorrevoli e i maniglioni, pur ideali per chi desidera ampie vetrate e un design moderno, presentano punti deboli intrinseci.

A differenza dei serramenti a battente, che si chiudono “a pressione” schiacciando ermeticamente le guarnizioni, i sistemi scorrevoli scorrono linearmente.

Questo movimento, pur essendo comodo e funzionale può creare piccole interruzioni nella tenuta perimetrale che, con il tempo e l’usura, diventano facili vie d’accesso per spifferi e infiltrazioni d’aria.

L’importanza della progettazione e della precisione

Qualsiasi serramento, indipendentemente dal modello, può essere soggetto a infiltrazioni se non progettato con attenzione.

Ogni imperfezione – giochi nei giunti, guarnizioni posizionate male, squadrature non perfette – si traduce in un valore misurabile. Non ci sono interpretazioni: l’aria che passa è registrata, e il dato è oggettivo.

La norma non valuta l’estetica né la facilità di montaggio, ma misura solo ciò che il prodotto è in grado di filtrare.

RESISTENZA AL VENTO: UNA SFIDA ALL’ULTIMO COLPO DI RAFFICA!

Se la prova di permeabilità all’aria è un esercizio di precisione, quella di resistenza al vento, regolata dalla UNI EN 12210, è una sfida di forza meccanica.

Il suo obiettivo è verificare la capacità del serramento di mantenere integrità strutturale e funzionalità dopo l’applicazione di forti sollecitazioni, che simulano raffiche di vento estreme e ripetute nel tempo.

Le tre fasi del test

Il test è suddiviso in tre fasi principali:

  1. Deformazioni
  2. Cicliche
  3. Pressione di prova di sicurezza

Dopo alcune pressioni di assestamento, si procede con la prova delle deformazioni, senza dubbio la più spettacolare.

È in questo momento che si possono osservare ad occhio nudo gli spostamenti del prodotto, un effetto visivo che diventa sempre più evidente man mano che il serramento aumenta di dimensioni. In particolare, lo “spanciamento” del vetro e dell’anta è un fenomeno che cattura subito l’attenzione, mostrando in modo chiaro come il materiale reagisce alle forze del vento.

Classi di deformazione: A, B e C

Per monitorare gli spostamenti si utilizzano comparatori millesimali applicati su montanti e traversi; più è alta la classe richiesta più aumenta la pressione sollecitata sul prodotto e per poterli classificare.

A seconda della pressione e della stabilità del serramento, si ottiene una classificazione in tre livelli:

  • Classe C → la migliore delle tre perché le deformazioni sono meno evidenti e il pro-dotto rimane relativamente stabile.
  • Classe B → , invece, prevede deformazioni di livello intermedio, con il serramento che inizia a mostrare una certa elasticità sotto le sollecitazioni del vento.
  • Classe A → le deformazioni sono più marcate: il serramento si deforma visibilmente, con il vetro e l’anta che possono evidenziare uno “spanciamento” ben visibile.

Cicli e pressione di sicurezza

La fase successiva prevede 50 cicli completi di pressione e aspirazione alternata, con valori di pressione definiti in base alla classe richiesta. Durante questi cicli, il serramen­to è sottoposto a sollecitazioni dinamiche che subirebbe in un arco di circa 10 anni, e permette dunque di valutare la resistenza strutturale e la tenuta nel tempo mettendo alla prova il telaio, l’anta, la ferramenta e i punti di fissaggio.

Infine, la pressione di prova di sicurezza porta il serramento al limite: viene applicata una pressione elevatissima, mantenuta per cir­ca 7 secondi in pressione e in aspirazione.

Questo test garantisce che il prodotto pos­sa sopportare le condizioni più critiche sen­za compromettere la sicurezza e il corretto funzionamento del serramento: l’anta deve aprirsi e chiudersi senza impedimenti, e il sistema di chiusura deve mantenere la propria efficacia.

Quando la ferramenta fa la differenza

Un fenomeno ricorrente durante i test è il mo­vimento degli incontri di chiusura, anche uno spostamento minimo può compromettere la tenuta e ridurre il risultato della prova.

Le cause più comuni:

• viti di fissaggio troppo corte,

• distanze tra i punti di ancoraggio non ade­guate,

• sollecitazioni superiori alla capacità di tenuta della ferramenta.

OGGETTIVITÀ COME GARANZIA

Nel nostro laboratorio, non giudichiamo: registriamo dati, applichiamo norme, forniamo risultati.

Restituiamo una fotografia oggettiva di ciò che un serramento è in grado di fare – o non fare – quando viene messo alla prova.

Per chi produce o installa serramenti, questa oggettività è una garanzia non solo per il cliente ma per l’intero sistema edilizio.

Un infisso certificato non è solo un prodotto che chiude, ma un elemento che contri­buisce alla sicurezza, all’efficienza e alla durabilità dell’involucro edilizio.

In un settore dove la competizione cresce e le aspettative tecniche si fanno sempre più rigorose, la norma non è un ostacolo. È la regola del gioco.

AMITOJ SINGH
Dipartimento Energia Consorzio LegnoLegno

Info: angelo.polenta@legnolegno.it


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