Tenuta all’acqua: a volte un problema a volte un incubo
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Tenuta all’acqua: a volte un problema a volte un incubo

In un settore come quello del serramento, in cui i progressi proseguono in maniera continua e rapida, al punto tale che spesso ci si chiede se sia ancora possibile migliorare ulte­riormente, a volte è bene soffermarsi su quelle note stonate che invece vanno un po’ in controtendenza e che, se non adeguatamente affrontate, rischiano di rappresentare un problema di sempre più difficile soluzione.

Uno di questi è sicuramente la tenuta all’acqua: garanti­re prestazioni talvolta anche minime sta diventando per tanti produttori, piccoli, medi o grandi che siano, una vera montagna da scalare e questo, ripetiamo, in un contesto nel quale tutte le altre performance di prodotto crescono significativamente.

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Una prima riflessione probabilmente potrebbe partire proprio da qui: che sia in parte colpa del fatto che l’attenzione, per tanti motivi, si è concentrata su altri requisiti?

Non vi è dubbio che la prestazione energetica, vuoi per i decreti sempre più stringenti, vuoi per i requisiti richiesti ai fini delle detrazioni fiscali, vuoi per la crescente presenza di protocolli severi in cantieri importanti, ha sicuramente avuto l’effetto indiretto di porre un po’ in ombra le caratteristiche “funzionali” che sono richieste ad un serramento.

Non solo: l’ascesa dell’importanza dell’acustica, che molto spesso comporta la necessità di trovare dei compromessi per non impattare sulla termica, ha ulteriormente distolto lo sguardo da quelle performance che consideriamo basilari e tra queste, appunto, la tenuta all’acqua.

Ma perché tali effetti negativi riguardano proprio la tenuta all’acqua?

Rispondere a questa domanda non è facile, ma proviamo a farlo.

L’acqua è un elemento naturale che, fisicamente e chimica­mente, risponde a regole proprie che spesso nulla hanno a che vedere con altri elementi naturali quali, ad esempio, l’aria.

Ne sono una prova le mille e uno problematiche di cui l’acqua è protagonista nel mondo dell’edilizia e delle co­struzioni in genere.

Volendo un po’ semplificare: l’acqua non perdona, non fa sconti, ed è in grado di portare alla luce anche il difetto più minimo e nascosto.

E, soprattutto, la tenuta all’acqua non si può correlare in maniera diretta con nessuna delle altre performance, cosa che invece, con le dovute cautele, è possibile per altre trattazioni (permeabilità all’aria ed acustica, ad esempio).

Pertanto, anche quando un difetto di realiz­zazione del prodotto sia evidente ed impatti sulle altre prestazioni, nella maggior parte dei casi questo, comunque, non ne pregiudica la classificazione; discorso diverso invece per la tenuta all’acqua in quanto, una volta verificatasi un’infiltrazione critica, il test è da ritenersi concluso.

Queste considerazioni che ci teniamo a con­dividere derivano da precise statistiche del nostro laboratorio, dove la tenuta all’acqua è l’unica caratteristica per la quale non è in­dividuabile un trend di crescita. Nota molto importante: non si pensi che la problematica riguardi solo prodotti complessi e particolari.

Le criticità coinvolgono anche i più semplici e canonici sistemi a battente che giungono in laboratorio al solo fine di eseguire le cosiddette “prove iniziali di tipo”, senza che vi sia alcun obiettivo prestazionale da raggiungere se non quello dell’immissione sul mercato.
A tal proposito quindi, si profila all’orizzonte un problema doppio: da un lato la prestazione di tenuta all’acqua che non migliora e, in alcuni casi, addirittura decresce; dall’altro, capitolati sempre più restrittivi, con requisiti di tenuta all’acqua sempre più elevati, talvolta diremmo quasi estremi. Ecco che l’espressione “montagna da scalare” non pare per nulla esagerata.
E non è tutto. Come sappiamo, dal 2021 nel nostro paese è stata pubblicata una norma (UNI 11673-4) che disciplina le verifiche in opera dei serramenti, anche in merito alla tenuta all’acqua.
In precedenza, e quindi fino a poco fa, le attività di questo tipo normate riguardavano solo le facciate continue (UNI EN 13051). Ebbene, se ci spostiamo dal laboratorio al cantiere le cose si complicano ulteriormente, poiché entrano in gioco altri fattori e che fattori: la corretta progettazione della posa in opera e l’effettiva corretta esecuzione della stessa. Insomma, le statistiche peggiorano ulteriormente.

Va anche sottolineato un altro aspetto: obiettivo della norma UNI 11673-4 è il “mantenimen­to in opera delle prestazioni”, ma di quali prestazioni?

Di quelle dichiarate a seguito dei test di labo­ratorio, evidentemente.

Ovvero: laddove anche in laboratorio si siano raggiunti risultati significativi, in caso di test in opera quei risultati vanno mantenuti, dice la norma.

Questo significa che tanto più il risultato in laboratorio è stato buono, tanto più la posa in opera deve essere realizzata in maniera perfetta per non incidere negativamente. E con un “avversario” come l’acqua, sappiamo quanto è dura la partita.

Come si esce da questa situazione? Come si può invertire la tendenza? Quali possono essere le soluzioni?

Innanzitutto, a nostro avviso, serve maggiore attenzione.

Può sembrare banale, ma verso una problema­tica che non perdona la minima disattenzione ogni dettaglio costruttivo prima, e di installazione poi, deve essere valutato con estrema precisione e senza lasciare nulla al caso.

Di certo la costante evoluzione dei compo­nenti di un sistema serramento, e le sempre migliori tecnologie dei materiali per la posa ci vengono in soccorso. Ma al tempo stesso, le problematiche relative alla tenuta all’acqua dimostrano come questi fattori, se considerati singolarmente, non sono sufficienti: il successo deve più che mai venire da un “gioco di squadra”.

Quando tutti i fattori vengono invece trattati come parti di un organismo d’insieme, vuol dire che l’approccio è sicuramente diventato quello giusto.

Ma per arrivare a questo occorre sperimen­tare, sperimentare e ancora sperimentare.

Per capire se un dettaglio, una giunzione, uno scarico, una guarnizione, l’elemento di una so­glia, etc., funzionano o no, e provare a trarre delle conclusioni, l’unica strada da seguire è quella dell’esperienza.

Si vuole sottolineare questo aspetto in quan­to, anche realtà importanti e strutturate, fanno ancora abbastanza fatica ad investire in termini di sperimentazione.

Ma i risultati spesso scadenti sulla tenuta all’acqua ci insegnano che ciò che si ri­sparmia prima spesso si paga, con elevati interessi, in un secondo momento.

Una volta che le esperienze faranno crescere le competenze allora questo, insieme ai prodotti, alle tecnologie, e alle idee che già ci sono, saranno solo da “assemblare” per incanalarsi nella strada del miglioramento continuo.

Solo allora, anche se continuerà a piovere, potremo finalmente ripararci sotto l’om­brello.

ANGELO POLENTA

Laboratorio Tecnologico LegnoLegno



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